Il vero Potere e l’ultimo uomo - di Martino Mora

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Il vero Potere e l’ultimo uomo - di Martino Mora

Fonte: Arianna editrice

Il vero Potere oggi è il frutto di un’abietta alleanza apparentemente contronatura tra lo sviluppo capitalistico e il ‘68-pensiero. Tra la tecnoeconomia consumista e il “proibito proibire” dei figli di papà che volevano fare la Rivoluzione. Tra banchieri e multinazionali da una parte e pseudopensatori radical-chic dei salotti e delle università dall’altra. Tra la giacca e cravatta e l’eskimo. Tra l’igienismo salutista e il tatuaggio, tra la palestra e la canna, tra l’ufficio e il concerto rock, tra l’ossessione del lavoro e l’ossessione del sesso.

Quello che unisce la società dei consumi con la mentalità pseudolibertaria è il materialismo di fondo. La società dei consumi è avanzata spietatamente distruggendo tutto quello che di tradizionale rimaneva nell’Italia e nell’Europa del secondo dopoguerra. Ha insegnato agli uomini il primato dell’avere e l’idolatria della merce, ha omologato i popoli rendendoli masse e non più popoli, ha distrutto il legame sociale e l’aspirazione al sacro. Ha imposto l’american way of life e il culto delle mode, il primato del denaro e l’americanismo senz’anima.

Da questo sviluppo tendente alla produzione illimitata di merci e servizi superflui è scaturito un uomo tipo di uomo, conformista, omologato, pecorone, privo di senso critico e aspirazioni elevate, ma sempre scontento e pronto a contestare le persone sbagliate per i motivi sbagliati.

La gabbia d’acciaio del profitto di cui scriveva Max Weber si è alleata con il dio Dioniso di cui parlava Nietzsche, non per partorire il super-uomo, come pensava il geniale pazzo coi baffoni, ma “l’ultimo uomo”, l’uomo più spregevole.
Il pensiero sinistrista e sinistrato, il politically correct, con tutti i suoi derivati, è l’ideologia dell’ultimo uomo. Quello che crede di “avere inventato la felicità”, quello che disprezza il passato e ciò che lo trascende, quello che si crede libero e non vede le sue enormi catene. Quello che se ne sta ben rannicchiato nella sua gabbia d’acciaio ma si crede un padreterno perché può navigare su internet, mettere le foto su Facebook, fare le vacanze in Egitto o in Madagascar e magari aspirare al rolex e al macchinone. Quello che legge Osho e Paolo Coelho e li scambia per Socrate e Dostoevskij. Quello che si crede buono perché vuole gli immigrati e ama smodatamente i gay ma fa del suo IO il centro del mondo. Quello che fa tanto umanitarismo ma è talmente narcisista da vedere solo se stesso. Quello per cui ci sono tanti diritti ma nessun dovere. Quello che disprezza matrimonio e famiglia ma si è fatto mantenere dai genitori. Quello che di solito è di sinistra ma col portafoglio ben piantato a destra. Quello che anche quando è di destra il portafoglio gli resta a destra. Quello che bisogna salvare il mondo dai gas serra ma non rinuncerebbe all’automobile e all’ultimo modello di telefonino nemmeno con la pistola puntata alla testa. Quello che pensa sempre con la sua testa, ma ripete ogni volta le cose che dicono i media. Quello che pensa di essere trasgressivo perché sniffa coca e va a letto con tutte, ma se dici “negro” in sua presenza alza il sopracciglio, muove il ditino e ti guarda con biasimo. Quello che abortire è un diritto, ma se parli di pena di morte si indigna profondamente. Quello che se dici che la pubblicità fa schifo ti dice che invece è bellissima. Quello per cui la civiltà di un popolo si misura dal numero degli hi-phone e di coloro che navigano su internet. Quello che vorrebbe digitalizzare anche l’aria che respiriamo, ma poi ti dice che vuole il ritorno alla natura. Quello che sostiene che le donne “son tutte puttane” e poi vuole le quote rosa. E via dicendo.

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