Il mercato del falso continua a crescere

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Il mercato del falso continua a crescere

È successo anche recentemente nel Mendrisiotto. Una donna ha acquistato su internet una borsa di una celebre marca. L'ha pagata attorno a 50 franchi, più spese postali. Pensava di acquistare un prodotto usato, ma comunque in buone condizioni, come era specificato nella descrizione sul sito. Ma dopo due settimane, invece di ricevere un pacco, le è stata recapitata una lettera dell'Amministrazione federale delle Dogane. C'era scritto che la borsa era stata bloccata ai controlli perché risultava falsa, ed era stata dunque confiscata. Inoltre il suo nominativo era stato segnalato all'azienda di alta moda. Neppure 24 ore dopo ecco una seconda lettera, raccomandata, di uno studio legale di Ginevra, dove si comunicava che la donna aveva violato la legge sulla protezione dei marchi e si chiedeva l'autorizzazione a distruggere la borsa e a pagare un indennizzo, più le spese per lo smaltimento. Un caso per niente isolato. Anzi. Solo l'anno scorso alle dogane svizzere sono stati intercettati e trattenuti oltre 32 mila prodotti contraffatti per un valore complessivo attorno ai 5 milioni di franchi. Per capire la crescita, il balzo in avanti di questo fenomeno basta pensare che nel 2007 la merce sequestrata aveva un valore di un milione e 300 mila franchi.
"Non ci sono solo gli acquisti online, visto che durante i nostri controlli troviamo di tutto, compresi iPhone falsi e vino spacciato come autentico con etichette di celebri marchi", spiega Davide Bassi, portavoce delle Guardie di confine. A Chiasso in un'automobile che stava passando il valico doganale sono stati trovati telefonini cinesi che potevano persino sparare proiettili di piccolo calibro e accendini capaci di trasmettere una scossa elettrica. "Quello del falso - aggiunge Bassi - è un mercato parallelo che genera un indotto gigantesco, ed è alimentato non solo dalle vendite online e dal contrabbando alla frontiera ma anche dai turisti che si recano magari in Asia, dove ci sono le fabbriche di prodotti falsi più attive, e poi tornano carichi di merce contraffatta. Tanto che puntualmente finiscono nei guai, perché secondo la quantità importata non si rischia unicamente una multa ma una denuncia penale".
Gli orologi sono una delle merci più ghiotte. Ad Agno mesi fa in una borsa passata ai controlli dopo un viaggio internazionale sono spuntati decine di Rolex. Naturalmente falsi. "Le grandi case orologiere hanno da tempo - riprende Bassi - attivato la tolleranza zero. Ma non solo, riceviamo anche le schede in dettaglio di grandi aziende che vogliono contrastare le importazioni di capi falsi. E parlo di fabbricanti di borse, jeans, abiti, scarpe, completi d'alta moda. Oltre i medicamenti, che per giunta sono pericolosi. Tutti articoli che puntualmente troviamo durante i nostri controlli, che sequestriamo e, dopo avere concluso una procedura amministrativa, affidiamo ad aziende ticinesi specializzate che provvedono alla distruzione".
Come ha spiegato la piattaforma online "Stop alla pirateria", alla quale aderiscono i principali marchi svizzeri e affermate aziende internazionali, l'Ocse in un rapporto datato 2008 "stimava che la contraffazione e la pirateria alimentassero un mercato da 250 miliardi di dollari, ossia il 2% circa del commercio mondiale". Ma questo dato è arrotondato per difetto. "Perché nel frattempo - spiegano all'Amministrazione delle Dogane - il mercato è cresciuto, in particolare in Cina, Paese dal quale arriva circa il 71 per cento delle borse, degli orologi e degli accessori falsi. A seguire ci sono Hong Kong, Thailandia e Turchia. Mentre da diversi Paesi dell'Ue giungono i medicamenti contraffatti". E, come ha messo in evidenza uno studio dell'Organizzazione delle nazioni unite, gran parte del mercato delle contraffazioni è in mano alle organizzazioni mafiose, che ne hanno fatto un business criminale altamente redditizio.

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