I jolly per l'Europa

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

I jolly per l'Europa

La Cina deciderà ancora le sorti del mondo intero e della sua economia, ma per molti analisti il pericolo non deriva dalla sua finanza, bensì dalla sua economia perchè è quello l’unico motore rimasto fortemente attivo sui mercati internazionali. E in particolare su quello delle materie prime.

Dagli Usa alla Cina

Da considerare un altro fattore: gli Usa, così come anche l’Europa, potranno essere avvantaggiati dal petrolio a basso costo e quindi avere una spinta ulteriore sul fronte della domanda interna. Il che andrebbe ad alimentare il contributo che, in misura minore rispetto a quanto fatto nel recente passato, Pechino è in grado di dare.

Tra i vari provvedimenti che Pechino ha preso per riuscire a far rientrare nei binari la sua economia c’è da sottolineare anche quello di applicare un tetto alla crescita dei debiti degli enti locali, un vero e proprio buco nero creatosi anche per la necessità di presentare ai vertici del governo numeri di crescita continuata: l’unico modo per riuscire ad ottenerli era ed è tutt’ora, la messa in essere di progetti infrastrutturali faraonici che, spesso, si traducono nelle più classiche cattedrali nel deserto. Risultato: il Pil cinese è ancora al 7% ma i dati sui consumi, la crescita e la domanda interna languono. Incongruenza? No, semplici escamotage sui numeri.

I jolly per l'Europa

Bassa inflazione (che tanto però si cerca di combattere) e tassi ai minimi storici ancora per un po’ (sempre che la Fed dia una mano) faranno il resto per un occidente che vive di debito e che teme gli interessi derivanti da questo. Impossibile perciò brindare anche perchè andando a guardare i listini internazionali, il dopo Shanghai ha lasciato a terra praticamente tutti i guadagni fatti dall’inizio dell’anno. Unico punto a favore restano, per l’Europa, le garanzie sui bond offerti dall’ombrello della Bce (Toronto: BCE-PA.TO - notizie) e del suo Quantitative Easing, un ombrello che però evidenzia ancora il ruolo sempre più centrale e sempre più diretto delle banche centrali sui mercati e sulle economie. Ruolo pesante. Forse troppo.

Volatilità: parola d'ordine

I rendimenti nel Black Monday erano arrivati a crollare sul Treasury Usa che hanno segnato cifre sotto il 2%, cosa che non avveniva da aprile, mentre il Btp italiano aleggiava a giugno poco sopra il 2,14% contro l’1,9% di venerdì scorso. Ma ad ogni modo la Bce si è dimostrata presente e disponibile a proseguire il suo percorso di allentamento monetario oltre la naturale scadenza inizialmente prevista e cioè a settembre del 2016. Unico neo all’orizzonte, ma ben passeggero, è quello di un altro settembre, quello che si sta avvicinando e che vedrà Atene tornare nuovamente alle urne. Un fattore che, per quanto scontato dai mercati, non è del tutto da sottovalutare almeno nel brevissimo periodo.

Settembre, inoltre, è ancora chiamato in causa per il rialzo dei tassi Usa: sempre meno probabile avvenga nei prossimi giorni, resta aperta l’opzione di dicembre. Tutti motivi per cui è meglio tenere sotto controllo la prossima volatilità che, certamente, arriverà sui mercati.

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