Economist, la lunga notte del Brasile

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Panorama di Brasilia, la capitale. Foto: seier+seier+seier Wikimedia Commons

Panorama di Brasilia, la capitale. Foto: seier+seier+seier Wikimedia Commons

500 mila posti di lavoro tagliati da gennaio ad oggi, altri 2 milioni e mezzo di impieghi destinati ad essere cancellati entro la fine del prossimo anno. Sono i numeri della crisi occupazionale vissuta dal Brasile calcolati dai ricercatori della Fundação Getulio Vargas. A riferirli l’ultima analisi dell’Economist, dedicata all’onda lunga del rallentamento sperimentato dalla prima economia sudamericana, vittima per eccellenza del progressivo calo dei prezzi delle materie prime. Nel corso del secondo “quarto” (aprile-giugno) del 2015, ricorda l’Economist, il Pil brasiliano si è contratto dell’1,9% rispetto al primo trimestre quando, per altro, si era registrato un ridimensionamento dello 0,7% (dati Ocse). Una fase recessiva che pesa ovviamente sul fronte del lavoro. A luglio, nota in particolare il settimanale britannico, il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 7,5% contro il 4,9% registrato dodici mesi prima. Alla fine del 2016 si dovrebbe salire attorno a quota 10%.

In questo contesto di incertezza non aiuta ovviamente l’umore degli investitori, inevitabilmente condizionato dalle vicende di cronaca – a partire dal maxi scandalo corruzione che ha investito Petrobras, la compagnia petrolifera di Stato – e dai giudizi degli analisti. La scorsa settimana l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha declassato il debito brasiliano al livello junk, una mossa che potrebbe aprire la strada a un’ondata di disinvestimenti (alcuni fondi con bassa propensione al rischio sono obbligati per contratto con gli stessi investitori a escludere dal portafoglio titoli con rating “spazzatura”). A complicare il tutto, ovviamente, anche la progressiva svalutazione della moneta nazionale. Da gennaio ad oggi il real ha perso il 30% circa rispetto al dollaro. Un trend che potrebbe aggravarsi in futuro di fronte all’atteso rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed statunitense.

di Matteo Cavallito

www.valori.it

 

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