Cameron: droni, anche sui cittadini britannici

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

di Mario Lombardo

L’ammissione davanti al parlamento di Londra da parte del premier David Cameron di avere autorizzato l’assassinio extra-giudiziario di due cittadini britannici in Siria ha nuovamente messo in luce la palese illegalità con cui il gabinetto conservatore conduce la propria politica estera. I fatti descritti lunedì dal primo ministro in riferimento a un attacco con un drone, avvenuto a Raqqa nel mese di agosto, sono senza precedenti per la Gran Bretagna e, nonostante le critiche piovute su Downing Street, potrebbero facilmente ripetersi nel prossimo futuro con l’annunciato aumento dell’impegno militare contro lo Stato Islamico (ISIS) e il regime di Bashar al-Assad.

Anche se da tempo Londra è in prima fila a fianco degli Stati Uniti nella violazione del diritto internazionale con la scusa della “guerra al terrore”, l’omicio deliberato e arbitrario di cittadini britannici all’estero rappresenta il pericoloso superamento di un confine oltre il quale è difficile vedere limiti ai poteri dell’esecutivo.

Cameron ha rivelato in ogni caso che il 21 agosto un drone “Reaper” dell’aeronautica militare britannica (RAF) aveva colpito un veicolo nei pressi della città siriana, ritenuta la capitale non ufficiale del territorio controllato dall’ISIS, a bordo del quale vi erano tre persone, tra cui i cittadini del Regno, Reyaad Khan e Ruhul Amin, membri dell’organizzazione jihadista e dell’età rispettivamente di 21 e 26 anni.

Secondo il premier, l’operazione era stata studiata meticolosamente, anche se l’obiettivo dell’incursione doveva essere soltanto Khan, responsabile delle attività di reclutamento dell’ISIS, mentre Amin sarebbe stato ucciso accidentalmente. Un terzo britannico ha inoltre perso la vita in un attacco con un drone nella giornata del 24 agosto, il 21enne Junaid Hussain, anche se quest’ultimo raid sarebbe stato condotto dagli Stati Uniti.

Le spiegazioni fornite da Cameron per i due assassini extra-giudiziari implicano una fiducia completa nelle sue parole, dal momento che il governo non ha presentato alcuna prova delle responsabilità attribuite a Khan e Amin. Il primo ministro ha semplicemente definito l’operazione “necessaria e proporzionata” alle esigenze di “auto-difesa” del suo paese.

I due jihadisti, secondo Londra, stavano progettando attentati terroristici in Gran Bretagna, da mettere in atto probabilmente durante eventi commemorativi nel mese di maggio e di giugno. La soluzione estrema di uccidere entrambi è stata decisa in quanto “non vi erano alternative”, visto che nell’area di Raqqa “non esiste un governo con cui collaborare”, né la Gran Bretagna aveva “soldati sul campo” che avrebbero potuto arrestare i due fondamentalisti.

Nel passaggio più controverso del suo intervento di lunedì, Cameron si è detto sicuro che il via libera agli omicidi mirati non richiedeva alcuna autorizzazione o dibattito parlamentare, poiché il governo dispone del “diritto di agire tempestivamente” quando è in gioco “l’interesse nazionale della Gran Bretagna” o nel caso sia necessario “agire per evitare una catastrofe umanitaria”. In questi casi, ha spiegato il primo ministro, il governo ha facolta di agire e solo “successivamente [è tenuto a] fornire spiegazioni alla Camera dei Comuni”.

Il capo del governo ha quindi esplicitamente sostenuto che l’azione intrapresa in Siria è stata “del tutto legale”. La conformità dell’attacco alle norme del diritto internazionale è stata confermata dal Procuratore Generale del Regno (“Attorney General”) - il cui ufficio decretò anche la legalità dell’invasione dell’Iraq nel 2003 - e il lancio del missile che ha ucciso Khan e Amin è stato autorizzato dal ministro della Difesa, Michael Fallon.

L’iniziativa del governo conservatore di Londra ricorda tristemente gli assassini mirati condotti dagli Stati Uniti contro cittadini americani, il più noto dei quali fu quello del predicatore Anwar al-Awlaki, avvenuto in Yemen nel 2011 su ordine personale del presidente Obama.

Se la Gran Bretagna non ha una Costituzione scritta che, come quella americana, protegge esplicitamente i propri cittadini da decisioni arbitrarie di organi dello Stato, come nel caso di Awlaki e di altri americani uccisi dai droni perché sospettati di terrorismo, la morte di Reyaad Khan e Ruhul Amin appare difficilmente giustificabile da un punto di vista democratico.

Entrambi i defunti affiliati all’ISIS sono stati giustiziati esclusivamente in seguito a una decisione del potere esecutivo, in base a prove che, se pure dovessero esistere, risultano sconosciute. Nonostante gli appelli alla “sicurezza nazionale” e anche nel caso piuttosto dubbio che le parole di Cameron al Parlamento corrispondano a verità, rimane la realtà di un’operazione palesemente illegale che calpesta pericolosamente i diritti democratici garantiti a tutti i cittadini britannici, al di là della natura dei crimini di cui siano sospettati.

A rendere ancora più grave l’atteggiamento del governo di Londra e a ribadire il completo disprezzo della legalità che caratterizza la sua politica estera vi è infine il fatto che i militari britannici non dispongono di nessuna autorizzazione del Parlamento a condurre operazioni in territorio siriano.

Già lo scorso mese di luglio era emerso come gli aerei britannici avessero preso parte alle incursioni americane in Siria contro l’ISIS, nonostante il voto del Parlamento del settembre 2014 limitasse le operazioni all’Iraq. Lo stesso Cameron nell’ottobre dell’anno scorso aveva promesso pubblicamente che non ci sarebbero state operazioni militari in Siria se non dopo una nuova esplicita autorizzazione parlamentare che, peraltro, il governo intende chiedere nelle prossime settimane.

Soprattutto sulla violazione del mandato del Parlamento si stanno concentrando le critiche rivolte in questi giorni a Cameron da parte di politici e media d’oltremanica, mentre in molti sembrano dare quasi per scontata l’autorità dell’esecutivo di ordinare l’assassinio sommario di cittadini britannici.

Questo atteggiamento conferma il progressivo venir meno dell’impegno per il rispetto dei diritti civili e democratici basilari tra le élite britanniche, e non solo, dopo più di un decennio di “guerra al terrore”. Un mancato rispetto ribadito ulteriormente dal governo conservatore nella giornata di martedì, quando, in risposta alle critiche, il ministro della Difesa ha assicurato che l’esecutivo intende continuare a colpire con i droni in Siria nel caso di una vera o presunta minaccia terroristica.

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