Brexit agita già i sogni di Cameron

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

I sondaggi vedono i no in lieve vantaggio
I sondaggi vedono i no in lieve vantaggio

ALESSANDRO CARLINI, DA LONDRA
Mentre il Labour vira a sinistra, eleggendo come leader Jeremy Corbyn, 66enne deputato anti-austerity vicino a Syriza e Podemos, un referendum tiene col fiato sospeso il Regno Unito. È quello sulla "Brexit", l'uscita di Londra dall'Unione europea. E anche se la scadenza è lontana (ma non troppo) - si deve tenere entro il 2017, ma si parla di un voto nel giugno 2016 - questo appuntamento già agita il governo di David Cameron. Perché ha messo in pre-allerta le aziende della City, e vede l'elettorato praticamente spaccato in due. Secondo l'ultimo sondaggio dell'istituto Ipsos Mori, che controlla il "termometro" sulla febbre euroscettica dei sudditi di sua maestà, ad agosto i favorevoli a restare nell'Ue erano il 44% e quelli per l'uscita il 37%. Pochi punti percentuali di differenza in uno scenario in cui può succedere di tutto.
E lo sa bene Cameron, che sale e scende dagli aerei per incontrare, anche più di uno in un giorno, i maggiori leader dei Paesi europei per convincerli ad appoggiare la sua proposta di riforma dei rapporti con Bruxelles. Proprio questi negoziati saranno decisivi nella campagna, di sicuro molto serrata, che porterà al voto popolare. Il premier sta subendo pressioni da più parti, a livello internazionale - con la crisi dei migranti che chiede una serie di efficaci risposte a Londra per evitare l'accusa di aver perso il suo spirito umanitario - e interne, con i numeri dell'immigrazione che hanno raggiunto il record storico: 330mila ingressi in un anno. Cameron continua ostinatamente a promettere una riduzione drastica, passando a decine di migliaia l'anno, ma può far poco se non si interviene sul principio di libera circolazione, intoccabile per l'Unione.
Anche se il leader conservatore è a favore, lo ha detto più volte, di una permanenza britannica in una Ue riformata, non la pensano tutti così nel suo partito. Anzi, la fronda degli euroscettici, deputati ma anche ministri, è sempre attiva. Ecco perchè il premier sta facendo una serie di concessioni. Ha ceduto alla richiesta di cambiare il quesito referendario, al quale non si dovrà più dare una risposta "secca", "sì" o "no", ma articolata: il Paese deve "rimanere un membro dell'Ue'' o ''lasciare l'Unione europea"? Nella sostanza poco cambia, ma la diversa formulazione è stata apprezzata dagli euroscettici, a partire dal leader dell'Ukip Nigel Farage, che ha lanciato una campagna separata per il "no" all'Europa. Campagna con cui l'eurodeputato vuole diventare il "paladino" nazionale indiscusso della Brexit. Le concessioni di Cameron non finiscono qui: è disposto anche a rispettare durante la campagna per il voto il cosiddetto "purdah", il periodo in cui sono sospese le attività dell'esecutivo che possono portare vantaggio a una parte in lizza, in questo caso a quella per la permanenza del Regno Unito nell'Ue. Fra i conservatori, intanto, c'è un certo movimento sotterraneo. Come sottolinea il Financial Times, accanto a quei ministri euroscettici o eurodiffidenti, come Iain Duncan Smith, ministro del Lavoro, e Philip Hammond, ministro degli Esteri, per non menzionare il ministro degli Interni, Theresa May, che vorrebbe limitare l'ingresso degli immigrati Ue a chi ha già una offerta di lavoro, ci sono diversi personaggi molto influenti che stanno a guardare come andranno a finire i negoziati con Brruxelles. E aspettano Cameron al varco. Primo fra tutti l'istrionico sindaco di Londra, Boris Johnson, che non ha mai nascosto la sua ambizione di diventare il nuovo leader conservatore, un po' credendosi l'erede di Winston Churchill, e sa di poter raccogliere i favori di molti euroscettici.

Fonte: www.caffe.ch

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