Da guerrieri a parrucchieri - di Valerio Zecchini

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Da anni ormai non si fa che discutere di matrimonio gay, unioni civili, omogenitorialità, omofobia, teoria del gender e questo dibattito ha progressivamente assunto una dimensione planetaria . Dopo la schiacciante vittoria al referendum irlandese e dopo la sentenza della corte suprema degli Stati Uniti del 26 giugno scorso che ha stabilito il diritto al matrimonio per le coppie gay, il movimento LGBT (che , è bene ricordarlo, non rappresenta affatto tutti gli omosessuali) pare procedere col vento in poppa. Ma per quanto riguarda l'Europa continentale e in particolare l'Italia le cose non stanno propriamente così – un vasto fronte di partiti politici e movimenti identitario/religiosi si oppone con forza. Ed è proprio sulla questione della contrapposizione destra/omosessualità che occorre fare finalmente chiarezza, perchè è una contrapposizione basata su oscuri equivoci.

Uno di questi equivoci riguarda la storia recente: credo che pochi in Italia sappiano che la rivendicazione del matrimonio gay non va fatta risalire al movimento LGBT, bensì alla destra repubblicana americana; apripista fu un saggio comparso sulla prestigiosa rivista conservatrice «The new republic» nell'agosto del 1989, a firma di Andrew Sullivan, e al tema era dedicata anche la copertina. Ovviamente la proposta fece scalpore tra le fila repubblicane, e Sullivan ha appunto raccontato alla CNN nel 2013 (il programma era «Fareed Zakaria GPS») il tortuoso percorso dallo scandalo all'approvazione generale degli ambienti conservatori statunitensi. Dopo lo shock iniziale, negli anni novanta l'idea iniziò a far breccia nel panorama ideologico della destra, probabilmente affascinata dalla possibilità di imbrigliare e ingabbiare col matrimonio la sessualità nomade e anarchica propria delle comunità gay – a sua volta il movimento LGBT si mostrava ostile alla proposta, appunto perchè fiero di tale nomadismo e libertarismo che l’integralismo puritano voleva castigare con l’unione a vita.

Ma nel corso degli anni duemila le posizioni si ribaltano clamorosamente: durante il suo primo mandato George W. Bush, a causa della pressione della potente lobby religiosa evangelista del suo partito, appoggia decisamente l'emendamento a una legge federale che riconosceva valido solo il matrimonio tra uomo e donna. A questo punto, in parte per odio a Bush e in parte perchè cominciava a riconoscere i vantaggi legali del matrimonio omosessuale (assistenza sanitaria, successione dell'eredità, esenzioni fiscali), la comunità gay comincia a guardare di buon occhio l'istanza; nel giro di pochi anni la avallerà all'unanimità o quasi.

Negli anni successivi all'era Bush, anche nel campo repubblicano la proposta continua a guadagnare consensi, e diversi senatori e deputati al congresso si dichiarano favorevoli – qualcuno pro domo sua, come l'ex vicepresidente Dick Cheney la cui figlia è lesbica. E così si è poi arrivati al successo finale della sentenza della corte suprema, preceduto dalla legalizzazione del matrimonio gay in tutti i paesi anglosassoni e in numerose altre nazioni sudamericane ed europee. In altri paesi europei, in particolare Francia, Italia, Ungheria, l'opposizione alla legalizzazione è durissima, ma basata su altri degli equivoci a cui ci riferivamo più sopra. Il primo e il più importante: l'omosessualità è estranea alla nostra tradizione, e anzi rovina la nostra tradizione e la nostra etica – è vero il contrario, ossia che l'omosessualità è uno degli elementi fondanti della nostra tradizione e della nostra etica, le quali affondano le loro radici nella civiltà greco-romana.

Nei Dialoghi di Platone, Aristofane afferma che i giovani con tendenze omosessuali sono migliori degli altri; Omero celebra coi suoi versi l'amore tra Achille e Patroclo; l'arte greca è una costante celebrazione del nudo maschile e dell'estetica omosessuale; a Sparta come ad Atene esisteva un nesso inscindibile tra vita militare, culto della patria, competizione sportiva e pratica omosessuale, la quale aveva anche finalità educative.Grandi filosofi e grandi condottieri furono coinvolti in storie d'amore gay - basti ricordare Alessandro Magno e poi, a Roma, gli imperatori Adriano e Nerone. Tutto ciò comunque non toglieva importanza all'istituto familiare, anzi forse lo rafforzava, in uno stile di vita che si potrebbe definire "patriarcato bisessuale".

Ma anche chi identifica l'inizio della "tradizione" con la t maiuscola con la fondazione della chiesa cattolica può incorrere in facili equivoci: la sodomia e il travestitismo sono condannati nella Bibbia e poi sì, in seguito nella Divina Commedia, ma nei Vangeli non se ne parla. Pare infatti che lo stigma e la persecuzione della sodomia siano stati introdotti dalla chiesa cattolica in epoca tarda, vari secoli dopo la sua fondazione. Gli storici non sono ancora riusciti a capirne il come e soprattutto il perchè, e converrebbe interrogarsi seriamente al proposito - forse perchè il clero voleva assicurarsi l'esclusività di quella specifica pratica erotica, con tutti i vantaggi che così se ne potevano trarre? Fatto sta che per secoli le conseguenze di quello stigma (accompagnato inoltre da un generale disprezzo e mortificazione del corpo) furono vissute in maniera molto diversa dai vari ceti sociali: per l'aristocrazia l’omosessualità diventa "un trastullo per gentiluomini" da praticare con discrezione, per gli altri un vizio associabile alla follia o alla malattia, da dissimulare il più possibile, perchè punibile anche con la pena capitale. E comunque le persone affette da questo vizio venivano indirizzate verso mestieri servili che avevano in qualche modo a che fare con l'estetica - da guerrieri a parrucchieri, appunto.

Non a caso, la questione omosessuale riemerge nella vita pubblica verso la fine dell'ottocento quando si riprendono i giochi olimpici e il corpo riacquista visibilità e importanza, e quando Oscar Wilde (la prima rockstar della storia, come lo definì Morrissey) scandalizzò l'Europa facendosi volontariamente condannare dal tribunale di Londra per il suo "vizio".

Nel secolo successivo i vari fascismi europei coltivarono l'ambizione di rivitalizzare la tradizione greco-romana e il mito delle origini (e in piccola parte ci riuscirono, specie in architettura), ma all'"uomo nuovo" fascista veniva richiesto di tenere nel massimo disprezzo l'omosessualità in quanto attitudine poco virile - come abbiamo visto invece, per i greci essa costituiva un potenziamento, non un indebolimento della virilità. Eppure, il regime fascista italiano era stato anticipato dalla vicenda dell’occupazione di Fiume, esperimento politico di massimo libertarismo anche sessuale. E ancora,nelle opere di artisti nazionalsocialisti come lo scultore Arno Brecker e la regista Leni Riefenstahl c'è un'implicita esaltazione dell'estetica omoerotica, anche se non si capisce quanto intenzionale o quanto involontaria. E che dire di Karl Rohm, il capo delle SA fatto massacrare da Hitler assieme a tutti i suoi seguaci nella "notte dei lunghi coltelli" col pretesto della sodomia che si presumeva ampiamente diffusa in quel corpo paramilitare - Luchino Visconti con il film "La caduta degli dei" e Yukio Mishima con il dramma teatrale "Il mio amico Hitler" descrissero magistralmente le tragiche ambiguità che portarono a quella strage, compendio di secoli di ipocrisie.

Negli ultimi decenni poi, la cultura di destra ha avuto tra i suoi numi tutelari proprio Mishima (paradossalmente era uno degli idoli anche di Dominique Venner, l'intellettuale francese che un paio d'anni fa si sparò nella cattedrale di Notre Dame per protesta contro il matrimonio gay); ma di fatto in tutta la vasta saggistica di destra a lui dedicata si esalta il suo eroismo politico e la sua raffinatezza letteraria, però quasi si finge di ignorare che l'elemento omosessuale è costitutivo della sua poetica - certo non qualcosa di collaterale.

E allora, non è forse giunto il momento di districarsi da questo dedalo di contraddizioni esistente a destra e nel contempo fare chiarezza sulle cause vere del pregiudizio popolare contro l'omosessualità? E poi su un piano più immediato, chiedersi anche perchè quello che è attualmente uno dei più brillanti leader della destra europea, David Cameron,a suo tempo non ha avuto esitazioni nel pronunciarsi a favore del matrimonio gay?.

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