Cosa sta succedendo davvero in Cina

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Cosa sta succedendo davvero in Cina

Un ribasso dopo l'altro delle Borse e il panico che si sta diffondendo in tutto il mondo. Lo spartito delle ultime settimane sui mercati finanziari somiglia a quanto già visto a più riprese negli anni scorsi, dallo scoppio della bolla legata ai titoli della New Economy al crollo del 2007-2008 che ha portato alla recessione globale. Precedenti che creano allarme non solo tra gli investitori e i risparmiatori, ma anche nella vita comune di tutti noi. Cerchiamo di capire cosa davvero sta accadendo in questa estate sulle montagne russe, la stagione tradizionalmente più difficile per i mercati, dato che il calo della liquidità (molti operatori sono in ferie) rende più violente le variazioni dei prezzi.

L'origine della crisi
Che la Cina non potesse continuare a crescere al ritmo del 10% (se non oltre) era chiaro da tempo. Così come da tempo si rincorrevano gli allarmi sulla sopravvalutazione delle Borse cinesi, protagoniste tra l'autunno del 2013 e il primo trimestre di quest'anno di una crescita superiore al 150%. Così, la prima correzione di giugno - per quanto violenta - era stata giudicata senza drammi, anzi qualcuno aveva parlato di calo salutare per smaltire gli eccessi. Le autorità di Pechino sono immediatamente intervenute disponendo il blocco delle nuove Ipo e la sospensione del trading sui titoli più colpiti dalla crisi e per qualche giorno la ricetta adottata ha dato l'idea di funzionare. Tuttavia la situazione è tornata ad aggravarsi tra fine luglio e agosto, con nuove, pesanti correzioni come quelle degli ultimi giorni.

Difficile capire cosa sta succedendo a Pechino
A questo punto il timore è che il problema non sia esclusivamente finanziario. La Cina ha bisogno di crescere a velocità spedita per governare l'enorme migrazione di persone dalle campagne alle città senza che questo provochi particolari tensioni sociali. Così, il progresso del 7% atteso dal Pil del Dragone per l'anno in corso è apparso a molti un buon livello. Peccato che, a conti fatti, quella previsione rischi di rivelarsi sballata. Il Governo di Pechino non ha rilasciato stime aggiornate
nelle ultime settimane e la sensazione è che si vada verso una crescita non superiore al 4%. Questo significa che la seconda economia del mondo (vale il 15% di tutta la ricchezza prodotta ogni anno nel mondo) vedrà crescere di poco la propria domanda di materie prime (cosa che ha contribuito a un nuovo calo dei prezzi petroliferi) e probabilmente andrà con i piedi di piombo nell'import di prodotti occidentali. La conseguenza è che si addensano nuvoloni sui conti delle società europee (comprese quelle italiane) più esposte sull'export verso il gigante asiatico, dai produttori di auto alle realtà specializzate nel lusso. E non è escluso che le cose possano andare anche peggio, dato che a luglio l'export cinese è calato dell'8,3% e gli acquisti di auto sono scesi del 23% rispetto a dodici mesi prima.

Emergenti sotto tiro
La situazione è resa più difficile per le nostre aziende dalla decisione di Pechino di svalutare lo yuan, con l'intento di rendere più forte l'export cinese verso l'Occidente. Questo comporta due conseguenze: da una parte l'Europa e l'Italia importeranno deflazione (che poi è la principale minaccia sulla strada della ripresa, secondo quanto più volte sottolineato dalle autorità del Vecchio Continente), dall'altra faticheranno sempre più a vendere sui mercati asiatici. Cosa che renderà più difficile creare nuova occupazione.
Inoltre, l'importanza raggiunta dalla Cina in questi anni fa sì che il panico si sia ormai diffusa in tutta l'Asia e, più in generale, sui mercati emergenti mondiali. Anche perché la Fed si appresta ad alzare i tassi di interesse negli Stati Uniti (dove, invece, la preoccupazione è di non creare troppa inflazione) e questo sta spingendo molti investitori a dirottare enormi quantità di denaro dai mercati in via di sviluppo verso i titoli di Stato americani, che promettono di offrire rendimenti più elevati rispetto al passato.
Nel loro insieme, i mercati emergenti contano ormai per il 50% della ricchezza prodotta al mondo e una loro recessione avrebbe impatti significativi per tutti noi, dai risparmi alla produzione, dai consumi all'occupazione. Ecco perché crescono le preoccupazioni per una nuova frenata dell'economia mondiale.
Da Luigi dell’Olio | Yahoo Finanza

https://it.finance.yahoo.com/notizie/cosa-sta-succedendo-davvero-in-cina-103602937.html?vp=1

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