Tra riscaldamento globale e teorie sul futuro del clima

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

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Perché convivremo
con estati torride
LUCA MERCALLI
Temperature da record, umidità elevata, precipitazioni zero o quasi. In una parola: afa. L'estate del 2015 sta facendo registrare un'ondata di caldo da primato, con valori mai registrati a Sud delle Alpi e nell'Italia del Nord da quando esistono le misurazioni ufficiali, che risalgono a metà del 1800. Una situazione che va inserita in un'analisi pluriennale dei fenomeni climatologici, tra riscaldamento globale e tentativo di ridurre le emissioni che stanno rendendo più estremi gli eventi meteorologici sull'Europa centrale. Ma, soprattutto, la convinzione degli esperti che nei prossimi anni le estati ad alta temperatura saranno sempre più frequenti. Addirittura indicando quella "storica", per lunghezza e assenza di precipitazioni, del 2003 come probabile "modello" per il clima estivo a medio termine. Con tutte le conseguenze del caso. Il caldo solleva, infatti, anche un allarme sanitario e nel 2003 nell'Europa occidentale sfibrata dall'afa i morti "indotti dalla calura" tra le categorie più a rischio della popolazione furono migliaia, perché - come avverte il meteorologo Luca Mercalli - "il colpo di calore è subdolo".
Quest'ondata di caldo può considerarsi sintomo del riscaldamento globale?
Una rondine non fa primavera, così come un solo evento meteorologico estremo, ma isolato, non rappresenta un sintomo di cambiamento climatico. Ma quando la frequenza e l'intensità di un fenomeno meteo aumentano, allora questo diviene un indicatore affidabile di una nuova tendenza. Sull'Europa occidentale, dopo la rovente estate 2003, le ondate eccezionali di caldo africano, quasi inedite in oltre 200 anni di osservazioni, si sono ripetute al punto da essere ritenute oggi un inequivocabile effetto del riscaldamento globale.
Dobbiamo aspettarci un futuro ancora più caldo?
I modelli matematici di simulazione del clima futuro sono concordi nel prospettare per i prossimi decenni una maggior probabilità di ondate di calura estiva. Se non si prenderanno provvedimenti per la riduzione delle emissioni, verso la fine secolo tutte le estati potrebbero essere pari a quella del 2003. Molte autorevoli agenzie scientifiche propongono le mappe di scenario per capire come si trasformerà il proprio territorio: per esempio il Centro EuroMediterraneo per i Cambiamenti Climatici con il software Lancelot[1], MeteoFrance con il simulatore climatico[2], e il rapporto completo del governo francese sul clima del 21mo secolo[3]. La Svizzera ha fin dal 1996 costituito l'Organe consultatif sur les changements climatiques[4] e la piattaforma Proclim[5] con una quantità enorme di documentazione sul futuro del clima, purtroppo utilizzata da pochi!
Eppure c'è chi sostiene che stia per iniziare una mini-glaciazione! A chi dobbiamo credere?
Si tratta di scoop giornalistici superficiali che creano confusione e rallentano la presa di coscienza dei problemi reali. Tutto nasce da uno studio di Valentina Zharkova della Northumbria University, secondo il quale verso il 2030 l'attività solare potrebbe diminuire del 60%. Si tratta di un modello di previsione del comportamento del sole, su cui sappiamo pochissimo. Gli astrofisici commentano: vedremo, per ora nessun modello predittivo della dinamica solare ha dato risultati affidabili, mentre conosciamo molto meglio cosa sta succedendo alla Terra. L'equivoco tra "attività solare" (numero di macchie solari) e "radiazione solare" (watt al metro quadro) è palese. Se la radiazione del sole diminuisse del 60% la Terra diventerebbe una palla di ghiaccio. L'articolo originale precisa del resto che a tale diminuzione dell'attività corrisponderebbe una molto più piccola diminuzione della radiazione, simile a quella rilevata durante la Piccola Età Glaciale, periodo fresco tra il 1300 e il 1850, nel quale la temperatura media d'Europa scese di meno di un grado. Dunque per analogia ecco la previsione di una possibile mini glaciazione. Ma oggi sappiamo che la Piccola Età Glaciale è stata solo in parte causata dalla diminuzione di attività/radiazione solare, e in prevalenza amplificata da una straordinaria frequenza di eruzioni vulcaniche che hanno opacizzato l'atmosfera (si sono ritrovati i livelli di ceneri nei carotaggi di ghiaccio polare). Quindi ammesso che tra 15 anni ci sia questa riduzione comunque modesta dell'energia in arrivo dal sole, sappiamo che, in assenza di concomitanti eruzioni vulcaniche, causerebbe un raffreddamento ancora inferiore di quello osservato in passato. Stiamo invece galoppando in direzione opposta, la temperatura globale sta aumentando in seguito alle emissioni di gas serra che hanno raggiunto concentrazioni mai viste in un milione di anni, poiché sempre i carotaggi di ghiaccio polare ci dicono che la concentrazione di CO2 del passato non ha mai superato le 300 parti per milione, mentre oggi siamo a 400. Sarah Ineson del Servizio Meteo Britannico rileva su Nature[6], che "ogni riduzione della temperatura globale dovuta a un futuro declino dell'attività solare sarà verosimilmente una piccola frazione del previsto riscaldamento antropogenico". Quindi nessuna glaciazione imminente, ma semmai sempre meno tempo per evitare di finire arrosto.
Luglio ha avuto caratteristiche tropicali anche in Svizzera e nel Nord Italia?
Caldo e afa sono stati straordinari nel luglio 2015, candidato a diventare il mese in assoluto più rovente della storia delle misure climatiche in Svizzera, Italia e altre regioni dell'Europa occidentale[7]. L'afa non ha dato tregua nemmeno di notte: si sono registrate temperature minime tropicali, tra le più alte mai misurate nelle lunghe serie storiche di dati: a Torino il 7 luglio non si è scesi sotto i 26,8 °C, notte più calda dal 1753; minime di 25 °C anche a Genova, Bologna e Ferrara, dove le condizioni di afa erano simili a quelle di Calcutta. È proprio la combinazione di temperatura ed elevata umidità a creare condizioni di stress per il corpo umano, che cerca di liberarsi del calore in eccesso attraverso l'evaporazione del sudore, ma più l'umidità è elevata, meno efficace è l'evaporazione con il relativo raffreddamento della pelle. Per confrontare il calore umido con quello secco si utilizza la temperatura percepita, calcolata secondo vari indici - come l'Humidex - che combinano temperatura, umidità, velocità del vento e radiazione solare: così 33 gradi Celsius, uniti all'80% di umidità, per il corpo equivalgono a 50 gradi, valori raggiunti in pianura padana in questo luglio. Secondo i ricercatori Steven Sherwood e Matthew Huber[8] entro fine secolo il riscaldamento globale potrebbe rendere invivibili per la prima volta nella nostra storia vaste porzioni di pianeta. Anche l'estate ticinese potrebbe diventare come quella indiana. E in India? Si prevedono tanti profughi climatici in fuga.
I consigli per combattere il caldo sembrano banali e spesso vengono derisi...
Bere molto, ripararsi e non fare attività fisica faticosa nelle ore più calde sembrano prescrizioni ovvie e risapute, ma si tende molto spesso a trascurarle e quando il corpo va in stress termico è troppo tardi per recuperare. Questa lezione ci giunge dai 70.000 morti dell'estate 2003 in Europa, un'ecatombe che ha colpito soprattutto le categorie vulnerabili come i bambini e gli anziani, malati cronici cardiovascolari, polmonari, diabetici e i convalescenti. Il colpo di calore è un rischio sanitario subdolo ma in forte aumento in relazione al riscaldamento globale. Tra fine maggio e giugno 2015 un'ondata di caldo ha causato 2500 vittime in India e 1400 in Pakistan. Dopo il 2003 il governo francese ha varato il "Plan Canicule"9] e anche il governo britannico ha emesso procedure contro il caldo[10] così come il rapporto congiunto "Heatwaves and health: guidance on warning-system development" della World Meteorological Organization e della World Health Organization[11]. In Ticino ci pensa il Gruppo Operativo Salute e ambiente[12]. Non dimentichiamo inoltre che molti medicinali come antibiotici, analgesici, e insulina se conservati a temperature superiori a 25 gradi perdono le loro proprietà curative o possono diventare tossici. L'autorevole rivista medica The Lancet ha ribadito il preoccupante legame tra cambiamenti climatici e sanità in un rapporto[13] che evidenzia la scarsa consapevolezza sociale di questi problemi. Stiamo freschi, ci salveremo la vita.
Fonte: www.caffe.ch
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