" Sono un chimico col pallino dell'erba" - di Patrizia Guenzi

Markus Lüdi, unico autorizzato a produrre e vendere canapa
Markus Lüdi, unico autorizzato a produrre e vendere canapa

Guanti di lattice, camice bianco, occhiali. Markus Lüdi è sempre serissimo quando va a controllare la sua piantagione di canapa indiana, su un terreno poco distante dal lago di Costanza, al riparo da vogliosi occhi indiscreti. Non si scherza, in gioco c'è la qualità del raccolto che deve essere ineccepibile. Ne va della salute di migliaia di persone che si affidano alle sue gocce a base di cannabis per combattere gravi patologie, dolori e malesseri cronici. Ecco perché mesi e mesi di paziente attesa - per questo chimico 61enne bernese con la passione della botanica, in possesso dell'unica autorizzazione per produrre e vendere canapa per uso medico - sono una sorta di doveroso rito cui dedicare tanto tempo ed energie. E assicurarsi un raccolto di almeno un quintale e mezzo di marijuana. Una quantità che, una volta essicato, gli permetterà di estrarre quei principi attivi necessari a produrre la preziosa tintura, le cui proprietà terapeutiche già nel 1890 il medico inglese Sir John Russell Reynolds elogiava, tanto da prescriverla alla sua paziente più illustre, la regina Vittoria. "Sono un chimico col pallino dell'erba. Del resto, si sa ormai da anni che, se somministrata con scrupolo, la canapa indiana è una delle terapie più valide a nostra disposizione", assicura Markus Lüdi, titolare della Cannapharm a Burgdorf.
L'avventura di questo chimico assai gioviale, parlantina sciolta, ciuffo sale e pepe, sguardo furbo e sorriso sornione, iniziò alla fine degli anni Novanta, quando ancora era impiegato in un'azienda di essenze vegetali. "Decisi di puntare sulla pianta proibita e quando parlai del mio progetto ad amici e conoscenti ricevetti un coro di 'buuuuu' - ricorda -. Tutti mi dissero che non avrebbe mai funzionato, che ero un visionario. Ma io ero convinto che presto avrei portato sul mercato un medicinale naturale fatto con la marijuana". In realtà dovette aspettare un bel po' di anni prima di vedere realizzato il suo desiderio. "Nel 2011, quando finalmente entrò in vigore la nuova legge- racconta-, io ottenni l'unica autorizzazione in Svizzera rilasciata dell'Ufficio federale della sanità", spiega.
Il campo dove Lüdi coltiva l'erba è in affitto, su un terreno di un'azienda di ricerca e sviluppo di materie prime vegetali della Svizzera orientale. Lontana dalla strada principale, tra campi di mais e di patate. "Ho sempre voluto coltivare all'aperto, ma soprattutto senza utilizzare pesticidi né fertilizzanti. La parte importante per produrre la tintura è l'inflorescenza. Si taglia alla base del ramo facendo attenzione a non sprecare nulla, perché proprio lì sono contenuti i principi attivi".
Prima di ottenere le attuali proprietà terapeutiche è stato necessario un lungo lavoro di selezione e di incroci, che Lüdi ha fatto sia in laboratorio sia a casa sua. "Importante non è il tasso di Thc, o tetraidrocannabinolo - precisa -, bensì il rapporto tra quest'ultimo e il cannabidiolo, un altro principio attivo della canapa che attenua gli effetti stupefacenti del Thc". Ecco perché rimarrebbero delusi gli appassionati di spinelli, semmai facessero un pensierino alla vista di quegli alti fusti di canapa. Quelle piante contengono solo il cinque per cento di Thc, una concentrazione troppo bassa per chi è abituato a sballarsi con la marijuana.
Grazie alla sua attività, Lüdi ha incontrato Manfred Fankhauser, di Langnau, il primo farmacista in Svizzera ad avere portato la canapa sugli scaffali. I due si sono conosciuti nel 2011, quando è entrata in vigore la nuova legge sugli stupefacenti. Il farmacista prepara e invia a pazienti di tutta la Svizzera una soluzione a base di Thc, il Dronabinol, e vende anche le tinture naturali di canapa di Lüdi, nel frattempo diventato suo socio in affari.
Tornando all'abc della produzione, forse non tutti sanno che esiste la "pianta madre", quella che permette di creare tutte le altre per clonazione. Lüdi la nasconde in un luogo segreto: "È un locale con le pareti di vetro ricoperte da fogli di carta, temperatura e umidità sono supervisionate da un computer. L'accesso è limitato e ogni entrata viene registrata". Già, non va dimenticato che tutte le strutture che lavorano la canapa hanno l'obbligo di rispettare severi criteri di sicurezza. Inoltre, l'intera produzione è controllata. L'Ufficio federale della sanità non rilascia permessi senza le dovute verifiche. "Per ogni fase della produzione devo presentare una domanda, dalla coltivazione della pianta madre all'impianto per una nuova piantagione, sino allo smaltimento dei residui vegetali a fine raccolto". Una sicurezza in più anche per lo stesso Lüdi, che lo tutela da chi vorrebbe copiare la sua attività. Visto anche il forte investimento iniziale che prima o poi vorrebbe tanto recuperare.
Ma di soldi Lüdi non parla volentieri, così come non risponde al cronista curioso di sapere la reazione di moglie e figli quando disse loro che voleva buttarsi nell'erba. "Questi sono affari mei", tronca serio. Insistendo un po', però, degli "altri" affari, quelli veri, seppur rimarcando le tante spese tra impiegati e costi di produzione, confida che il 2015 è il primo anno in cui potrebbe vivere di sola canapa. In soldoni, "alcune centinaia di migliaia di franchi", precisa. Ma svelto sottolinea: "Con l'erba non si diventa ricchi".
Fonte: www.caffe.ch
pguenzi@caffe.ch
@PatriziaGuenzi

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