Le due facce opposte della stessa Europa

Tra i pensionati della ricca Berlino e della povera Atene
Tra i pensionati della ricca Berlino e della povera Atene

Dopo l'ok del parlamento greco all'ennesima proposta di tagli e riforme si pensava che quello di ieri, sabato, potesse essere un meeting dell'Eurogruppo decisivo. Invece, non solo l'impegno greco è stato accolto con freddezza da vari ministri delle Finanze, ma Berlino non esclude una Grexit di cinque anni. Un'uscita dall'euro a tempo - ha anticipato la Frankfurter Allgemeine Zeitung, citando un documento dell'inflessibile ministro tedesco Wolfgang Schäuble -, durante la quale Atene potrebbe ristrutturare il suo debito. È difficile, a questo punto, prevedere che la parola fine sull'incubo Grexit esca dal vertice dei capi di Stato e di governo in calendario domenica 12 luglio.
Metaforicamente, agli estremi del tavolo delle trattative, ci sono due facce della stessa Europa. Una, la Germania, è forse la più intransigente, ma sicuramente la più ricca e forte. L'altra, la Grecia, è sicuramente l'anello più debole della catena dell'Unione, ma non per questo è meno intransigente nel rivendicare il suo diritto a restare tra i 28 Stati membri.
Per i greci però, indipendentemente dai modi, dai tempi, dai costi che comporterà risvegliarsi dall'incubo Grexit, il divario tra queste due facce della stessa Europa sembra incolmabile. Un Paese in ginocchio e l'altro che continua a spalare carbone nella potente caldaia di quella "locomotiva" europea che è ormai sinonimo di Germania. Più che il Pil, il tasso d'occupazione e i vari indicatori economici, per rendersi conto della situazione basta confrontare i veri "protagonisti" di questi anni di crisi: i pensionati. E non solo quando ottengono un effetto mediatico planetario, come l'anziano greco ritratto mentre piange disperato davanti ad una banca inesorabilmente chiusa ad Atene. E vuota di denaro. Basta fare visita a due pensionati "normali", come ha fatto il Caffè in queste pagine, per rendersi conto della differenza tra la vita nella capitale creditrice, Berlino, e in quella debitrice, Atene.
La 65enne Galani Hronopoulou, senza dare fondo ai risparmi di una vita, con una pensione da poco più di 400 euro non potrebbe sopravvivere. L'ex operaio 71enne Peter Sacher, invece, coi suoi rassicuranti e garantiti 1'700 euro di pensione certo non naviga nell'oro, ma sicuramente non gli manca nulla. Non poteva, in ogni caso, ribaltare le condizioni di vita dei greci il piano di accordo con i creditori proposto dal premier Alexis Tsipras, approvato a fatica dal Parlamento, con un taglio di 13 miliardi di euro in due anni e qualche misura curiosamente molto simile alle stesse proposte dall'Ue, e bocciate solo una settimana fa dal referendum voluto dallo stesso Tsipras. E forse non basterà il nuovo piano di salvataggio che la Troika sta comunque valutando. Perchè sarebbe il terzo piano di "aiuti" escogitato negli ultimi cinque anni, perché prevederebbe un ulteriore "prestito" di 74 miliardi di euro, e soprattutto perché l'altra faccia della stessa Europa, la Germania, non si è unita al coro istituzionale di Bce, Parlamento europeo e Fmi "favorevolmente sorpresi" dalle misure approvate da Atene.
Da subito, mentre era in corso il meeting dei ministri finanziari continentali, è filtrato il gelo di Schaeuble: "Il governo greco ha fatto di tutto per distruggere la fiducia - ha dichiarato il 72enne ministro -. Sarà un negoziato straordinariamente difficile; non vedo come potremo arrivare facilmente a un risultato". Non saranno comunque la cancelliera Angela Merkel, il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem o il presidente della Bce Mario Draghi, con un colpo di bacchetta magica a ripristinare condizioni di vita continentali alla Grecia. Sì, perché, indipendetemente dall'eventuale Grexit a tempo, c'è un altro parametro che fa da cartina di tornasole al divario tra le due facce della stessa Europa: il mattone. Il confronto tra le due capitali (vedi articoli in pagina) è impietoso. Negli ultimi cinque anni il valore delle case di Atene non solo si è dimezzato, ma neanche a prezzi stracciati si trovano acquirenti. A Berlino, invece, sono aumentate del 30%. E la richiesta è tale che, nei prossimi due anni, si prevede un ulteriore crescita del 5%.

Fonte: www.caffe.ch

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