L'austerità fa crescere i disoccupati non il Pil - di Loretta Napoleoni

L'austerità fa crescere i disoccupati non il Pil - di Loretta Napoleoni

L'austerità in Grecia non è bastata per curare il malato, ne serve un'altra dose. È questo il mantra che da Bruxelles rimbalza nelle capitali europee, incluse quelle delle nazioni deficitarie della periferia di Eurolandia. E sono proprio i leader di questi Paesi a puntare il dito contro la Grecia, accusandola di non aver fatto abbastanza austerità, come invece è successo in casa loro. Ma è vero?
Uno studio condotto questa settimana da Bloomberg prova proprio il contrario: i greci hanno subito più austerità di chiunque altro in Europa. Iniziamo dai dati relativi al deficit strutturale, e cioè la differenza tra entrate ed uscite fiscali. Nel 2008 quello della Grecia era pari al 18 per cento del Pil nazionale, di gran lunga il valore più alto in Eurolandia.
Basta pensare che il secondo per ordine di grandezza era quello irlandese, per la cronaca era arrivato all'11 per cento. Ebbene, oggi il deficit strutturale greco si è ridotto fino a diventare un avanzo del valore del 2 per cento del Pil. In sei anni l'austerità in Grecia ha dunque prodotto un cambiamento di 20 punti percentuali ed in Irlanda di soli 9. Dei Paesi della periferia l'unica che ha trasformato il deficit strutturale in un avanzo è la Grecia.
Altro indicatore importante dell'austerità è la grandezza del Pil. Dal 2008 quello greco è sceso del 23,6 per cento, molto, ma molto di più di quello italiano (-7,5 per cento), portoghese (-6 per cento) o Spagnolo (-4 per cento).
Insomma, gli indicatori economici in Grecia sembrano confermare non solo l'ampiezza delle politiche di austerità ma anche gli effetti negativi delle stesse. Più che maggiori dosi della stessa medicina, la Grecia e tutta la periferia dell'Eurozona avrebbero bisogno di una cura diversa per rimettere in moto il volano della crescita.
A tale proposito vale la pena ricordare il tasso di disoccupazione che in Grecia è al 25 per cento e in Spagna di appena una paio di punti percentuali inferiore (23 per cento).
Ma, forse, sono proprio l'alta percentuale di disoccupati nella periferia di Eurolandia e la contrazione del Pil, cioè le conseguenze della politica di austerità, che spingono i leader di questi Paesi a puntare il dito contro la Grecia, che ha ricevuto in questi anni centinaia di milioni di euro con i vari piani di salvataggio, soldi in parte provenienti proprio dalle nazioni deficitarie.
È questa una delle tante assurdità dell'Unione Europea: per chi si trova in serie difficoltà, vengono sottratti denari a chi sta peggio. Basta questo per spiegare i motivi del risentimento nei confronti della Grecia.

Fonte: www.caffe.ch

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