Internet produce indifferenza politica

Una ricerca inglese evidenzia le contraddizioni del web
Una ricerca inglese evidenzia le contraddizioni del web

L'aumento delle connessioni ad internet non garantisce una maggiore democrazia. Anzi, più si accede al web, meno ci si recherebbe alle urne. È la tesi sostenuta, con tanto di formule algoritmiche e sondaggi ad ampio raggio, da un gruppo di ricercatori dell'Università di Londra e di Colonia. Esaminando i flussi elettorali delle votazioni in Gran Bretagna nell'arco di dodici anni (2003-2014) in relazione all'uso di internet, hanno capovolto l'assioma che si dava per scontato. Ovvero: la Rete con la sue infinite discussioni non produce una nuova leva di cittadini consapevoli e desiderosi di partecipare. E neanche elettori con più conoscenza sui temi in votazione. Nossignori. Le grandi discussioni on line produrrebbero dei cittadini indifferenti ai fini elettorali.
La rete si risolve piuttosto in un'arma di "distrazione di massa", agevolando le classi abbienti che si informano anche in maniera più tradizionale. E che decidono in base ai loro interessi. "Le nuove tecnologie in verità favoriscono quelli che già per altre ragioni andrebbero a votare, in particolare le fasce elettorali più anziane . Mentre quei giovani che non usano altri media per informarsi sui temi politici, non sono affatto aiutati dal web", spiega Oscar Mazzoleni, direttore dell'Osservatorio della vita polica regionale dell'Università di Losanna.
Mazzoleni reputa sostanzialmente credibile la tesi dello studio inglese: "Anche perché rompe quella specie di mito per cui la tecnologia di per sé favorisca la partecipazione. Internet da solo non basta, se non c'è l'attività reale, il rapporto interpersonale, la scuola, la famiglia, l'approfondimento".Tesi sostenute anche dal politologo Evgenij Morozov dell'università americana di Stanford che nel libro "L'ingenuità della rete" smonta l'idea che Google e Facebook funzionino in modo neutrale. Per Morozov si crea solo l'illusione di partecipare al processo politico senza avere mai la piena certezza che le proprie azioni contino veramente.
Altro che "uno vale uno", lo slogan di Beppe Grillo che sostiene la riorganizzazione dei partiti tramite il web. La rete è piuttosto uno strumento di manipolazione più che di informazione politica. Informazione che, in effetti, non è proprio fra i primi interessi degli internauti. Stando al sondaggio dalla ricerca solo l'11% degli intervistati usa il web per "trovare informazioni sui candidati alle elezioni". Internet è usato per il 93% per comunicare" (chat, email, twitter...), per il 54% per distrarsi, per il 48% per giocare. Solo tre internauti su 10 si informano, leggono giornali on line e solo uno su dieci approfondisce i temi elettorali. Percentuali, queste ultime, che raddoppiano, se gli intervistati appartengono a ceti più abbienti e se si alza la soglia d'età. Ovvero i più ricchi e i più anziani sono le categorie di elettori che sul web approfondiscono maggiormente i temi politici.Per gli altri arriva prima "Youporn".
La politica che occupa gran parte delle pagine dei giornali e grandi spazi in tv, sul web viene cliccata da ultima dopo il gossip, il porno, le astrusità, lo sport. Navigo quindi non voto. Più uso la rete, meno mi reco alle urne. La tesi che arriva da Londra è netta: "Dato un incremento del 10% nell'accesso al web si registrerà un calo del 3,5% di elettori che si presentano al seggio".
"Fino a quando non ci sarà il voto elettronico, fino a quando non ci saranno regole precise, internet resterà in un campo ludico, extrapolitico - osserva Mazzoleni -. Nel mondo del web c'è, inoltre, una certa confusione fra privato e pubblico, per cui molti pensano di risolvere la propria partecipazione alla vita democratica con un click, con un mi piace o non mi piace".
Dunque, la rete non salva la democrazia, anzi sarebbe un fattore che accresce l'astensionismo, producendo una falsa coscienza. "Produce cioè la credenza secondo cui il privato e il pubblico non sono più sfere distinte, trasformando così il modo di concepire la partecipazione - sottolinea Mazzoleni -. Si entra in una sfera nuova dove privato e pubblico sono ibridizzati". Con il corollario paradossale che discende dalla tesi inglese: ampliando la rete, garantendo a tutti la banda larga, abolendo il "digital divide" si accentuerà il "divario politico" tra classi sociali.
Una visione drastica che Mazzoleni ridimensiona: "Grazie alla rete è più facile convocare incontri virtuali, manifestazioni, riunioni di persone. Per fare un esempio qui da noi, basta ricordare l'incontro del 2009 alle Officine di Bellinzona convocato via sms che radunarono migliaia di persone".
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@ClementeMazzetta

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