I "sì" forzati in Svizzera sono 250 ogni anno

Giovani costrette alle nozze, in Ticino nel 2015 già 3 cas
Giovani costrette alle nozze, in Ticino nel 2015 già 3 cas

Lo scorso marzo il tribunale del Canton Obwaldo ha annullato il matrimonio tra una ventenne kosovara e un contadino svizzero di 24 anni. La picchiava. Sempre quest'anno, nel canton Turgovia, una ragazza sfugge al controllo del marito che la tiene rinchiusa in casa e riesce a consegnare un biglietto alla cassiera di un negozio. "Aiuto polizia", seguito da nome e indirizzo. Sono due esempi emblematici di matrimoni forzati, fortunatamente finiti bene, sebbene nel primo caso la donna sia stata costretta a lasciare la Svizzera. Vittime quasi sempre donne, giovani, di origine straniera, costrette, dalla cerchia familiare o dalla comunità, a dire "sì" a un uomo che non amano. Un fenomeno ancora poco conosciuto e ben più diffuso dei 250 casi che ogni anno vengono alla luce nella Confederazione. "In Ticino nel 2014 abbiamo avuto cinque segnalazioni, già tre quest'anno", dice Sara Grignoli, coordinatrice progetto Precofo (Prevenzione, consulenza, formazione).
In Svizzera nel 2013 è entrata in vigore la legge federale sulle misure contro i matrimoni forzati, che vuole tutelare maggiormente il partner straniero, evitandogli il rientro in patria. Esiste anche un progetto nazionale di sensibilizzazione, coordinato dall'Ufficio della migrazione e da quello per l'uguaglianza tra donna e uomo. Prevede la collaborazione attiva di associazioni e consultori familiari dei diversi cantoni. "È fondamentale puntare sulla sensibilizzazione della popolazione - spiega Grignoli -. Regolarmente andiamo nelle scuole, mettiamo a disposizione materiale informativo in dodici lingue e una dettagliata mappatura dei servizi di assistenza e aiuto alle vittime".
Purtroppo, spesso si interviene troppo tardi, quando la donna ha già subito mesi e mesi di violenze, soprusi e angherie. "Non c'è solo la violenza fisica - sottolinea Grignoli -, c'è anche la costrizione, nel senso che la donna non può divorziare perché ricattata del marito". Marito che, a volte, da carnefice può trasformarsi in vittima. Seppur marginalmente, il fenomeno tocca anche i maschi. "Ricordo il caso di un ragazzo, di origine straniera, ma nato in Ticino, costretto a sposarsi dalla famiglia di lei - racconta la coordinatrice di Precofo -. Alla fine è riuscito a divorziare".
Con matrimonio forzato non si intende solo la costrizione di uno dei due partner alle nozze. Secondo uno studio condotto dall'Università di Neuchâtel e pubblicato dall'Ufficio federale della migrazione, esistono tre situazioni che implicano una coercizione nell'ambito delle relazioni sentimentali e del matrimonio: subire delle pressioni per accettare un matrimonio che non si vuole; subire delle pressioni per rinunciare a una relazione sentimentale; subire delle pressioni per rinunciare a chiedere il divorzio (il matrimonio può essere stato contratto sia volontariamente che sotto coercizione). "Per riuscire a meglio quantificare e monitorare il fenomeno, tutti i cantoni si sono impegnati a raccogliere i dati, attraverso formulari distribuiti ai vari servizi di aiuto - riprende Grignoli -. Solo avendo un quadro il più possibile preciso possiamo prevenire il fenomeno e capire come e dove è meglio intervenire".
Sempre nello studio dell'Università di Neuchâtel emerge un aspetto interessante: i matrimoni forzati possono coinvolgere anche omosessuali. Dati certi per il momento non ne esistono. Anche per questo gli autori della ricerca raccomandano di ampliare il monitoraggio e guardare al di là degli stretti confini nazionali. In sostanza, bisogna considerare, ad esempio, l'importante ruolo della migrazione, ragionare in termini transnazionali e tenere conto delle varie e complesse dinamiche collegate al fenomeno.

Patrizia Guenzi

http://www.cronachelodigiane.net/2015/07/svizzera-gli-errori-negli-ospedali-causano-danni-milionari.html

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