Grecia: un disastro senza fine (finché resta nell’euro)

Una catastrofe finanziaria che probabilmente non ha precedenti, almeno certamente nel mondo sviluppato, ma forse non ci sono stati casi simili nemmeno fra le cosiddette “Repubbliche delle banane”.

E perché nella storia non era mai accaduto uno sfacelo come quello che sta devastando la Grecia e contaminando gli altri Paesi del sud Europa?

Semplicemente perché nella storia non era mai accaduto che 19 Stati diversi, praticamente un intero Continente, facessero una Unione monetaria senza contestualmente fare una Unione politica.

Una simile aberrazione non può reggersi, o almeno non può reggersi a lungo, e il prossimo 31 dicembre l’euro compirà diciassette anni (vi dice niente quel numero?) essendo stato fissato il cambio delle varie monete nazionali in quella data del 1998.

Insomma da tanti anni c’è una Unione monetaria, ma non un’Unione economica né fiscale, né, tanto meno, politica, quindi ci troviamo in un guado incapaci di muoverci in un senso o nell’altro.

Ed in questo contesto la moneta unica fa disastri inimmaginabili, ovviamente le ripercussioni sono più forti ove maggiori sono le differenze di carattere economico e sociale, ne deriva che la Grecia sia diventata il simbolo di questa catastrofe.

Sia ben chiaro che i greci non sono esenti da colpe, tutt’altro, sono i primi responsabili, perché la Grecia è stata governata per decenni da “famiglie” che per mantenere il potere hanno fatto credere al popolo che si potesse vivere in maniera agiata senza faticare, senza il sudore della fronte, purtroppo non è così.

In quel modo si distrugge un popolo, se non si insegna alle persone che senza la fatica (e senza l’intelletto) non si crea il “valore”, concetto assolutamente fondamentale da apprendere, ebbene se non insegniamo al popolo questo concetto lo condanniamo all’impoverimento.

Si potrà procrastinare l’impoverimento di un popolo ricorrendo ad un debito, ma poi anche chi ti sovvenziona non potrà farlo all’infinito perché, come nel caso della Grecia, questo debito continua ad aumentare.

Attenzione! Non aumenta a causa degli interessi, spiegherò in un altro momento che la Grecia attualmente paga tassi di interesse bassissimi sul proprio debito pubblico, ma aumenta proprio perché la spesa pubblica è fuori controllo.

Le spese (stipendi, pensioni, welfare ed amministrazione pubblica) continuano ad aumentare mentre le entrate continuano a diminuire sia per il calo del Pil sia perché in questo marasma l’evasione fiscale è diventata la normalità, nessuno più paga le tasse, ormai il Paese è completamente allo sbando.

Il problema, da molto serio, diventerebbe drammatico se davvero l’Europa smettesse di finanziare la Grecia, il popolo sarebbe ridotto letteralmente alla fame e questo, oltre ad essere moralmente deprecabile, innescherebbe paure se non addirittura incubi anche nelle popolazioni degli altri Stati del sud Europa.

Ora, forse Renzi e Padoan dicono per la prima volta nella loro vita una verità quando sostengono che l’Italia “è solida”, ma sono assolutamente dei bugiardi seriali quando attribuiscono questa solidità alle “riforme” fatte dall’attuale esecutivo.

E’ una balla colossale, figuriamoci se l’Italia è solida per il Jobs Act o sciocchezze simili! L’Italia è solida perché gli italiani hanno tutt’ora una mentalità contadina (è un virtù, non un limite, sia ben chiaro!) che ci fa essere dei risparmiatori.

Ribadisco, è la mentalità contadina che ci salva, ossia il sapere che non tutti gli anni avremo lo stesso “raccolto” ed allora negli anni buoni “mettiamo sempre da parte qualcosa”, ma noi italiani andiamo addirittura più in là, perché anche negli anni di magra, temendo che quelli successivi possano essere ancora peggiori, troviamo sempre il modo di “mettere via qualcosa”.

E questa mentalità ha fatto sì che ancora oggi gli italiani abbiano un patrimonio complessivo che può essere valutato quasi quattro volte superiore al nostro debito pubblico!!!

Ciò non significa che allora possiamo fare ancora più debito. Tutt’altro!!! Ma comunque significa che siamo uno dei Paesi più “solidi” dell’intera Europa.

Tornando alla Grecia, però, la domanda rimane sempre quella: come se ne esce?

Personalmente sono contrario all’unificazione politica e fiscale, cioè sono contrario agli Stati Uniti d’Europa che a mio parere non garantirebbero un futuro di pace, ma sono contrario pure ad abbandonare alla fame il popolo greco, quindi …

Quindi farei tornare la Grecia alla Dracma, continuando, tuttavia, a sovvenzionarla, non però con fondi perduti, ma supportandola in maniera tale che le necessarie importazioni non diventino un peso insopportabile per una moneta, la dracma appunto, che ovviamente risulterebbe molto più svalutata rispetto alle altre monete europee.

Tutto ciò, ovviamente, avrebbe come obiettivo finale la creazione di una economia greca comunque incentrata sul turismo, ma nella quale si dovrebbero sviluppare altri settori importanti, a quel punto, riportata in pareggio la bilancia commerciale, la dracma avrebbe la forza di proseguire senza più aiuti esterni.

Giancarlo Marcotti

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