Grecia, neo-protettorato della Troika

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Grecia, neo-protettorato della Troika

Chi segue “Rinascita” lo sa bene.

Siamo stati l’unica solitaria voce nel deserto a lanciare immediatamente l’allarme sui Trattati di Maastricht che predavano le sovranità nazionali, sul grande sacco del Britannia, sulle strategie di impoverimento delle nazioni a colpi di liberalizzazioni, privatizzazioni, rapine del diritto di emissione del denaro, invenzione di una moneta unica, l’euro, cortina fumogena dei raid della speculazione usuraia, sulle politiche di lacrime e miseria riservate ai “pigs” (noi) dalla finanza apolide internazionale.

E sa che non ci eravamo fatti alcuna illusione su una “Grexit” e sulle vantate capacità taumaturgiche di Tsipras e della sua Syriza.

Anzi. Controcorrente, di fronte al coro dei neofiti laudatores del “coraggioso” governo greco, avevamo previsto e precisato come quel caravanserraglio, privo di una qualsiasi solida pianificazione alternativa – galoppasse – vittoria o meno in un referendum-burla – verso una tragica farsa suicida.

Come avevamo ben smascherato tutta la banda di opinionisti, economisti, politicanti, pennivendoli e chiaroveggenti vari, che era salita in cattedra sbandierando pedigree di “anticipatori dell’eurocriticismo” in favore della “piccola-grande Grecia”, non a caso paragonata al solito David ebreo uccisore del Golia palestinese.

E come, proprio per un certo decoro verso noi stessi – e verso la nostra gente – avevamo fatto a meno di applaudire ai vari demagoghi dell’ultima ora che, da Roma, da Milano o in gita ad Atene, si erano schierati con i manipolatori dell’ “oki” ellenico.

Ora, a giochi virtualmente conclusi (con il popolo greco ridotto a cavia dai protettori dell’usura internazionale), naturalmente, tutti questi autorevoli e insigni commentatori preferiscono uscire di scena o in silenzio o sbandierando i consueti auto-elogi sulla loro preveggenza (dicono tutti infatti che “l’avevano detto”…).

Sta di fatto che la Grecia di Tsipras, il “c…” (così l’ha chiamato Varoufakis) a capo di un governicchio ormai allo sfascio e neo nominato governatore del protettorato greco (definizione del premier slovacco Robert Fico), ha accettato la ghigliottina imposta dalla Troika, (Ue, Bce, Fmi), e sta varando un ulteriore piano di lacrime e sangue ai danni del popolo ellenico con tagli al lavoro, all’assistenza sociale, alle pensioni, aumento delle tasse e privatizzazioni. E questo in cambio di un nuovo prestito ad usura del cosiddetto Fondo salva-Stati, per circa 82 miliardi di euro (25 da destinare… “alle banche”, 50 a un fondo per “abbattere il debito e ricapitalizzare le banche” chiamate a dirigere la svendita delle infrastrutture del Paese, dal porto del Pireo in giù e 7 da devolvere per qualche sussidio sociale).

Bel risultato. E, non c’è che dire, sicuramente “rivoluzionario”: il nuovo “memorandum”, preparato da tecnici francesi e accettato da Atene, è addirittura più duro di quello rifiutato prima del referendum.

“Rinascita” aveva già sottolineato come il governo-caravanserraglio alla guida di Atene non fosse stato in grado, in cinque mesi di potere, di costruire una graduale alternativa alla colonizzazione. L’ex ministro Varoufakis, benché critico – ma soltanto dopo la sua defenestrazione – con il suo ex datore di lavoro, non aveva preparato nulla di serio: a suo dire aveva incaricato “cinque tecnici” di lavorare ad un programma alternativo di indipendenza monetaria ed economica. Tecnici che evidentemente poco o nulla hanno combinato, visto che il massimo di elaborazione è stata “l’idea”, l’ipotesi, di emettere eventuali “IOI” (buoni del Tesoro) al momento di un’eventuale chiusura delle banche ordinata dalla BCE. Escludendo sia una fuoriuscita ufficiale dall’euro, sia una nazionalizzazione della Banca di Grecia. E comunque si è trattato di un “programma a perdere” visto che lo stesso Yanis Varoufakis si era dichiarato contrario a misure drastiche. In sostanza il suo piano era soltanto quello di “minacciare” e far chiasso per ottenere nuovi prestiti. E basta.

Tornando al “rivoluzionario” Tsipras, si tratta della stessa persona che appena qualche giorno fa, la notte del 5 luglio, aveva gridato che con il “no” al referendum il Popolo greco aveva respinto un accordo umiliante; adesso ne ha accettato uno di gran lunga peggiore.

E la legge sull’austerità (il nuovo memorandum) sulla quale è stata imposta al parlamento greco l’approvazione con misura d’urgenza e con voto unico, non soltanto è un suicidio economico, ma anche politico. Syriza è in disfacimento e scisso ormai in almeno tre tronconi, quello che disprezza il tradimento del mandato elettorale ma non vuole elezioni subito (in molti propongono un voto anticipato a settembre), quello che disprezza il premier ma non vuole rinunciare ai posti di potere, e quello che con Tsipras non vuole assolutamente più a che fare, guidato dalla presidente del parlamento Zoe Konstantopoulou.

Un partito di governo, insomma, Syriza, che morirà a breve, c’è da scommetterci, dopo l’abbraccio “europeista” con i conservatori di Nea Demokratia, i socialisti del Pasok, i liberal-democratici di Potami («Il Fiume»). Tsipras aveva vinto le elezioni sbandierando un programma radicale, rivoluzionario, dichiarando che avrebbe mandato tutti i vecchi partiti in pensione, e ora è di fatto nelle loro mani.

Un’ultima nota. Tutti sanno che il maggior beneficiario del “tradimento di Syriza” sarà senza dubbio la formazione nazionalista “Alba Dorata”, già presente in parlamento con 16 deputati (tutti per il “no” al referendum) nonostante la repressione giudiziaria e l’incarcerazione di numerosi suoi esponenti. Come si conviene in ogni Paese “politicamente corretto”, tale formazione viene additata come “neofascista” o “neonazista”. E’ stato a causa della sua rapida ascesa nei favori del popolo greco che era stata abbondantemente sostenuta – mediaticamente e finanziariamente – la recente creazione di Syriza. Ed è a causa di questa scomoda presenza popolare (ed evocativa: si richiama alla Megali Ellade di inizio Novecento) che tutto accadrà a breve in Grecia… tranne andare ad elezioni anticipate.

Meglio seguire l’esempio già imposto all’Italietta con i “governi” non eletti (Monti-Letta-Renzi) e le relative ammucchiate destra-sinistra-centro.

Ai plutocrati servono governi-burattini manovrati dalla Troika, nazioni da depredare e Paesi-Protettorati da tenere al guinzaglio: naturalmente nel santo nome della “democrazia”.

Autore: Ugo Gaudenzi

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