Ecco cosa scatta nella mente di chi lascia i figli in auto

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

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La memoria si spegne
e comincia la tragedia
CRISTINA GAVIRAGHI
Si chiama amnesia dissociativa. Un terribile  black out, un "buco" nella memoria che cancella temporaneamente importanti informazioni. È proprio questo disturbo che colpisce uomini e donne, papà e mamme, la causa delle tante tragedie che hanno come vittime bambini lasciati nelle auto arroventate dal sole. È accaduto martedì scorso nel camping di Muzzano, dove è morta una bimba di cinque anni. L'ultimo caso di una tragica serie. Dal 1998 a oggi più di 600 bambini in tutto il mondo sono morti per un colpo di calore, per ipertermia, dopo essere stati lasciati chiusi in un veicolo. Buona parte dei piccoli avevano meno di tre anni. Proprio nei giorni scorsi a Panama City, negli Usa, è avvenuto un fatto simile. Ma qui per fortuna la commessa di un negozio si è accorta di quanto stava accadendo. Ha chiesto aiuto, è stata sfondata la portiera della macchina e la bimba si è salvata. Non si è purtroppo salavata invece Gioia, una bimba di 17 mesi, dimenticata anche lei in auto. La tragedia è avvenuta a Vicenza il primo di giugno. La piccola è rimasta sotto il sole per tre ore, mentre i genitori credevano fosse scesa insieme ai quattro fratellini che erano con lei in auto. Poche ore dopo il dramma di Muzzano si è verificato un altro caso in Slovacchia, nella città di Nitra. Qui una bambina di 2 anni ha perso la vita dimenticata in macchina dal padre. In questa triste casistica va ricordato anche il piccolo Luca, due anni, morto nel giugno 2013 alla periferia di Piacenza. Il piccolo era stato lasciato nell'auto dal papà che era andato al lavoro. L'uomo era convinto d'averlo accompagnato come ogni mattina all'asilo.
Un luglio così caldo non lo si ricordava da tempo e con l'afa e il sudore ha portato con sé anche un'irrimediabile tragedia. Una bimba di cinque anni è morta per essere stata lasciata in auto sotto il sole in un campeggio vicino a Lugano. Per circa quattro ore la madre non si è ricordata di lei e l'autopsia non lascia dubbi: morte per ipertermia, la sua temperatura corporea è salita fino a comprometterne per sempre le funzioni vitali. In Svizzera è accaduto anche nell' agosto 2014 e solo un giorno dopo la tragedia in Ticino, si è registrato un decesso analogo in Slovacchia. Accade un po' ovunque, Europa, Stati Uniti, ed è sempre la stessa storia: un padre o una madre che si "dimentica" il figlio in auto per un tempo troppo lungo perché possa sopravvivere ad una temperatura che nell'abitacolo raggiunge valori elevatissimi, molto più alti di quelli all'esterno. Il genitore crede di averlo lasciato come ogni giorno all'asilo nido o dalla baby sitter e prosegue con le sue solite attività quotidiane. Poi qualcosa risveglia la memoria, ma spesso è troppo tardi. Non c'è distinzione di ceto sociale o grado di istruzione; le vittime di questi improvvisi buchi nella memoria sono le più varie: dagli operai agli imprenditori, dai docenti universitari ai poliziotti.
Persone bollate, dopo l'episodio, come negligenti e irresponsabili, ma fino allora considerati genitori premurosi e attenti. E ci si domanda: esiste una spiegazione razionale e scientifica per un comportamento così inconcepibile? Cosa accade nella mente di queste persone? Secondo il fisiologo molecolare della University of South Florida David Diamond, nel cervello umano ci sono strutture più evolute che fanno capo alla nostra mente cosciente e che sovrastano altre strutture più primitive, i gangli di base, che si occupano delle azioni abitudinarie e automatiche, come quando guidiamo da un luogo all'altro senza poi ricordare la strada percorsa.
"In condizioni di stress - spiega Diamond - i gangli di base possono prendere il sopravvento sulle strutture della coscienza e i circuiti della memoria vengono come spenti, sovrascritti finché non arriva un segnale a riattivarli". La nostra mente è dunque imperfetta e l'energia che ha a disposizione non sempre basta per gestire insieme e correttamente tutti i processi della coscienza e della memoria. Così alla fine un compito prevale sugli altri senza un ordine di priorità consapevole, come precisa Arnaldo Benini, neurologo dell'Università di Zurigo. Andare al lavoro prevale inconsapevolmente sul portare il figlio all'asilo e lo si "dimentica".
In realtà più che di dimenticanza gli psicologi parlano di "black out della memoria", un meccanismo del cervello che sconnette la coscienza e induce ad agire in automatico. Concentrati su ciò che dobbiamo fare in futuro, dimentichiamo il presente e ci basiamo su "falsi ricordi", come quando siamo convinti di aver lasciato le chiavi sul tavolo, ma in realtà lì non ci sono. E la cosa può essere pericolosa non solo per i genitori, ma per tutti coloro che hanno delle responsabilità come piloti di arei e autisti. Può capitare a tutti, ma non è la regola.
Di solito a scatenare questi meccanismi sono stress elevato, forti emozioni, mancanza di sonno e anche insoliti cambiamenti nella routine quotidiana. Condizioni che possono influenzare persone più vulnerabili di altre e la cui esposizione a pressioni di vario tipo dovrebbe essere tenuta sotto controllo, per evitare che un temporaneo black out sfoci in una tragedia.
Fonte: www.caffe.ch

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