Charming Hungary, wonderful Budapest!

 

Avevo già scritto in passato, un po’ provocatoriamente, che forse era il caso di trasferirsi in Ungheria: visto che, come sembra ulteriormente confermato, il presidente di questa piccola nazione (10 M.ni di abitanti) sembra essere uno dei pochi che riescono a mantenere l’indipendenza dalle grinfie della grande finanza internazionale. Grande finanza che, tramite i tentacoli dele sue istituzioni, la World Bank, Il Fondo Monetario Internazionale, et similiariesce a mantenere le nazioni del mondo sotto il maglio di un gigantesco, irripagabile debito. Rendendo così di fatto una parola vuota la parola democrazia: tanto, chi comanda è il creditore, non il debitore (non del tutto vana però, a qualcosa serve: a far credere di essere liberi, perchè, come disse Goethe, “Non c’è peggior schiavo di chi si crede libero senza esserlo”).

Insomma, questa settimana ho avuto l’occasione di visitare Budapest, Sopron (Ungheria occidentale) e, di ritorno, una tappa sul Balaton ce la siamo fatta. Pubblico qualche foto e qualche commento a caldo, a partire da quello di un mio vicino di casa che, saputo del viaggio, mi ammonisce: “Attento, là sono fascisti!“.

  • Beh, non so cosa significa questa affermazione. Posso dire per certo che ho visto un paese pulito, nelle strade, nelle case, nei giardini. La gente ci tiene a vivere nel decoro. Meglio di come sono abituato a vedere in Italia. Questo è fascismo? Non lo so, però mi è piaciuto.
  • Un paese dove non ho visto extracomunitari che fanno gruppo a parte, che occupano quartieri delle città, che non si integrano con il resto della società civile e cercano di ricreare una fetta del loro mondo qui da noi, come un corpo estraneo. Questo è fascismo? Non lo so, però mi è piaciuto.
  • Un paese dove la metropolitana, una delle più antiche del mondo, non ha i muri imbrattati di scritte, e spazzatura qua e là, ma è ordinata, pulita, dignitosa pur nella sua anzianità. Forse questo si chiama fascismo? Non lo so, ma a me è piaciuto.
  • Un paese dove i barboni, i clochard esistono, ma sono pochi (a Parigi se ne vedono molti, ma molti di più), e non in situazioni estreme come ho visto, ad esempio a Parigi, dove in centro ho visto addirittura intere famiglie, accampate su materassi nei marciapiedi. Questo è fascismo? Non lo so, ma a me è piaciuto.

E se in questo paese un primo ministro cerca di liberare il suo popolo dalla morsa degli usurai, e per questo la finanza internazionale cerca con ogni mezzo di screditarlo (c’erano dei manifesti 8 X 4 nella capitale con scritto: “Sorry for our prime minister”: pagati da chi?), il motivo lo si capisce. E si capisce la diffidenza della guardia di fronte al parlamento quando ho chiesto: “Orban lavora lì dentro?” forse pensava che volessi programmare un attentato? Chissà.

sorry

Perchè se un Tsipras chiede di rinegoziare il debito, potrà dare fastidio, ma riconosce comunque ai creditori il loro diritto a riscuotere, pur nella impossibilità di pagarlo. Mentre chi il debito non ce l’ha più, dà molto, ma molto più fastidio.

Per questo la guida del bus turistico, alla quale ho fatto la battuta “è qui che ha studiato Orban?” dopo che ci aveva mostrato la facoltà di economia, si è sentita subito in dovere di dirmi: “Ma guarda che la stampa scrive un sacco di falsità, su di lui“.

Avrei voluto dirle molto di più, dirle che sapevo tutto, che ero dalla sua parte, ma con l’autobus che ripartiva doveva ricominciare le sue spiegazioni. Però alla fine della corsa, prima di lasciarla, le ho lasciato la citazione di – credo – Ezra Pound: “Una nazione senza debiti fa arrabbiare i banchieri”.

E il suo viso si è allargato in uno stupendo sorriso di ringraziamento.

http://www.stampalibera.com/index.php?a=29952

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