A quelli che ci hanno legato all’euro: siete scaduti

A quelli che ci hanno legato all’euro: siete scaduti

Se avessi voglia di congratularmi con me stesso, potrei rallegrarmi dei titoli che ho postato in questi giorni. “Il piano B di Schauble: fuori tutti i PIIGS”; “Alla fine dovremo forse ringraziarlo, Schauble”, “L’euro si spacca, ecco come farlo”…Potrei persino aggiungere (se avessi il tempo di cercare in archivio) un titolo di molto tempo fa, che squillava: “Via la Germania dall’euro!” – l’idea che dovevamo essere noi latini e mediterranei coalizzati, se mai, a sbatterli fuori e a obbligarli a tornare al marco, visto che rifiutano ogni solidarietà europea. Adesso vedo che effettivamente meditano, la Merkel e Schauble, di uscire dall’euro: Raus! E ciò, almeno dal 2011.

E’ questo il punto per cui non posso concedermi il lusso narcisistico di rallegrami d’aver visto giusto. “Loro” si sono preparati, stanno attuando un progetto pensato in modo esatto di smantellamento della zona euro – naturalmente a loro vantaggio, e a vantaggio dei loro satelliti – e noi, invece, non siamo preparati. Hanno il potere e i mezzi per farlo; i nostri governanti (chiamiamoli così) saranno presi di sorpresa. Una volta di più, l’implosione della moneta unica ci coglierà come “emergenza”. Semplicemente perché questa serqua di euro-entusiasti, questo popolo di euro-credenti, di vacui seguaci attardati del mito sfiatato della “unione europea”, questi sognatori del “federalismo” che loro intendono come il giorno in cui i tedeschi metteranno in comune i loro guadagni con le nostre perdite, non vogliono capire: Raus! L’eurozona è obsoleta!

Vorrei dire una cosa sola agli “europeisti”. Anzitutto a quelli che ci hanno affondato nella rovina: ai Napolitano, a Mario Monti, a Letta, a Renzi, a Padoan a tutti quelli che si congratulano perché “abbiamo tenuto la Grecia nell’euro”, perché “abbiamo salvato l’euro”. Ai Giavazzi-Alesina, agli Oscar Giannino e compari che deridono i sovranisti, i mattoidi anti-euro, vorre fare una domanda: vi rendete conto che siete politici scaduti come sofficini Findus del ’92? Che le vostre idee “politiche” sono superate come i pantaloni a zampa d’elefante? Che non avrete più nulla da fare nè da pontificare nella nuova temperie? L’euro sta per essere distrutto, e voi non avete altra idea da proporre. Nient’altra alternativa che sospirare: “Ah, ci vuole più Europa, non meno”, “Ah, il ritorno dei populismi!, ovvove ovvove””. “Ah quel Salvini senza solidarietà!”. Nient’altro che piagnucolare supplicare, “teneteci dentro, facciamo i compiti, facciamo le riforme, paghiamo altri 40 miliardi per salvare le banche tedesche – pardon la Grecia.”. Voi scodinzolatori, che avete inflitto al popolo elettore e contribuente inutili sofferenze per “restare nell’euro”: è finita. Siete avviati a finire nella discarica, nel cesso della storia.

Anche agli “europeisti” di massa, che sono ancora la maggioranza in questo paesi di furbi idioti collettivi: il vostro “sogno” non ha più corso. Presto vi faranno tornare alla lira, e come sempre, non in modo concordato e pacifico, ma in emergenza e nel disordine. Presto sarete anche voi in fila ai bancomat come i greci che vedete al tg. Avete sentito? “La situazione in Italia è drammatica. Le banche sono sopravvissute fino ad ora solo grazie al fiume di denaro fornito da Mario Draghi”. So che non credete. Ci sono abituato. Siete quelli che schernite come “complottista” quelli come me che vi dicono in anticipo quello che sta per succedere.. Adesso non avete ritirato quel po’ di contanti che vi consenta di sopravvivere il prossimo autunno, quando dai Bancomat non uscirà niente e quando il vostro conto corrente sarà tosato – vi diranno – “per salvare le banche”. Magari ridete di queste Cassandre…ridete pure. Beh, anche se non siete i più colpevoli, vi meritate il peggio.

Come mai i tedeschi hanno torto anche quando han ragione

Quanto all’articolo di cui sopra, spiega in modo folgorante le due o tre cose che rendono i tedeschi, collettivamente, con tutte le loro virtù, una sciagura. Per l’Europa e, alla fine, per se stessi. Se si legge bene, si vede il motivo per cui vincono le battaglie e perdono le guerre.

Peggio ancora: che riescono ad aver torto anche quando hanno completamente ragione. La loro “impoliticità” tragica e comica assieme.

Perché Wolfgang Schauble ha ragione. Sì, la zona euro nella sua forma attuale non funziona. Vede con lucidità quel che gli “europeisti” dei nostri governi si rifiutano di vedere: che l’unione dei trasferimenti, il “federalismo”, non è realizzabile con 19 paesi che hanno sempre una elezione prossima o in corso, così dovergenti economicamente da non poter sperare mai in una convergenza – se non con un esborso, anzi una emorragie delle sostanze tedesche senza alcuna prospettiva – come i 50 miliardi annui che il Nord Italia dilapida in trasferimenti al Meridione, senza che questo si sollevi dal suo marasma, ormai da cinquant’anni non è che un buco nero verminoso di criminalità. Mica è un cretino, Schauble.

Chi più lucido di Schauble? E chi più europeista di lui? Vuole arrivare – eccome – ad una zona di trasferimenti, ad una vera moneta unica; con un parlamento dei soli paesi che adottano l’euro…selezionati dalla crisi. La crisi selezionerà quelli che ce la fanno ad adeguarsi al rigore tedesco, e quelli che no: questi ultimi si escluderanno da soli. O saranno brutalizzati come la Grecia, finché – guaendo sotto la frusta – non lasceranno la presa.

Dove riesce ad aver torto, dunque, avendo così palesemente ragione? Nel modo, come vedete. La Germania è, come credo dicesse Thomas Mann, “una struttura di comando e di obbedienza”. Quelli che non parlano tedesco, nè dimostrano la loro germanicità nel rigore dei conti, non meritano di essere messi al corrente del progetto; sopratutto, non devono ricavarne alcun vantaggio. Marine Le Pen sarebbe d’accordissimo sul fatto che dall’euro bisogna uscire: ma lui non si abbassa a trattare con la Le Pen. Non riesce a capire né accettare che in Francia (come disse ancora Mann) essere “patrioti” significa la Rivoluzione, patriottismo significa disobbedire e discutere, che la politica è dinamica, è cambiare le cose, non la continuità. Figurarsi poi se dovesse mettersi a trattare sullo smantellamento dell’euro con Beppe Grillo: e qui posso capirlo.

Ma tuttavia, questo modo brutale di fare la cosa giusta, è vergognoso e lui non se ne accorge; è crudele e lui lo vuole, perché è necessario e funzonale al progetto giustissimo, e perché (citando Clausewitz al contrario) “La politica è il precursore della guerra con altri mezzi”. Inve no. Se è vero che la guerra ha da essere la prosecuzione della politica con altri mezzi, il concetto non è palindromo: la politica non deve essere intesa come il prodromo di una guerra.

Potrei raccontarvi delle cose su come i generali Hinderburg e Ludendorf condussero la Grande Guerra con straordinaria intelligenza e capacità…fino al giorno in cui (stavano arrivando sul fronte gli americani) di colpo, comunicarono al loro governo di chiedere la resa – e la resa immediata – perché non avevano più uomini da gettare nel fuoco della prima linea. Avevano esaurito letteralmente, le classi di età – i tedeschi eroicamente, perfettamente e con somma disciplina essendosi dissanguati con 2 milioni di morti e cinque milioni di invalidi – sicché, senza che un solo straniero fosse entrato dentro i confini della patria, c hiesero la resa. Avevano trascurato la “politica”.

Potrei raccontarvi del vero grande errore di Hitler. Attentissimo al favore del popolo (sondato dai suoi servizi), si s tudiò fin quasi all’ultimo di riapsrmiare ad esso i sacrifici della guerra, le razioni, le scarsità, i rincari. La soluzione fu geniale: mettere gli eserciti tedeschi d’occupazione a carico dei paesi occupati. In patria, la guerra “non costava” quasi. Il danno collaterale è che non poté applicare la politica – tanto astutamente adottata dagli Usa – del”liberatore”: Europei, vi sto liberando dai comunisti, dagli ebrei. I nemici dovevano restare nemici anche dopo che avevano abbracciato il Reich persino con entusiasmo, come i francesi (a Petain non fu consentito di avere come capitale Parigi, che restò parte della Francia occupata, da usare per mantenere gli eserciti). Quando gli ucraini accolsero in festa i soldati nazi – liberatori dal comunismo – e chiesero in 300 mila di entrare nelle SS combattenti, i comandi tedeschi non volevano; non gli conveniva, meglio che restassero “nemici” da sfruttare. Alla fine ne accolsero 30 mila, col contagocce. Nella Repubblica di Salò, il ministro Pellegrini Giampietro fece la sua prima litigata coi generali germanici quando intimò loro di ritirare la moneta di guerra di cui avevano inondato il Nord Italia, “perhé adesso siamo alleati, o no?”. E i tedeschi cedettero, perché sono così: capiscono che quel che è giusto è giusto, si vergognano di essere colti in fallo. Dopo.

C’è qualcosa di bottegaio che gli rovina sempre i grandi progetti universali (“Quanto ci costa? Facciamo i conti…”). Un provincialismo che li rende piccini davanti alla storia, e dalla parte del torto, come si vede benissimo adesso. Non è un motivo razziale. E’ un motivo profondamente culturale, s u cui ci sarebbe da scrivere volumi. In breve, oso dire: oltre il Reno non è arrivata Roma, quindi non è arrivata la politica come grande e generoso sistema d’integrazione, come cittadinanza, come “chiamata genti diverse e originariamente ostili” ad una grande impresa comune.

Ma di questo, basti. I nostri politici sono ancor peggiori- per nostra e loro disgrazia, non c’è un Pellegrini Giampietro fra loro. Del resto, la mia esperienza mi ha mostrato che i popoli non cambiano mai. A meno che non intervenga il Logos, la “forma” che dà significato e dignità alla “materia” etnica, razziale e bassa. Ma anche questo è un altro discorso.

Blondet

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