Sorella letizia, matrigna finanza - di Carlo Musilli

Se l'unico fine è il massimo profitto ad ogni costo, il risultato non può che essere l'ingiustizia sociale unita al degrado ambientale. Non serve essere cattolici per dare ragione a Papa Francesco su questa tesi, uno dei fondamenti dell'enciclica “Laudato si'” (il titolo richiama la celebre anafora del Cantico delle Creature di San Francesco ed è in volgare umbro del Duecento anziché in latino, il che la dice lunga sulla discontinuità che intende marcare). 

Secondo il Pontefice, la crisi ecologica e quella sociale vanno di pari passo e continuano a essere alimentate per sostenere gli irragionevoli modelli di consumo delle minoranze al comando. Vale la pena di soffermarci su ciò che questo significa in termini finanziari. Bergoglio ha scritto che il "salvataggio a ogni costo delle banche è stato fatto pagare alla popolazione".

Qualche anima candida ricorda che, in realtà, salvare le banche si è rivelato un grande affare, perché i singoli Stati ci hanno guadagnato: in Gran Bretagna i salvataggi bancari hanno fruttato 14,3 miliardi di sterline, negli Usa 15,3 miliardi di dollari, in Irlanda un miliardo. Chi si limita a considerare questi numeri per bacchettare Bergoglio, tuttavia, fa la figura di quello che guarda il dito invece del cielo.

Gli interessi che le banche hanno doverosamente pagato sui prestiti (ricevuti nel momento più nero della crisi che loro stesse avevano provocato) non giustificano in alcun modo l'iniquità e la perversione del sistema generale. Una stortura di fondo che, malgrado i disastri degli ultimi anni, non è ancora stata corretta: al contrario, il turboliberismo - dopo aver dimostrato a ripetizione il proprio insuccesso storico - ci viene propinato ancora come panacea dei mali prodotti nel suo stesso nome.

L'ultima crisi, quella del 2008, è nata dalla finanza e ha affossato l'economia reale, eppure a pagarla sono stati i cittadini, secondo uno schema ormai rodato che prevede la privatizzazione degli utili e la socializzazione delle perdite. Ora i responsabili (le banche) sono tornati a produrre ricchi utili e possono permettersi di restituire senza sforzo i prestiti con gli interessi; le vittime invece, ovvero i contribuenti, subiscono ancora la beffa suprema dell'austerità, per di più presentata come medicina necessaria a ridare fiducia ai mercati.

Il tutto mentre i mercati stessi continuano a essere inondati di liquidità dalle banche centrali, ma, invece di restituire il favore a imprese e famiglie, speculano ancora sui listini come hanno sempre fatto, gonfiando la prossima bolla.

"Non si è imparata la lezione della crisi finanziaria mondiale - scrive Bergoglio - e con molta lentezza si impara quella del deterioramento ambientale. La finanza soffoca l'economia reale. Il mercato, da solo, non garantisce lo sviluppo umano integrale e l'inclusione sociale". E' difficile immaginare parole più ostili al turboliberismo di matrice reaganiana-tatcheriana.

Ma, in effetti, cos'è cambiato per i giganti del capitalismo rispetto ai decenni passati? I trader continuano a ricevere premi smodati quando vincono le scommesse, ma non rischiano praticamente nulla in caso l'azzardo vada male. Le agenzie di rating, dal canto loro, continuano a lavorare nel più lampante conflitto d'interessi, prendendo soldi dagli stessi soggetti che in teoria dovrebbero giudicare. Nessun governo, nemmeno l'amministrazione Obama, è riuscito a varare una singola legge che fosse in grado di limitare in modo significativo lo strapotere delle lobby finanziarie.

Il discorso di Bergoglio però non si limita alla pars destruens e arriva a proporre una strada di rinascita abbracciando i fondamenti su cui poggiano varie teorie della decrescita. "E' arrivata l'ora di accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo - si legge ancora in “Laudato si'” - procurando risorse perché si possa crescere in modo sano in altre parti. Sappiamo che è insostenibile il comportamento di coloro che consumano e distruggono sempre più, mentre altri ancora non riescono a vivere in conformità alla propria dignità umana. Nessuno vuole tornare all'epoca delle caverne, però è indispensabile rallentare la marcia per guardare la realtà in un altro modo e recuperare i valori e i grandi fini distrutti da una sfrenatezza megalomane".

Secondo Bergoglio, "le previsioni catastrofiche ormai non si possono più guardare con disprezzo e ironia. Potremmo lasciare alle prossime generazioni troppe macerie, deserti e sporcizia". A leggere queste parole, come grottesco controcanto, tornano alla mente quelle pronunciate da Charles Prince, ex presidente di Citigroup, il 10 luglio 2007: “Quando la musica si fermerà - disse -, in termini di liquidità, le cose diverranno complicate. Ma finché la musica suona, bisogna alzarsi e ballare. Per il momento, continuiamo a ballare”.

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