Rom, migranti? Attenzione può essere la fine dell’Italia

 

”Sono in costante contatto con il Dipartimento della pubblica sicurezza. Ho chiesto loro il massimo impegno. Non avranno scampo, noi li prenderemo e non avranno nessuno sconto da parte dello Stato. Li cattureremo, pagheranno caro e fino in fondo per quello che hanno fatto”.

Queste le parole del nostro Ministro dell’Interno Angelino Alfano appena saputo del gravissimo fatto delittuoso. Una automobile sulla quale viaggiavano tre o forse quattro Rom dopo non essersi fermata all’alt della Polizia, a velocità folle ha investito un gran numero di persone uccidendo una giovane donna di origine filippina e ferendone un’altra decina.

Nell’immediatezza del fatto era stata fermata una ragazza mentre si ricercavano gli altri due occupanti dell’auto. Successivamente il padre dei due ragazzi in fuga si autoaccusava del fatto dicendo di esser stato lui alla guida dell’auto e di essere un alcolizzato cronico.

Nei giorni successivi i due venivano arrestati dalla Polizia, il primo, maggiorenne, condotto a Regina Coeli, mentre l’altro nel carcere minorile in quanto ancora diciassettenne.

Chissà perché, ma da subito i media hanno riferito, senza il minimo dubbio, che alla guida ci fosse il minorenne. Viene da chiedersi chi poteva avere questa certezza? Ossia chi dice, ed in base a cosa, che alla guida ci fosse il fratello più giovane?

Non ci si stupisce assolutamente che un Rom guidi senza patente e senza nemmeno aver compiuto i diciotto anni previsti dalla legge, ma perché far guidare l’auto proprio da lui se in sua compagnia c’era il fratello di due anni più vecchio (del quale però non viene mai fatto cenno se fosse o meno in possesso di una patente)?

Capite bene che queste domande sono assolutamente retoriche, non occorre essere il commissario Maigret per capire come si siano svolti i fatti.

Sempre nell’immediatezza del fatto si è detto che l’automobile fosse intestata ad un’altra persona di etnia Rom che oltre a quella possedeva altre 23 automobili. Successivamente, invece, veniva corretta la notizia, il titolare del veicolo non è un Rom ma un napoletano (del quale nessuno parla, forse legato alla criminalità?) il quale è intestatario di ben 67 autovetture.

E’ bene che queste notizie non siano rese note dai media nazionali perché se vengono lette al di fuori dei nostri confini i nostri partners europei potrebbero decidere di buttarci fuori dall’Ue non ritenendoci degni di farne parte.

Sapete, però, cari lettori, che normalmente non mi occupo mai di fatti di cronaca, se ho voluto farlo oggi è perché questa vicenda, così come tante altre, non appartiene alla cronaca bensì sia solo una delle tante tessere di un mosaico dietro al quale si nasconde una strategia il cui obiettivo sia quello di far nascere disordini nel nostro Paese.

I continui servizi giornalistici sui campi Rom nei quali vengono messe in evidenze delle situazioni al di là del credibile, sembrano fatti apposta per creare un clima violento, la sistematica totale indifferenza che la classe politica riserva alle manifestazioni che si susseguono da parte dei cittadini pacifici sembra una strategia studiata per portare le persone all’esasperazione.

Si cerca, in altre parole, di creare un clima di terrore e far nascere problemi di ordine pubblico in modo che si possano poi giustificare alcune misure straordinarie di restrizione delle libertà.

Mi si potrebbe obiettare: bella strategia, così avvantaggia solo Salvini che guadagna voti.

Poveri illusi!!!

Quando e se Salvini diventerà un problema per l’establishment che governa l’Europa vedrete che ci metteranno cinque minuti a farlo fuori, verrà inscenato un bello scandalo e Salvini sarà politicamente morto.

Cari lettori, pensateci solo un momento, ci sono state due persone, profondamente ed intrinsecamente oneste, delle quali i poteri forti si sono serviti, naturalmente a loro insaputa, per uno scopo ben preciso: spazzare via tutti gli esponenti politici della prima Repubblica, e si chiamavano Umberto Bossi ed Antonio Di Pietro.

Ebbene, quanto ci hanno messo, poi, per spazzarli via?

Nulla! Cinque minuti.

E’ bastato girare un video di pochi secondi nel quale un sedicente autista passava 50 euro al figlio di Bossi per distruggere il padre che aveva resistito anche ad un ictus, ed una bella puntata di Report per annientare Di Pietro.

Del famoso autista di Bossi, qualcuno di voi sa per caso che fine ha fatto?

Giancarlo Marcotti

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