Lavorare in montagna: il gestore di rifugio

Foto di copertina: Helmut Holzer, gestore dell rifugio Europa – Image credit Sentres –
Foto di copertina: Helmut Holzer, gestore dell rifugio Europa – Image credit Sentres –

Per chi ama i monti, lavorare in montagna può essere un sogno. L’idea di allontanarsi dalla frenesia del quotidiano e vivere a contatto con la natura ha sicuramente un certo appeal. Uno dei modi per concretizzare questo sogno è diventare gestore di rifugio.

Attenzione! C’è rifugio e rifugio: da quelli più simili a degli alberghi lungo le principali vie di comunicazione (passi, valli, impianti di risalita) a quelli raggiungibili solo a piedi ubicati nei posti più lontani ed isolati. La differenza nella gestione degli uni e degli altri come immaginerete non è trascurabile.

Per fare il gestore di rifugio oltre alla passione per la montagna occorre una grande determinazione e un buon spirito di adattamento perché in quota nulla è regalato soprattutto quando si è isolati dal mondo. Ogni giorno sono tanti gli ostacoli da superare: piccole manutenzioni, rifornimento di generi alimentari, preparazione pasti, pulizie degli ambienti, clienti scomodi da gestire….. Insomma in un rifugio di montagna il gestore è l’ultimo ad andare a letto ed il primo ad alzarsi.

Questo lo posso dire con certezza avendo lavorato per un paio d’estati come aiuto gestore presso un rifugio del Parco delle Dolomiti Bellunesi.

Il ruolo del gestore di rifugio

Il gestore di rifugio insieme ai suoi collaboratori riveste un ruolo molto importante per la diffusione di una sana cultura della montagna.

  • E’ lui a dare un’ identità al rifugio stesso e a fidelizzare i clienti grazie al suo carisma e alla sua disponibilità.
  • E’ lui che dispensa spesso utili consigli agli escursionisti e agli alpinisti su dove andare e cosa fare in base al meteo e alle condizioni generali della montagna.
  • E’ lui che conosce tutte le storie e i personaggi che hanno dato un anima alle montagne che circondano il rifugio. Storie di tutti i tipi, dalle più drammatiche alle più divertenti e talvolta assurde.
  • E’ lui che ti aspetta con una tazza di tè caldo se fuori è ormai buio ed infuria il temporale…

Oggi il cliente tipo se non più esigente è sicuramente più attento alla pulizia, al servizio e all’accoglienza che un tempo. Non so se è giusto o sbagliato ma è così! Per avere visite e lavorare non basta che il rifugio sia in un bel posto ma bisogna anche saperci fare.

E poi occorre avere pazienza, avere nervi saldi e assecondare i capricci del tempo. A volte basta solo qualche nuvola in più perché vi sia un influenza negativa sul numero delle visite. Se in passato il brutto tempo era meno condizionante ora lo è eccome. Questo perché il tipo di fruizione è cambiato: molti rifugi da punti di partenza per ascensioni alpinistiche, traversate, salite ecc… sono diventati punti di arrivo per mangiate e bevute da fare in giornata secondo il principio del “mordi e fuggi”. Come sempre più spesso succede anche in altri ambiti tutto viene consumato velocemente e l’afflusso di gente rimane concentrato per poche ore durante le giornate estive più belle.

Forse è un peccato per lo stesso cliente perché il rischio è quello di non vivere la montagna per quello che è veramente! Dormire in rifugio per godersi un’alba, un tramonto, un temporale o ancora una nevicata improvvisa fuori stagione è impagabile!

Un mestiere difficile e pieno di incertezze quello del gestore, ma senza dubbio ricco di fascino e di storia. Si proprio così, ogni rifugio ha una storia tutta sua da raccontare. Dentro quelle mura sono passati alpinisti famosi e meno famosi che hanno lasciato il segno con le loro imprese, curiosi personaggi e semplici sconosciuti. Naturalmente anche gestori dal carattere e dalla personalità diversa si sono avvicendati nel tempo.

Come diventare gestore di rifugio?

Innanzitutto bisogna fare una distinzione tra rifugi CAI e rifugi privati.

  • Rifugi CAI. Vi è un bando di assegnazione a cura della sezione CAI di appartenenza. Se si viene scelti dopo la firma del contratto, si comincia subito. Non esistono periodi di prova. Il contratto tra CAI e gestore dura sei anni, rinnovabile per altri sei. Normalmente il gestore dovrà pagare periodicamente un canone di affitto, occuparsi personalmente delle piccole manutenzioni ed applicare il tariffario CAI (obbligo di esposizione al pubblico) per i servizi essenziali (pernottamento, mezza pensione ecc..). Alcune sedi CAI organizzano periodicamente dei corsi per gestore di rifugio che danno diritto a chi li frequenta di iscriversi ad un albo specifico. Nei successivi bandi di assegnazione gli iscritti all’albo hanno una prelazione rispetto agli altri.
  • Rifugi privati di proprietà. In questo caso il rifugio segue le regole di un ristorante di fondo valle: potete comprarlo o prenderlo in gestione. Il migliore offerente vince! Se decidete di prendere in affitto un rifugio privato sappiate che il canone annuo oscilla dai 6000 euro, per un rifugio piccolo con pochi posti letto e con scarsa affluenza, a 50000 euro per quelli più grandi e con molte visite.

    Dalle Alpi agli Appennini quasi tutti i gruppi montuosi principali hanno almeno un rifugio. I loro gestori oltre ad essere degli imprenditori sono persone che hanno fatto una precisa scelta di vita. Una scelta di certo non comoda ma che è in grado di offrire anche delle belle soddisfazioni.

    Nella speranza di un stagione più clemente dal punto di vista meteo di quella passata auguro a tutti i gestori e agli aspiranti gestori una buona estate e soprattutto buon lavoro. ( http://www.ilmountainrider.com/personaggi/lavorare-in-montagna-il-gestore-di-rifugio/)

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