Ecco cosa (o chi) c’è dietro la peggior bolla dei nostri giorni

Ormai è cosa nota: il mercato cinese è in una fase di rialzo troppo forte ed esagerato rispetto a quanto potrebbe far pensare l’andamento della sua economia. I numeri parlano chiaro: Shanghai Composite Index a 5mila punti, + 48% da inizio anno, Shenzhen +111% dall’inizio dell’anno. Come può essere spiegato un andamento del genere?

I timori degli analisti

Da Credit Suisse confermano che il rally potrebbe essere facilmente attribuito a due fattori: l’iniezione di liquidità sul mercato ad opera della Banca Popolare Cinese, l’aumento esponenziale degli investitori retail. Da qui l’allarme, confermato anche da indicatori come la media mobile a 200 giorni e l’indice di forza relativa, i cui scostamenti possono essere ricondotti ai valori del 2007, altro esempio di bolla dalle catastrofiche conseguenze, anche se c’è da notare che sia le azioni A (emissioni fatte sulle Borse valori di Shanghai e Shenzhen in renminbi, prevalentemente riservata a investitori cinesi e istituzionali) che quelle H (quotate a Hong Kong e scambiate in dollari di Hong Kong, valuta facilmente convertibile a differenza del renminbi) pur restando su quotazioni elevate, restano ancora al di sotto dei picchi toccati nel 2008.

Le difficoltà presenti

La fiducia che aleggiava in passato sul Celeste Impero a suo tempo fu motivata dallo sviluppo abnorme dato da un’economia completamente priva di regole, adesso sta venendo meno anche sulla spinta di un Pil in calo e di un piano di riforme radicali, talmente complesse che rischiano di portare gravissime conseguenze sui mercati: le tempistiche per riuscire a vederne i risultati sono piuttosto lunghe e il percorso è ancora molto incerto, rallentato non solo dal forte livello di corruzione presente soprattutto nelle amministrazioni locali lontane (persino geograficamente) dal controllo del governo, ma anche dalla complessità di un sistema non solo burocraticamente elefantiaco ma mentalmente spesso ancorato troppo al passato e, nel concreto, all’export. Le riforme di cui sopra hanno proprio lo scopo di cancellare definitivamente questo squilibrio, riportando la forza della domanda interna a valori più stabili.

I provvedimenti... utili?

In primis appesantendo lo yuan soprattutto verso il dollaro cui sta facendo diretta concorrenza con quella che presto potrebbe rivelarsi la scossa storica dell’estate nel mercato valutario, quindi agevolando la spesa dei consumatori con un taglio generale sui dazi finora presenti sulle merci importate, tagli che per alcune voci arrivano ad essere addirittura un dimezzamento.

In tutto questo, però, le società continuano a soffrire la presenza di un debito eccessivo, così come anche gli investitori che continuano ad approfittare di una bolla del credito e di una corsa al trading, febbre che ha coinvolto ogni strato della numerosa popolazione con gli occhi a mandorla.
Stando alle previsioni di Credit Suisse il mercato cinese sarebbe in ipercomprato con un +23% e un potenziale downside del 15% entro la fine dell’anno, dato confermato anche da un disallineamento dei prezzi dell’azionario rispetto agli utili che restano ancora in territorio profondamente negati
vo.

Questo il quadro di partenza. Ma cosa si nasconde dietro tutto questo?

Una mano molto più forte e potente di quanto non si possa credere: il potente presidente cinese Xi Jinping e per esso il governo cinese la cui voce ufficiale e cioè il Quotidiano del Popolo, pubblicava non più di una settimana fa una dichiarazione esplicita affinchè il risparmio dei cinesi non restasse nascosto o fermo ma diventasse un investimento redditizio dal momento che i nuovi progetti di infrastrutture da oltre 300 miliardi di dollari sarebbero stati finanziati (guarda caso) con una raccolta in Borsa. A conferma di un trend che era evidente già da marzo: gli investitori internazionali hanno iniziato a riscattare in massa gli investimenti fatti in Cina, lasciando il posto a milioni di piccoli investitori che, senza alcuna preparazione e con metodi di scelta delle azioni che si caratterizzano per l’uso del più classico lancio della monetina , non esitano a prendere in prestito denaro per investire in borsa con tassi che vanno dal 18 al 30%.

In un giorno, era lo scorso 28 maggio, la borsa di Shanghai ha perso il 6,5%. Il motivo? Voci incontrollate di un drenaggio della liquidità immessa dalla Banca Centrale. Una fragilità che la prima potenza al mondo (e il mondo intero dietro di lei) non può permettersi di reggere.

Scritto da Rossana Prezioso

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