Un disastro da 100 trilioni di dollari. E non è la Grecia

Un disastro da 100 trilioni di dollari. E non è la Grecia

La Grecia? Non è l’unico problema che si presenta di fronte ai mercati internazionali. Certamente quello di Atene è forse il lato più conosciuto, ampio e sviscerato, ma a quanto pare non abbastanza, di una serie di assurdità e di incertezze con le quali adesso siamo costretti a fare i conti.

L'Italia cresce. Ma poco e meno degli altri

Per quanto riguarda l’Italia il discorso è leggermente più complesso soprattutto se si considera che proprio ieri la Commissione europea ha comunicato le previsioni primaverili dando all’Italia la notizia che l’esame è stato superato, ma che il resto del Vecchio Continente viaggia molto più spedito di lei. In particolare per quanto riguarda la Spagna che può festeggiare il calo record dei disoccupati, mentre per l’Italia il 13% sembra essere ormai un orizzonte intorno al quale dovremo muoverci ancora per un po’. Intanto, sempre a proposito di lavoro, impossibile non pensare alla Fed e a quei tassi il cui rialzo potrebbe venire influenzato dal report sull’occupazione in uscita venerdì

QE della Bce (Toronto: BCE-PA.TO - notizie) . A cosa è servito?

Ed è anche per questo motivo che un caso come quello greco spaventa i mercati e fa pensare alla struttura europea che poi solida non lo è mai stata e che, qualsiasi cosa dica la Bce, deve sempre scontare il rischio contagio perchè l’Italia a sua volta, potrebbe facilmente trovarsi a dover rendere conto di un debito pubblico che sale senza sosta. E a dimostrazione dell’incertezza resta sempre quello spread che arriva a toccare i 130 punti base mentre il rendimento sul decennale sfiora l’1,82% di rendimento, ovvero quando il Quantitative Easing era solo una speranza che, a quanto pare nulla può contro il bubbone greco.

Bond che finora hanno testato falsamente il polso della situazione, mentre il più grande esperto del settore, quel Bill Gross ex numero uno di Pimco, ha confessato qualche giorno fa, che sarebbe meglio shortare sul bund. e Proprio ieri, timing perfetto, ha confermato anche che il mercato toro dell’obbligazionario è ormai alla fine.

I timori sui bond si moltiplicano

Intanto, come ricorda Michael Snyder , anche il premio Nobel Robert Shiller sostiene che

I prezzi delle obbligazioni sono "irrazionalmente alti”.

In altre parole, la bolla dell’obbligazionario globale è aumentata a dismisura a più di 100 mila miliardi di dollari proprio mentre

1) i tassi di interesse sono al minimo storico

2) un quarto dei bond europei viaggia su rendimenti negativi, il che è già di per sè un concetto illogico, a maggior ragione se si pensa che persino i Bot italiani hanno recentemente registrato uno 0%.

3) il mercato delle obbligazioni è strettamente legato a quello dei derivati (altra bomba che supera i 500 trilioni, ma le cifre ondeggiano di molto)

4) la paura più grande (e giustamente) riguarda il rialzo dei tassi che potrebbe creare non poche difficoltà sui fondi a reddito fisso, gli stessi che dal 1994 sono cresciuti di sei volte.

Siamo sommersi da debiti.

In altre parole la verità è questa: siamo sommersi dai debiti. 74 trilioni, secondo i dati della Banca Mondiale, la quale a sua volta, ragiona per statistiche, quindi in linea puramente teorica. Come se ciò non bastasse proprio dalla Federal Reserve per voce di James Bullard si ricordano delle "conseguenze devastanti", in arrivo da bolle speculative in rapida crescita qualora la Fed non riuscisse a gestire un rialzo dei tassi di interesse. Per anni, proprio i tassi di interesse estremamente bassi creati ad hoc dalle banche centrali, hanno permesso di accumulare debiti enormi in tutti i campi: un rialzo adesso significherebbe una deflagrazione a livello mondiale. A questo punto risultano quasi profetiche le parole di Marc Faber secondo cui è lecito attendersi un crollo del mercato azionario del 40%: che sia bolla o conseguenze derivanti dalla volatilità in reazione all’esplosione della bolla sui bond importa relativamente.

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