Renzi e il vuoto - di Giuliano Augusto

  • Cronache Lodigiane
Renzi e il vuoto - di Giuliano Augusto

Matteo Renzi ha incassato anche l'ultimo successo politico facendo passare la sua riforma elettorale, quella dell'Italicum. Che sia una vera schifezza non c'è dubbio ma sicuramente non è molto migliore del Mattarellum e del Porcellum che l'avevano preceduta. Un Attentato alla Democrazia (con la D maiuscola) e un Golpe (di pura marca fascista) e via disquisendo. Così è stato commentato l'Italicum da nemici e avversari. La volontà dei cittadini è stata espropriata. Con queste e altre considerazioni, giuste nella forma ma non nella sostanza, perché da decenni non siamo più noi italiani né i nostri governi a decidere del nostro futuro, diversi esponenti del PD hanno lasciato il partito cercando altri insoddisfatti cronici con i quali creare un nuovo raggruppamento politico nel quale far convivere le pulsioni di quel mondo in totale disfacimento che si chiama o si chiamava Sinistra. Le proteste dei vari Cuperlo e Civati sono in ogni caso fuori tono. Matteo Renzi, che peraltro nasce e resta democristiano, è infatti, e non a caso, il liquidatore fallimentare del vecchio Partito Comunista Italiano che ebbe bisogno del crollo del Muro di Berlino per procedere alla propria trasformazione in Partito Socialdemocratico (PDS e poi DS) ed infine dare vita al PD insieme ai rimasugli di sinistra della defunta Democrazia Cristiana. Una trasformazione che i vari Occhetto, D'Alema, Veltroni e Bersani furono ben lieti di gestire visto che in tal modo si legittimarono verso gli ambienti finanziari anglofoni che propiziarono il ciclone di Mani Pulite. Il fatto che Renzi abbia fatto entrare il PD nella Internazionale Socialista può apparire incredibile solo a chi non comprende i meccanismi della politica italiota e di quella internazionale. Il Bipartitismo (perfetto o meno) è infatti la garanzia che progressisti (appunto il PD) e i moderati-conservatori non metteranno in discussione i fondamentali del potere reale, quello della Finanza. Non è un caso poi che giorni fa un Berlusconi, ormai fuori gioco per età, incapacità e rimbecillimento senile (79 anni non sono pochi), abbia fatto sapere di voler dare vita ad un Partito Repubblicano (Sic). Come in America appunto. Peraltro, come potrebbe pensare un qualsiasi politico italiota di fare di testa propria? Verrebbe obbligato, nei fatti, a ritirarsi a vita privata. A Sinistra come a Destra, nel centro-sinistra e nel centro-destra, il trattino è poco importante, la politica è morta e defunta. I vari politici si limitano a gestire l'esistente e cercare di sopravvivere finanziando le proprie clientele. E' su tale aspetto, sul piano interno, che si gioca la partita. La riallocazione della spesa pubblica e, allo stesso tempo, la sua riduzione sono le due variabili sulle quali Renzi può inciampare. Dalla sua non ha ancora portato l'intero apparato del PD che, almeno a parole, lo appoggia. Si ha la sensazione palpabile che i quadri del partito restino molto perplessi sul futuro. Ma al tempo stesso sono consapevoli che non ci sono alternative all'ex sindaco. Il suo programma è fumoso, le sue parole sono vuote proprio per accontentare tutti. Ma Renzi ha dalla sua l'insofferenza di milioni di italiani per i riti, i tempi e le chiacchiere della politica. L'economia è ferma e i sindacati, prima di ogni altra cosa, difendono chi già lavora e gli scansafatiche del settore pubblico. Il consociativismo, ossia il costume di tenere conto di tutti i partiti e dei sindacati, prima di adottare un qualsivoglia provvedimento, è una esclusiva tipicamente italiana e francamente ha stufato, avendo dimostrato di essere il primo ostacolo per la ripresa economica. Che poi il nuovo corso liberista nel “mercato” (sic) del lavoro sia stato all'insegna della libertà di licenziamento, del precariato e della flessibilità, non dovrebbe scandalizzare più di tanto i neo-tifosi PD del Libero Mercato e i sindacati che hanno ignobilmente accettato i nuovi modelli contrattuali nazionali e aziendali all'insegna degli straordinari e dei premi di produzione. All'estero, tale impostazione è la regola. Quindi cosa volete compagni del PD e della Cgil? Con il maggioritario elettorale, anche la forza di una Sinistra-sinistra “sociale” (con Vendola Civati, Cuperlo e sconfitti vari) sarebbe ridotta ai minimi termini. E poi gli elettori hanno ben presente l'esempio di Tsipras in Grecia che è partito con roboanti affermazioni tipo: “Io dico, io faccio, io resisto, io non faccio” e poi, una volta al governo, è stato obbligato a scendere a più miti pretese. Certo il disagio economico in Italia è enorme, i nuovi poveri sono milioni, la disoccupazione è in aumento, ma le alternative dove sono? Renzi basa così la propria forza sull'altrui debolezza. L'uomo del fare, quello che avrebbe voluto essere Berlusconi (“per fare, per crescere”). Una immagine che si è costruita e che, nonostante tutto, tiene nonostante l'assenza di risultati positivi.

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