Per Draghi l’Euro rischia di non essere più irreversibile

Che l’Unione Europea non fosse poi così unita era ed è opinione sempre più comune, tanto comune che adesso, forse, potrebbe aver addirittura raggiunto i vertici di quella stessa istituzione che non solo ha fatto “tutto il possibile” per salvare l’euro ma che, ostinatamente, sembra essere anche l’unico interlocutore internazionale in grado di rappresentarlo a livello politico ancor prima che economico.

Il problema è qui. E ora

Eppure a quanto pare non sembra che tutto questo sia sufficiente per evitare a Mario Draghi, numero uno della Bce (Toronto: BCE-PA.TO - notizie) , di lanciare l’allarme. L’occasione gli è stata offerta dal messaggio inviato in occasione della conferenza "Verso i 60 anni dai Trattati di Roma: stato e prospettive dell'Unione Europea”.

Dopo mesi e mesi di appelli puntualmente inascoltati circa l’attuazione di riforme strutturali assolutamente necessarie in un insieme di nazioni che per storia, economie e culture risulta praticamente impossibile far convivere e prosperare, Draghi teme che le divergenze sempre più macroscopiche possano arrivare anche a dar vita a gravissime crepe all’interno del sistema della stessa moneta unica. Crepe talmente gravi che potrebbero pregiudicare l’esistenza della stessa moneta unica. La Grecia sarebbe solo il primo esempio, un campanello d’allarme che dev’essere preso ad esempio. Per questo motivo, proprio perchè adesso abbiamo il modello da evitare, ormai sotto gli occhi, sarebbe il momento migliore per agire
Il problema delle “divergenze strutturali” rischierebbe, alla lunga, di diventare il principale nodo scorsoio di un cappio che finirà per uccidere il Vecchio Continente.

Il Brexit sarà realtà?

Un sospetto che si evidenzia proprio dopo che arriva la conferma di una Bank of England che starebbe studiando gli effetti di un'uscita dall'Unione Europea. Si chiama Brexit e potrebbe essere il cigno nero che confermerà l'impossibilità di un'Europa che non è unita nemmeno tra quei paesi che hanno scelto di evitare l'euro e che godono (per conseguenza o solo per coincidenza) di un'economia più florida rispetto al resto dell'Eurozona. E a questo si aggiunga anche la divisione all'interno dell'Inghilterra, reduce dallo storico referendum sull'indipendenza scozzese: nulla di eclatante ma che è un altro tassello all'interno di un mosaico sempre più variegato caratterizzato dalla divisione.

Tutti i nodi verranno al pettine

Oltre al mondo del lavoro, sotto processo si potrebbero individuare i sistemi pensionistici pubblici i quali ondeggiano a loro volta tra benefici scandalosi e regalie dettate dal tornaconto politico.

Un esempio, visto che di Grecia si parla, arriva proprio dai vitalizi offerti alle figlie femmine dei dipendenti statali di Atene, provvedimenti che, insieme ad altri dello stesso genere, hanno permesso di arrivare a un debito al 177% del prodotto interno lordo. Ma non si tratta solo di problemi interni ai singoli stati: le divergenze strutturali riguardano anche carenza nate in seno al regolamento della stessa Unione circa “lacune istituzionali e regolamentari ancora presenti”. Forse le stesse che, fino ad oggi, hanno impedito di puntare verso politiche che mirano alla crescita, nascondendo tutto dietro la miope necessità di dover presentare conti in ordine. A prescindere dal metodo usato per averli e dalle conseguenze che si avranno.

Come cambiare? Per il governatore della banca Centrale europea la risposta è una sola: approfittare adesso dell'opportunità che il QE offre anche perchè, passato questo treno, per l'Europa Unita potrebbe non essercene un altro.

Scritto da Rossana Prezioso

Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog