OCSE: il lavoro precario crea disuguaglianza

OCSE: il lavoro precario crea disuguaglianza

La diffusione del lavoro part time, degli impieghi precari, temporanei e autonomi sarebbe stato uno dei fattori chiave nella crescita delladisuguaglianza nelle economie più sviluppate. Lo sostiene l’ultimo rapporto dell’OCSE. Secondo l’indagine (“In It Together: Why Less Inequality Benefits All” vedi) oltre la metà dei posti di lavoro creati nei Paesi più avanzati (le nazioni OCSE) rientrano nelle categorie sopracitate. Ne deriva un’ampia massa di lavoratori a tempo determinato con scarse competenze che ricevono mediamente retribuzioni più basse rispetto a coloro che possono contare su contratti a tempo determinato.

“I giovani sono i più colpiti” si legge nella nota ufficiale diffusa dall’Organizzazione presieduta dal Segretario Generale José Ángel Gurría (foto). “Il 40% di essi si trova nella condizione di non avere un lavoro standard. Quasi la metà dei lavoratoritemporanei ha meno di 30 anni”. Il riflesso più evidente, nota quindi l’OCSE, si manifesta proprio nella crescita della disuguaglianza. La disparitàeconomica, evidenzia ancora il rapporto, ha raggiunti tassi da record in molte nazioni dell’OCSE (dove il 10% più ricco della popolazione accumula un reddito 9,6 volte superiore al 10% più povero con una crescita rispetto al rapporto di 9 a 1 registrato nel primo decennio del XXI secolo e al divario di 7 a 1 evidenziatosi negli anni ’80) mantenendosi, al tempo stesso, su livelli molto alti nelle economie emergenti.

Foto: U.S. Dept of Commerce (Wikimedia Commons)

Fonte: www.valori.it

Matteo Cavallito @ cavallito@valori.it

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