Le vie del potere sono infinite - di Alberto Alghisi

Se parli male di Expo vuoi il male del paese (e probabilmente sei un terrorista)
Se parli male di Expo vuoi il male del paese (e probabilmente sei un terrorista)

Sapevamo già come sarebbe andata a finire. Il copione è sempre lo stesso, quello di un film già visto. Strategia semplice, quasi banale, ma efficace per irretire, dissuadere e criminalizzare ogni forma di opposizione. Un pugno di infiltrati, figuranti che dal nulla arrivano, fanno indisturbati quel che devono fare, e nel nulla spariscono, abbandonando a terra la loro attrezzatura . Anonima come sempre la regia.

Ma è fin troppo evidente chi da tale disordine trae forza e giovamento. E viene da pensare che il Potere stesso abbia bisogno del “mostro” da stigmatizzare, in modo tale da far passare in secondo piano le proprie responsabilità, potendo parlare dei “black block”, anzichè dei motivi che hanno spinto migliaia di persone a scendere in piazza contro il suo simbolo per eccellenza, ad esprimere il proprio dissenso, senza alcuna intenzione danneggiare persone o cose.

E’ chiaro che deve esistere una sola versione sull’Expo e quella soltanto deve passare.

Nel senso comune a molti italiani, l’Expo di Milano non sarà semplicemente una fiera, ma una gigantesca occasione in cui l’Italia misurerà se stessa accettando la “sfida del domani”, nella prospettiva data per certa che al termine dell’evento, il futuro del nostro paese sarà inevitabilmente volto al meglio.

Ancora una volta Matteo Renzi ha utilizzato la retorica del “bene contro il male”: Expo 2015 è il bene assoluto, chi le va contro non soltanto è un “gufo”, che scommette contro il proprio stesso paese, ma un potenziale “terrorista”, al pari dei teppisti che hanno devastato vetrine e bruciato automobili durante la manifestazione No Expo a Milano del 1°Maggio.

Nella narrazione dei mass-media sembra non esserci spazio per un racconto diverso, ed ora meno che mai. Ci ripetono che nonostante corruzione, infiltrazioni mafiose, speculazione e sfruttamento dei lavoratori, Expo rispecchi il meglio dell’Italia.

Il miracolo dell’informazione italiana si compie: sostituire alla realtà vera una realtà percepita. Una realtà in cui gli oltre 10 mila giovani che lavoreranno senz’alcun salario in veste di “volontari” (e non in benemerite opere di assistenza agli ultimi, bensì al servizio dei paperoni), siano in fin dei conti normale amministrazione.

Nutrire il pianeta. Cosa importa se dietro c’è un sistema di potere fondato sulla corruzione, sul saccheggio del territorio e dell’ambiente, sullo sfruttamento legalizzato del lavoro. Il prezzo di questo sistema lo pagano per intero le giovani generazioni escluse da ogni prospettiva, lo pagano i lavoratori e le lavoratrici, i pensionati e coloro che in pensione non ci andranno mai.

Ma ora che l’evento è cominciato, come possiamo parlarne male? Come possiamo addirittura esprimere pubblicamente il nostro dissenso? Chi è contro molto probabilmente è un violento: questa è in sostanza la logica veicolata dall’informazione italiota.

Se poi il Comitato No Expo non ha lanciato bombe carta o spaccato vetrine, ma creato numerosi dibattiti, inchieste e prodotto dossier, dando vita a sei mesi di alternativa alle iniziative dell’esposizione universale, ciò non riguarda i media di regime. Da parte di questi non una parola di condanna per la violenza economica, per le tragedie sociali, per la devastazione della vita umana e del pianeta che l’odierno capitalismo sta realizzando su scala globale, a partire dall’agroalimentare. La scintillante vetrina dell’Expo non andrà neanche a scalfire la gigantesca manovra che è in atto per derubare il mondo intero dal diritto all’alimentazione, e per trasformare tale diritto in una fonte di guadagno per pochissimi speculatori.

A far più paura appaiono i fanatici di Expo, in quanto portatori irriflessi di un’ideologia che, al di là del vuoto slogan “nutrire il pianeta” sembradisposta a passar sopra all’azzeramento dei diritti sociali, ad una condizione lavorativa neoschiavile, agli immensi profitti delle grandi corporations sponsor di Expo, come Monsanto, Nestlè, CocaCola, alla cementificazione del territorio, alla fatiscenza a cui andranno incontro le opere che rimarranno inutilizzate dopo l’evento.

Fare “bella figura” è tutto ciò che conta, come se ci fosse un’ Italia tutta sulla stessa barca dal primo manager all’ultimo manovale.

E’ davvero questo il futuro? Meglio sacrificarsi sull’altare del capitale transnazionale, che aver diritto ad un dignitoso avvenire? Tutte risposte che Expo non solo non potrà dare ma che neppure è interessata a dare. A meno che “nutrire il pianeta” non voglia significare continuare a riempire le tasche dei padroni, e di una politica inetta e servile.

Per questo nulla in comune con il virtuoso coro “politicamente corretto” dei servi di un sistema imperiale fondato sulla sopraffazione, sulla guerra, sullo sterminio del sud del mondo, sulla miseria della maggioranza della società.

Questo è il vero terrorismo da estirpare, quello di un sistema parassitario che sta distruggendo l’Italia e il mondo intero e contro cui siamo sempre più determinati a lottare.

Fonte: L'interferenza

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