La generazione Z con il web nel Dna - di Ezio Rocchi Balbi

La generazione Z con il web nel Dna - di Ezio Rocchi Balbi

Sono nati dopo il Duemila, quando la globalizzazione era già cosa fatta. Li caratterizza una estrema velocità intuitiva, l'essere figli unici, ecologisti convinti, iperconnessi e capaci di confrontarsi con naturalezza con altre culture. Sono la generazione Z, come l'ha definita il sociologo Neil Howe che già aveva battezzato "Millennials" la generazione nata dopo la caduta del Muro di Berlino, che forse è ricorso all'ultima lettera dell'alfabeto per chiudere un ciclo. Sì, perché quest'ultima generazione Z, che ignora cosa sia un "walkman" e che in Svizzera conta oltre un milione di teenager, 50mila in Ticino, in qualche modo rappresenta una rivoluzione antropologica.
A differenza dei "baby boomers", praticamente i loro nonni, la generazione post bellica che ha vissuto il boom economico, e anche dei "figli di Erasmus", i primi ad uscire dalle famiglie - ormai allargate - per fare esperienze di studio in massa all'estero in massa, gli "Z" hanno caratteristiche uniche, fosse solo per il fatto che si sono ritrovati con genitori con competenze digitali e quindi a comunicare piò o meno con lo stesso linguaggio. E nonostante siano nella maggior parte dei casi figli unici, come succede ormai nell'oltre venti per cento delle famiglie ticinesi,sembra che camminino per la loro strada con regole proprie, e gli adulti non possono che adeguarsi. Considerano superata e incomprensibile la definizione "nativi digitali", altrettanto si sorprendono quando si parla di società multietnica e multiculturalità visto che per loro è la norma. Sono infatti la prima generazione di adolescenti da sempre a contatto, in tutto e per tutto, e fin dalla scuola dell'infanzia con loro coetanei immigrati di seconda o terza generazione. La loro capacità di confrontarsi con culture diverse non ha richiesto alcun sforzo o indicazione etica; praticamente una dote di default. Sempre loro rappresentano la fascia d'età che gli esperti di marketing (e soprattutto di pubblicità) cercano disperatamente di inquadrare al più presto. Perché rappresentano non solo un mutamento antropologico, ma anche una rivoluzione nei consumi.
Oltre ad essere dediti all'autoproduzione del sapere attraverso la Rete, ad essere precocemente spinti ad arrangiarsi da soli e con una scarsissima disponibilità a riconoscere qualsiasi forma di autorità, gli "zeta" - e non è un esempio da poco per il mondo commerciale - snobbano la televisione, i suoi palinsesti, gli orari di programmazione. Decidono loro cosa, quando e come vedere la fiction o il trailer preferito. L'unico network che prendono in considerazione, e degustano rigorosamente su tablet, è YouTube. Non è un caso se oltre il 70% del traffico dati a banda larga che si consuma in Svizzera sia proprio determinato da questi giovanissimi "Youtubers". Naturalmente in mobilità, su tablet o smartphone, al punto che il divario tecnologico con genitori e docenti rischia di farsi incolmabile. Non bisogna, quindi, stupirsi se i "grandi" si sentano spiazzati da questi teenager velocissimi. Scuola e famiglia si sono trovate impreparate, non attrezzate al confonto con gli "Z" e non solo per l'uso delle nuove tecnologie. Mancano i termini di confronto, persino le parole adatte per negoziare la necessità di regole e le aspettative di autonomia, il concetto esteso di libertà da affiancare al giusto senso di responsabilità.
Certo non si può generalizzare, perchè questa generazione è figlia anche delle disuguaglianze mondiali che questi anni di crisi economica hanno acuito. A fronte di questi ragazzi ipertecnologici ci sono pure milioni di coetanei, alle soglie dell'indigenza o in piena povertà, che in comune con gli "zeta" hanno solo le date di nascita. Resta il fatto che saranno la prima vera generazione globale, con caratteristiche e stili di vita in sintonia con quelli dei teenager di tutti i Paesi avanzati. Saranno loro, almeno stando allo studio annuale sui trend "Looking Further" ad ispirare i comportamenti e l'attitudine al consumo di tutte le fasce d'età, rappresentando il vero motore del cambiamento. Sperando che sia un cambiamento in positivo.
http://www.caffe.ch/stories/societa/50617_la_generazione_z_con_il_web_nel_dna/
erocchi@caffe.ch
@EzioRocchiBalbi

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