L'indizio - di Diego Cugia

L'indizio - di Diego Cugia

L’infermiere-cacciatore che con centellinata pazienza ha trascorso la vita ad alleviare il dolore da un letto all’altro d’ospedale, di colpo si accende come una boscaglia sulla quale uno sconosciuto ha lanciato una cicca dall’auto in corsa.
L’infermiere-cacciatore spalanca l’armadietto del suo hobby della domenica e con lo stesso gesto preciso e distratto del fumatore piromane, imbraccia un fucile a pompa e ammazza il fratello e la cognata. Poi, proprio come ha visto fare alla morte in ospedale, uccide a casaccio dal balcone, chi capita. Trasforma la strada sotto casa nel suo luogo di lavoro abituale, una corsia del pronto soccorso con feriti che gridano, parenti in preda all’agitazione e giù in fondo, la porticina della camera ardente. Ci finiscono in quattro all’obitorio, cadaveri. Sei i feriti sulla corsia d’asfalto. «Era lucido e freddo mentre mirava» raccontano. Eppure giornali e tv parlano di “raptus”, l’inesistente tic della follia. Tirano giù questa parola dagli scaffali dei luoghi comuni e ce la spiegano pure: ha ucciso per il filo dei panni del fratello e della cognata che sconfinava nel suo appartamento. Ma se fosse tanto logico, in che cosa consisterebbe il “raptus”? E se il movente era la biancheria invadente dei congiunti, perché Giulio Murolo, infermiere-cacciatore quarantottenne incensurato, avrebbe sparato sui passanti?
Un indizio ce l’avrei, ma nessuno lo rinverrà mai sulla scena della strage, perché l’indizio è dopo. Successivo ai fatti. Quando tutto è compiuto e Giulio si è arreso. I poliziotti lo trascinano fuori di casa ma vengono minacciosamente circondati da cinquecento persone. Sono jihadisti del califfato, terroristi dell’Isis, o gente di casa nostra? Siamo proprio noi, ma vogliamo linciarlo, farlo a pezzi subito, qui e ora, a mani nude.
E questo come lo chiamiamo, “raptus della folla”? No, siamo lucidi, vendicativi e freddi tanto quanto Giulio Murolo dal suo balcone, nessun tremendo Allah ci sta ordinando di lapidare un miscredente, la verità è che non ci bastano quattro morti, vogliamo il quinto. Vogliamo assassinare l’assassino.
Noi siamo l’indizio. La miseria o il degrado ambientale c’entrano quanto il filo dei panni o l’incapacità d’intendere e di volere. E Napoli, finalmente, è innocente. Né Sodoma né Camorra. L’indizio siamo noi. Giulio l’infermiere è stato assicurato alla giustizia ma i cacciatori sono a piede libero. Esecutori e mandanti. Tutti. Se continuiamo a fingere di non capirlo l’indagine rischia di restare aperta per altre migliaia di volte.
È facile sconfinare come un filo di panni. Basta un refolo di vento e una camicia pulita al sole si sporca improvvisamente di sangue nell’ombra. L’unico modo per sottrarsi a questi giorni d’ordinaria follia è di tenere gli occhi bene aperti davanti allo specchio. Sempre. Essere i propri detective. Scoprire il cacciatore implacabile che nascondiamo dentro di noi, disarmarlo e curarlo con centellinata pazienza, come faceva Giulio in corsia fino a ieri, da bravo infermiere. Prima di confonderci con cinghiali o tordi.

http://www.diegocugia.com/lindizio/

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