Grilli a sei zampe - di Giuliano Augusto

Grilli a sei zampe - di Giuliano Augusto

Il nuovo corso dell'Eni è in chiave “atlantica”. La società che fu di Enrico Mattei ha scelto infatti di essere “virtuosa”. Mai più tangenti all'estero pagate ai vari satrapi locali in Asia come in Africa per ottenere commesse per la ricerca di gas e di petrolio. Il presidente Emma Marcegaglia ha parlato di “chiara discontinuità con il passato”, accompagnata in questa sua tirata dall'amministratore delegato Claudio Descalzi. L'assemblea annuale della società è stata contrassegnata dalla presenza di Beppe Grillo che, titolare di azioni, ha colto l'occasione per attaccare i vertici del gruppo sostenendo di pensarne tutto il male possibile. L'intervento dell'ex comico, che si era iscritto a parlare, si è incentrato su tre punti. Il sistema corruttivo messo in atto dal gruppo ex pubblico. Lo spolpamento effettuato ai danni dei Paesi produttori. E terzo, e non ultimo, la svendita del patrimonio pubblico. Quindi dello stesso Eni nel cui capitale azionario il soggetto pubblico (Tesoro e Cassa Depositi e Prestiti) è ormai in minoranza rispetto ai soci stranieri anglo-americani. Ma questo Grillo non lo ha detto. Tre punti controversi sui quali evidentemente l'ex comico non ha le idee molto chiare e sul quale è palesemente contraddittorio. Infatti Grillo è partito dalle inchieste avviate dalla magistratura contro i vertici dell'Eni per i (presunti) pagamenti in nero in Nigeria e in Kazakhistan, fatti a favore dei vari ras locali. Pagamenti che implicherebbero da un lato la falsificazione dei bilanci e dall'altro la costituzione di fondi neri all'estero, in uno dei tanti paradisi fiscali, per provvedere al pagamento delle tangenti. Al di là delle implicazioni di carattere penale e alle responsabilità personali dei dirigenti, e al di là della obbligatorietà dell'azione penale nel caso dell'esistenza di reati, principio tipicamente italiano e controriformistico, c'è da osservare che ungere le ruote, in tutto il mondo, Usa compresi, è una pratica vecchia come il mondo e largamente diffusa. Le concorrenti dell'Eni, ad incominciare dalle majors americane, anglo-olandesi e francesi, ne fanno un uso estensivo e a nessun magistrato di quei Paesi viene in mente di aprirci sopra un inchiesta. Il principio che viene fatto passare è quello della necessità della difesa dell'interesse nazionale che pervade tutti gli apparati dello Stato e della cosiddetta società civile. In Italia invece, abbiamo la brillante idea di partire da belle dichiarazioni di principio, come la difesa della legalità, per darci la zappa sui piedi. Basterebbe pensare che una certa attività sotterranea è necessaria per chiudere gli occhi e si potrebbe vivere tutti felici e contenti. Non è il caso ovviamente di sollevare dubbi sul comportamento più che corretto del duo Descalzi-Marcegaglia ma insomma, un po' di buon senso non guasterebbe. Quanto al secondo punto, quello dello spolpamento effettuato sulle ricchezze energetiche di molti Paesi, forse Grillo ha la memoria corta visto che è la stessa storia dell'Eni a testimoniare che il gruppo italiano, fin dai tempi di Mattei si caratterizzò per una politica non colonialista e non sfruttatrice dei Paesi produttori. Una impostazione operativa che suscitò gratitudine in quei Paesi e che garantì, a livello di immagine, il ricordo non è mai sfumato, una rendita di posizione per i successivi decenni. Grillo dovrebbe sapere e ricordare che fu questo approccio, che destabilizzava gli equilibri del mercato petrolifero, e che creava un serio pericolo per le allora Sette Sorelle, a provocare l'assassinio di Enrico Mattei. Quanto al terzo punto, Grillo ha ragione a parlare di svendita del patrimonio pubblico ma poi non è conseguente con le sue affermazioni perché si rifugia dietro una generica difesa della libertà del mercato che nel caso dell'energia è una contraddizione in termini perché in Europa esiste un oligopolio da parte dell'offerta (vedi Russia e Norvegia) del quale si deve tenere conto. Un ruolo quello della Russia in campo energetico che si sta cercando di stroncare da parte degli Usa e degli altri “atlantici”, Francia e Gran Bretagna, come testimonia l'attacco alla Libia che proprio con la Russia e con l'Italia (Berlusconi) aveva firmato un patto energetico nel Mediterraneo. L'avviata (20 anni fa) privatizzazione dell'Eni, imposta all'Italia, è gestita anche da Goldman Sachs (do you remember Grillo e Casaleggio?) è stata la premessa per la sua dissoluzione, vedi la spezzatino realizzato su Saipem e Snam, e per la riduzione del ruolo dell'Italia in campo energetico. E quindi in campo politico-internazionale. Questa è la cosa che conta. Il resto sono chiacchiere.

Il nuovo corso dell'Eni è in chiave “atlantica”. La società che fu di Enrico Mattei ha scelto infatti di essere “virtuosa”. Mai più tangenti all'estero pagate ai vari satrapi locali in Asia come in Africa per ottenere commesse per la ricerca di gas e di petrolio. Il presidente Emma Marcegaglia ha parlato di “chiara discontinuità con il passato”, accompagnata in questa sua tirata dall'amministratore delegato Claudio Descalzi. L'assemblea annuale della società è stata contrassegnata dalla presenza di Beppe Grillo che, titolare di azioni, ha colto l'occasione per attaccare i vertici del gruppo sostenendo di pensarne tutto il male possibile. L'intervento dell'ex comico, che si era iscritto a parlare, si è incentrato su tre punti. Il sistema corruttivo messo in atto dal gruppo ex pubblico. Lo spolpamento effettuato ai danni dei Paesi produttori. E terzo, e non ultimo, la svendita del patrimonio pubblico. Quindi dello stesso Eni nel cui capitale azionario il soggetto pubblico (Tesoro e Cassa Depositi e Prestiti) è ormai in minoranza rispetto ai soci stranieri anglo-americani. Ma questo Grillo non lo ha detto. Tre punti controversi sui quali evidentemente l'ex comico non ha le idee molto chiare e sul quale è palesemente contraddittorio. Infatti Grillo è partito dalle inchieste avviate dalla magistratura contro i vertici dell'Eni per i (presunti) pagamenti in nero in Nigeria e in Kazakhistan, fatti a favore dei vari ras locali. Pagamenti che implicherebbero da un lato la falsificazione dei bilanci e dall'altro la costituzione di fondi neri all'estero, in uno dei tanti paradisi fiscali, per provvedere al pagamento delle tangenti. Al di là delle implicazioni di carattere penale e alle responsabilità personali dei dirigenti, e al di là della obbligatorietà dell'azione penale nel caso dell'esistenza di reati, principio tipicamente italiano e controriformistico, c'è da osservare che ungere le ruote, in tutto il mondo, Usa compresi, è una pratica vecchia come il mondo e largamente diffusa. Le concorrenti dell'Eni, ad incominciare dalle majors americane, anglo-olandesi e francesi, ne fanno un uso estensivo e a nessun magistrato di quei Paesi viene in mente di aprirci sopra un inchiesta. Il principio che viene fatto passare è quello della necessità della difesa dell'interesse nazionale che pervade tutti gli apparati dello Stato e della cosiddetta società civile. In Italia invece, abbiamo la brillante idea di partire da belle dichiarazioni di principio, come la difesa della legalità, per darci la zappa sui piedi. Basterebbe pensare che una certa attività sotterranea è necessaria per chiudere gli occhi e si potrebbe vivere tutti felici e contenti. Non è il caso ovviamente di sollevare dubbi sul comportamento più che corretto del duo Descalzi-Marcegaglia ma insomma, un po' di buon senso non guasterebbe. Quanto al secondo punto, quello dello spolpamento effettuato sulle ricchezze energetiche di molti Paesi, forse Grillo ha la memoria corta visto che è la stessa storia dell'Eni a testimoniare che il gruppo italiano, fin dai tempi di Mattei si caratterizzò per una politica non colonialista e non sfruttatrice dei Paesi produttori. Una impostazione operativa che suscitò gratitudine in quei Paesi e che garantì, a livello di immagine, il ricordo non è mai sfumato, una rendita di posizione per i successivi decenni. Grillo dovrebbe sapere e ricordare che fu questo approccio, che destabilizzava gli equilibri del mercato petrolifero, e che creava un serio pericolo per le allora Sette Sorelle, a provocare l'assassinio di Enrico Mattei. Quanto al terzo punto, Grillo ha ragione a parlare di svendita del patrimonio pubblico ma poi non è conseguente con le sue affermazioni perché si rifugia dietro una generica difesa della libertà del mercato che nel caso dell'energia è una contraddizione in termini perché in Europa esiste un oligopolio da parte dell'offerta (vedi Russia e Norvegia) del quale si deve tenere conto. Un ruolo quello della Russia in campo energetico che si sta cercando di stroncare da parte degli Usa e degli altri “atlantici”, Francia e Gran Bretagna, come testimonia l'attacco alla Libia che proprio con la Russia e con l'Italia (Berlusconi) aveva firmato un patto energetico nel Mediterraneo. L'avviata (20 anni fa) privatizzazione dell'Eni, imposta all'Italia, è gestita anche da Goldman Sachs (do you remember Grillo e Casaleggio?) è stata la premessa per la sua dissoluzione, vedi la spezzatino realizzato su Saipem e Snam, e per la riduzione del ruolo dell'Italia in campo energetico. E quindi in campo politico-internazionale. Questa è la cosa che conta. Il resto sono chiacchiere.

Fonte: www.rinascita.eu

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