Aprire la partita IVA: tutto quello che devi sapere

Aprire la partita IVA: tutto quello che devi sapere

Hai un progetto e hai deciso di metterti in proprio? Hai superato il limite dei 5.000 euro per le prestazioni occasionali (i lavori in ritenuta d’acconto) e devi aprire la partita IVA? Ecco un percorso per capire come cominciare.

In questa sede ci occuperemo dell’apertura della partita IVA di un singolo individuo, mentre non parleremo di società, per le quali oltre a quanto descritto di seguito sarà necessari l’intervento del notaio e una serie di adempimenti aggiuntivi.

Libero professionista o ditta individuale?

Innanzitutto bisogna stabilire se l’attività è di tipo professionale oppure è necessario aprire una ditta. Se mi occupo di consulenza aziendale sono un professionista; se invece intendo produrre pane sono un artigiano e dovrò aprire una ditta. La differenza è rilevante poiché comporta degli adempimenti in più per chi deve aprire la partita IVA come ditta individuale. Tutto gira intorno ai codici ATECO: si tratta della classificazione delle attività economiche adottata dall’ISTAT. Ogni attività (o quasi) ha un codice proprio e l’elenco completo è consultabile qui. Ad esempio al codice 02.20.00 corrisponde l’attività di “abbattimento di alberi e foreste”, ma magari non fa al caso nostro.
Vediamo dunque quali sono le differenze, in termini di avvio attività, tra liberi professionisti e ditte individuali.

Libero professionista

I liberi professionisti, al momento dell’apertura della partita IVA, devono provvedere a presentare il modello di inizio attività all’Agenzia delle Entrate ed iscriversi alla Gestione Separata INPS, a meno che non vadano a svolgere una professione con previdenza professionale indipendente, come può essere l’INPGI per i giornalisti.
Bisognerà dunque compilare un apposito modello, consegnarlo direttamente all’Agenzia delle Entrate (anche a mezzo raccomandata oppure direttamente attraverso i servizi online della stessa) e iscriversi all’INPS, cosa che è possibile fare anche telefonicamente oltre che nelle modalità sopra descritte per il modello di inizio attività.

Ditta individuale

Le ditte individuali, oltre agli adempimenti sopra citati per i professionisti, sono tenute all’iscrizione presso il Registro delle Imprese, tenuto nelle Camere di Commercio. Nel 2010, al fine di semplificare le operazioni di avvio delle attività, è stato predisposta la Comunicazione Unica che attraverso la sua compilazione consente di:

  • richiedere il codice fiscale e la partita IVA;
  • aprire la posizione assicurativa presso l’INAIL;
  • chiedere l’iscrizione all’INPS dei dipendenti o dei lavoratori autonomi;
  • chiedere l’iscrizione al Registro delle Imprese tenuto dalle Camere di Commercio.

La Comunicazione Unica può essere trasmessa esclusivamente in via telematica attraverso i software messi a disposizione dalle Camere di Commercio.

Regimi fiscali

Una volta scelto il proprio codice ATECO, definita la propria attività tra professionale ed imprenditoriale, occorre decidere quale regime fiscale applicare.
L’Italia non è propriamente la patria delle semplificazione, dunque anche in questo caso ci si ritrova un ventaglio di scelte che spesso richiede anche delle articolate valutazioni sulla convenienza di scegliere un regime anziché un altro.
Vediamo quali sono i regimi fiscali a disposizione di chi inizia disponibili al momento in cui si redige questo articolo.

Partita IVA: Minimi

Il cosiddetto Regime dei Minimi è stato di recente confermato per tutto il 2015. Sarà dunque possibile, per chi avvia un’attività nell’anno in corso, optare per questo tipo di attività.
Ecco le principali caratteristiche:

  • nuova attività e non mera prosecuzione di quanto già si svolgeva ad esempio da dipendente (in sostanza se da dipendente facevo il panettiere non posso aprire l’attività da panettiere usufruendo del regime dei minimi);
  • ricavi inferiori ai 30.000 euro;
  • nessun dipendente e/o collaboratore;
  • nessuna esportazione;
  • durata 5 anni oppure fino al compimento del 35° anno di età (se inizio a 28 anni, in sostanza posso usufruire del regime dei minimi per 7 anni);
  • imposta sostitutiva IRPEF al 5%.

Partita IVA: Nuovi minimi

A partire dal 2015 è possibile optare per il regime cosiddetto dei Nuovi Minimi. Le caratteristiche sono un po’ diverse da quelle del regime precedente:

  • è possibile la mera prosecuzione;
  • ricavi massimi vanno tra i 15.000 e i 40.000 euro a seconda del codice ATECO prescelto;
  • è possibile avvalersi di collaboratori, ma i costi devono rimanere al di sotto dei 5.000 euro;
  • è possibile esportare;
  • non c’è limite di durata se si rimane entro quello dei ricavi;
  • imposta sostitutiva IRPEF al 15%.

Partita IVA: Regime Ordinario

Se chi intende aprire la partita IVA non rispetta le caratteristiche dei regimi agevolati di cui sopra, occorrerà utilizzare il regime che chiameremo ordinario. Il che comporta:

  • liquidazioni e versamenti IVA (nei regimi dei minimi non si è soggetti IVA);
  • tenuta dei registri contabili;
  • assoggettamento agli Studi di Settore;
  • imposizione fiscale ordinaria, dunque IRPEF progressiva per scaglioni;
  • possibilità di assumere dei dipendenti e/o di avvalersi liberamente di collaboratori;
  • nessun limite ai ricavi;
  • nessun limite alle esportazioni.

Lavoro autonomo e dipendente insieme

A questo punto potrebbe sorgere una domanda: ma se sono un lavoratore dipendente e volessi aprire la partita IVA per svolgere una seconda attività in proprio?
In questo caso la prima risposta è regime ordinario.
A meno che:

  • non si tratti di mera prosecuzione di attività svolta da dipendente, e allora si può accedere ai minimi al 5%;
  • i redditi da lavoro autonomo siano superiori a quelli da lavoro dipendenti, e in questo caso si può procedere con il regime dei minimi al 15%.

Gestioni INPS

Doveroso un accenno alle gestioni INPS, soprattutto per capire in che modo le aliquote contributive incidono sul reddito da lavoro autonomo.
Ecco quali sono le aliquote e i contributi fissi da versare, ad oggi:

  • Artigiani. Contributi fissi annui pari a 3.529,06 euro, più il 22,65% della quota che eccede il reddito minimo, fissato a 15.548 euro.
  • Commercianti. Contributi fissi annui pari a 3.543,05 euro, più il 22,74% della quota che eccede il reddito minimo, fissato a 15.548 euro.
  • Gestione separata. Aliquota per il 2015 confermata al 27%, ma destinata a salire nei prossimi anni come per le gestioni di cui sopra.

C’è però una novità. Gli artigiani e i commercianti che accedono al regime dei minimi al 15%, non saranno tenuti a versare i contributi fissi, ma applicheranno la sola aliquota al reddito effettivamente prodotto.
È comunque evidente che sul fronte contributivo la situazione è ancora più fluida che su quello fiscale, se possibile.

Partita IVA: imposizione fiscale

Come descritto sopra, i titolari di Partita IVA pagano l’IRPEF. Sappiamo che i minimi verseranno il 5% del proprio reddito, dunque dei ricavi meno i costi deducibili, mentre i nuovi minimi andranno a versare quale imposta sostitutiva il 15% del reddito determinato a forfait moltiplicando i ricavi o i compensi per un coefficiente che varia a seconda dell’attività svolta, dipende insomma dal codice ATECO.
Per gli ordinari ci sono le aliquote IRPEF progressive per scaglioni:

  • 23% per i redditi fino a 15.000 euro;
  • 27% per la parte di reddito che va da 15.001 a 28.000 euro;
  • 38% per la parte tra 28.001 e 55.000 euro;
  • 41% per la parte tra 55.001 e 75.000 euro;
  • 43% per la parte di reddito superiore a 75.000 euro.

Facciamo un esempio. Per un reddito di 78.000 euro pagheremo (valori arrotondati all’unità di euro): 3.450 euro per il primo scaglione, 3.510 per il secondo scaglione, 10.260 per il terzo scaglione, 8.200 euro per il quarto scaglione, 1.290 euro per il quarto scaglione, per un totale di 26.710 euro (all’incirca il 34% del reddito).

Partita IVA costi deducibili

Mentre per i nuovi minimi non esistono costi deducibili poiché la base imponibile si determina a forfait moltiplicando i ricavi per un coefficiente, per i minimi al 5% e i possessori di una partita IVA ordinaria bisogna determinare il reddito sottraendo ai ricavi i costi, purché siano deducibili.
I costi sono deducibili se inerenti l’attività svolta. Banalmente se mi occupo di catering potrò scaricare una spesa di tipo alimentare, se invece faccio l’idraulico no.
Nel caso in cui si decida di lavorare da casa e si indichi il proprio indirizzo all’apertura della partita IVA, si potrà dedurre,scaricare, il 50% delle spese legate all’abitazione come affitto, riscaldamento, elettricità ecc.
Attenzione alle spese telefoniche e a quelle sostenute per l’automobile. Si tratta delle tipologia di spesa che negli anni hanno maggiormente subito delle modifiche in quanto a deducibilità. Bisognerà verificare di anno in anno quali sono le percentuali deducibili che potrebbero variare anche in base all’attività svolta, e ritorniamo al famigerato codice ATECO.

Partita IVA: Fai da te?

Ognuna delle attività descritte sopra, dalla scelta del codice ATECO all’individuazione della corretta gestione INPS, possono essere effettuate avvalendosi dei servizi di patronati, professionisti abilitati (quali commercialisti o consulenti del lavoro), oppure in totale autonomia.
In teoria ognuno di noi ha gli strumenti per gestire autonomamente la propria attività economica, dalle aperture delle posizioni fiscali e contributive alla contabilità fino alle dichiarazioni dei redditi. Le istituzioni mettono a disposizione dei cittadini dei canali telematici dedicati e gestibili attraverso PIN personali.

Chi scrive però consiglia caldamente di valutare, alla luce della complessità delle normative italiane, se valga la pena di risparmiare sui costi da destinare alla consulenza amministrativa per poi usare molte, troppe ore del proprio lavoro per rincorrere le normative, gli aggiornamenti dei software fiscali e gli eventuali richiami dell’amministrazione finanziaria.
Insomma, sulla carta si può fare tutto da soli ma conviene valutarne bene la convenienza. Si tratta comunque di un esercizio molto utile per chi ha deciso di mettersi in proprio: stabilire quali attività internalizzare e quali no dimostra già da subito un’attitudine imprenditoriale.

Disclaimer: la materia trattata in questo articolo è decisamente ampia e non vi è alcuna pretesa di completezza dal momento che ogni singolo punto è oggetto di interpretazioni dottrinali e giurisprudenziali. Si consiglia pertanto di rivolgersi comunque agli Enti di riferimento, ai patronati o ai professionisti abilitati, per poter prendere le proprie decisioni nella maggior consapevolezza possibile.

MICHELA CALCULLI

Dagli studi professionali tra Milano e Torino al blog personale, passando per un'esperienza televisiva che ha segnato la svolta. Tre grandi passioni: la scrittura, il fisco, la semplicità. Meglio nota in Rete come @mammaeconomia, sempre in equilibrio tra famiglia e professione tra comunicazione e aggiornamento fiscale.

http://www.6sicuro.it/consigli-risparmio/aprire-la-partita-iva

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