Ancora la nuova sinistra? - di Marino Badiale

Le scelte del PD di Renzi, sempre più sfacciatamente antipopolari e antidemocratiche, fra distruzione dei diritti dei lavoratori e attacchi alla Costituzione, hanno aperto uno spazio politico alla sinistra del PD. È quasi certo che tale spazio verrà presto occupato da una forza politica che, presumibilmente, metterà assieme transfughi del PD, piccoli partiti come SEL e Rifondazione (oppure loro componenti), e singole personalità (come Cofferati), oltre, presumibilmente, a vari spezzoni della composita galassia di movimenti e associazioni della sinistra italiana.

Penso sia bene esprimere un giudizio preciso sul significato di una tale operazione. Nella sostanza si tratterebbe dell'ennesima riedizione di ciò che è stata prima Rifondazione e poi SEL. Il punto decisivo è che una tale nuova forza politica non avrebbe nessuna prospettiva strategica al di fuori di una alleanza col PD: che è stata esattamente la situazione di Rifondazione prima e SEL dopo. Ma poiché il PD, oggi come vent'anni fa (comunque si chiamasse allora) non è una forza di “sinistra riformista” (nel senso storico della parola “riformismo”), che si possa cercare di “condizionare”, ma è semplicemente una delle componenti di un ceto dominante che ha come prospettiva strategica la distruzione dei diritti e dei redditi dei ceti subalterni, oltre che della democrazia, ogni prospettiva di alleanza, oltretutto da una posizione minoritaria, non può che significare la resa incondizionata alle linee strategiche dei ceti dominanti. Resa che può essere decorata con bandiere rosse e pugni chiusi oppure con “narrazioni” sui diritti: la sostanza non cambia. E tale sostanza è esclusivamente questa: tutte queste forze di sinistra hanno rappresentato e rappresentano la “copertura a sinistra” del PD, rappresentano cioè un modo per portare al PD voti che potrebbero andare a forze di autentica opposizione, impedendo così la nascita di tali forze. Tutti questi partitini, da Rifondazione in poi, hanno quindi avuto un ruolo essenzialmente negativo, e sono da combattere come avversari da chiunque sia interessato a contrastare gli attuali ceti dominanti.

Prevediamo che la nuova forza politica non porterà variazioni a questo schema, almeno nella sostanza. È probabile però che nell'immediato essa sfrutterà una retorica di “sinistra di opposizione”: infatti, se è vero che la linea di tendenza strategica per una tale forza non può che essere l'alleanza col PD, nel breve periodo il PD non ne avrà bisogno (preferendo, se necessario, alleanze con pezzi del ceto politico di centrodestra), per cui non ci saranno le condizioni politiche per l'alleanza e prevarranno le retoriche di contrapposizione. In questo modo la nuova forza politica occuperà agevolmente lo spazio apertosi alla sinistra del PD e impedirà la nascita di una vera forza politica di opposizione.

Sono ormai vent'anni che queste dinamiche si ripetono senza grosse variazioni, ed è davvero impressionante vedere il modo in cui “le stesse cose ritornano”, come scrivevo in un post di qualche anno fa. In effetti il vero tema da indagare non è tanto la dinamica del ceto politico, che è piuttosto chiara, ma il mistero di un mondo di associazioni, movimenti, militanti “di sinistra” che continua a ricadere sempre nelle stesse illusioni, da vent'anni (almeno) a questa parte.

Ma non voglio approfondire adesso questo aspetto, anche perché ne ho molto parlato in passato. Vorrei invece discutere un paio di possibili obiezioni alla tesi fin qui esposta. In effetti, ci potrebbe essere qualche motivo per sostenere che “questa volta è diverso”, che la nuova forza politica “di sinistra” non è destinata all'accordo subalterno col PD. Voglio esaminare due di queste possibili obiezioni.

La prima consiste nel segnalare la novità rappresentata dal Movimento 5 Stelle. Non potrebbe esso rappresentare un polo di attrazione, nei confronti della nuova forza politica, alternativo al PD? Senza avere certezze assolute, mi sembra che la risposta sia “probabilmente no”. Il punto è che il ceto politico che costituirà la nuova forza di sinistra vuole per prima cosa sopravvivere come ceto politico, vuole cioè avere rendite e posizioni di potere. Per vari motivi legati alla sua organizzazione interna, il M5S sembra da questo punto di vista poco ospitale, e quindi poco attraente per il ceto politico “di sinistra”.

La seconda obiezione punta l'attenzione sul fatto che Renzi sta decisamente facendo “terra bruciata”: il suo modo di gestire sia il governo sia il PD sembra lasciare poco spazio alle mediazioni. La sinistra, interna ed esterna, sembra avere come unica scelta quella tra il suicidio e l'opposizione. Non potrebbe allora essere questa una novità tale da cambiare l'evoluzione politica della futura nuova forza di sinistra? Insomma, questo ceto politico non potrebbe essere spinto all'opposizione da mere logiche di sopravvivenza? La risposta è che questo potrebbe in effetti accadere, ma si tratterebbe allora di una opposizione di scarsa serietà e convinzione. Un'opposizione che sarebbe sempre pronta a rientrare nei ranghi al primo accenno, da parte di Renzi, di una disponibilità ad offrire qualche posizione di potere. Difficile pensare di poter fare affidamento su una opposizione di questo tipo.

Il contenuto di verità di quest'ultima obiezione sta, per dirla in maniera sintetica, nel fatto che la crisi porta allo sviluppo di notevoli contraddizioni all'interno dei ceti dominanti, contraddizioni che si manifestano come lotte accanite per la sopravvivenza politica. Una autentica forza di opposizione anticapitalistica potrebbe senz'altro fare leva su queste contraddizioni, magari anche tramite alleanze, tattiche e temporanee, con una parte del ceto politico. Ma purtroppo una tale autentica forza politica di opposizione non c'è, e non se ne vedono neppure le avvisaglie.

Fonte: il main stream

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