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Teatro Golden di Roma – “Zio Pino” con Euridice Azen, Simone Montedoro e Stefano Fresi
Teatro Golden di Roma – “Zio Pino” con Euridice Azen, Simone Montedoro e Stefano Fresi

“Il passato è passato, il futuro non c’è, il presente è quello che è”: ecco condensata la filosofia di vita di Clelia che con il fratello Lorenzo si è installata in casa di zio Pino, vecchio generale titolare di una cospicua pensione Inps, dove vive come gli uccelli sui rami, inconsapevole della ferrea legge della Natura che insegna che qualunque creatura è inserita nel crudele gioco della variabilità, e non può dunque sottrarsi alla propria fine. Siamo al Teatro Golden per divertirci con “Zio Pino”, una commedia scritta da Ennio Speranza, Andrea Tagliacozzo e Massimo Natale , che ne cura anche una regia con valenze cinematografiche, sfruttando appieno le risorse anche fisiche del suo cast, da Euridice Axen a Simone Montedoro, i due fratelli, alla vis comica di Stefano Fresi, perfettamente nel ruolo di un amico e vicino di casa, pazzo d’amore per Clelia, pasticcione, canterino, ingombrante e invadente fino ad essere onnipresente. Mentre Lorenzo cerca senza successo un lavoro qualsiasi che gli consenta di programmare il futuro, Clelia, personalità dominante e prepotente, gestisce il vecchio dedicandosi a passatempi più divertenti, a fare shopping, per esempio, e a cercare amatori cui proporre la ricca collezione di archibugi ed altre armi d’epoca del generale. L’ispirazione è dunque data da uno dei nodi più stretti della realtà di oggi, e lo spunto sono certamente notizie di cronaca che raccontano come intere famiglie devono appoggiarsi ad una pensione per tirare a campare, a volte frodando l’Inps con certificazioni fasulle che prolungano oltre i limiti naturali la vita del congiunto. Perché spesso la crisi economica si appoggia ad una più vasta crisi di valori, e non c’è dubbio che un certo spirito vampiresco animi i parenti-sanguisughe. Vicende umane che hanno un lato amaro e dolente, ma in “Zio Pino” temperate da un certo spirito che oscilla fra l’umorismo e il grottesco, fino alla farsa. Il problema che investe questa commedia ben recitata è vissuto oggi in Italia, specialmente dalla generazione dei trentenni, come un dramma sociale. Qui, a consegnarsi ai ruoli troviamo attori come Euridice Axen, cui è destinato il personaggio di Clelia che vive senza spessore, cinica quanto basta, dominante sul più fragile fratello, lei non pensa che in una unica direzione, quella di accontentare i propri desideri e sperare che tutto duri così, per sempre. La grande legge dell’avvicendamento delle creature sul pianeta, però, esige che il vecchio generale consegni il corpo così orgogliosamente portato fino ai più alti gradi della carriera militare. Ma se si facesse un funerale, tributandogli gli onori che merita, che fine farebbero i nipotini squattrinati e senza appoggi? E che fine farebbe il progetto di assistenza scolastica di Matteo, fermamente deciso a farsi sostenere con una bella sommetta mensile dallo zio dei due amici-vicini di casa? Gli autori trovano l’escamotage di un farsesco travestimento che dovrebbe eliminare ogni rischio, quando la situazione precipita, e si presenta alla porta una ragazza che si dichiara figlia del generale, che chiede si faccia il test del Dna per il riconoscimento di paternità. In realtà si tratta di una bella ispettrice dell’Inps (Noemi Sferlazza), venuta a constatare l’esistenza in vita del pensionato. Tutto finito, dunque? No, perché i solerti e generosi autori trovano una impensabile soluzione che si tinge delle tinte rosa di un amore che sboccia imprevedibilmente e di quelle nere di un altro poco morale inganno, ma fatto a fin di bene. Insomma” il fine giustifica i mezzi”, Machiavelli docet.

http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=23740

Tag(s) : #Lodigiano: Teatro- Eventi- Cultura
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