Mister X - di Giampaolo Cufino

Lann Hornscheidt non è né Professore, né Professoressa, ma Professorx. Neanche dal nome o dall’ aspetto si riesce a distinguere se sia uomo o donna e questa indeterminatezza è intenzionale. Hornscheidt insegna e ricerca nelle materie “Studi Gender e analisi del linguaggio” all’ Università Humboldt di Berlino, e precisamente al centro locale per gli studi transdisciplinari di genere.
Chi vuole mettersi in contatto con lui/lei o esso alla suddetta cattedra, deve però osservare precise indicazioni: adottare un appellativo neutrale, quindi in nessun caso “Signore” o “Signora”, bensì “Egregix Profx. Lann Hornscheidt”.
Una simile richiesta bizzarra non ha potuto che ottenere una certa risonanza pubblica; alla fine del 2014 si è diffusa come un lampo su canali virtuali come Facebook, suscitando un flusso di reazioni, per lo più negative. Una parte dei commenti rivolti non è stata proprio formale, si è arrivati anche a usare termini come “anormale” o “malato di mente”.
Già nella primavera del 2014, quando il team di Hornscheidt aveva dato alle stampe un manuale linguistico “femminista”, seguirono minacce di morte e di violenza sessuale.
Antonia Baum, giornalista del FAZ, aveva denunciato indignata la presunta follia da parte degli ambienti di estrema destra, additati come i responsabili di tali intimidazioni.
Nei media ci furono comunque ampie manifestazioni di solidarietà, in particolare da parte della rete femminista, anche perché il Professor X è conosciuto come Antje Hornscheidt, quindi ufficialmente è una donna.
Ci stiamo avviando comunque verso una neo-lingua orwelliana, dove chi vuole, può pretendere che gli si venga rivolta parola con epiteti come “Maestro sublime” o “Vostra Eccellenza”.
E quindi per quale ragione non “Professorx”? Hornscheidt sostiene che la sua sia solo una proposta e non costituisca nessun obbligo, tuttavia ci si pone la domanda di quale debba essere il senso e lo scopo della forma X, quando già il femminismo ha causato guasti linguistici come la I maiuscola (invece di Stundenten/innen, viene usata la forma StudentInnen) o il trattino basso (Student_innen).
Ma come si evince tranquillamente, non si tratta di una richiesta di emancipazione femminile per avere più visibilità anche a livello linguistico.
Si tratta piuttosto di persone come lo stesso Hornscheidt che non si sentono né donna, né uomo. In un’ intervista allo Spiegel Online lo ha chiarito lui/lei/esso: “La forma X dice tanto per cominciare: c’è una persona. Ciò potrebbe mettere in discussione a livello linguistico in maniera essenziale il sesso come categoria fondamentale. La X contrasta le tradizionali presentazioni delle persone”. Qui siamo senza troppi giri di parole nel cuore dell’ ideologia gender, cioè la “decostruzione” del genere e dell’ identità.
Quello zero - virgola - qualcosa percentuale dell’ umanità, che non appartiene o non vuole appartenere a nessuno dei sessi biologici, si spinge fino al centro dell’ attenzione e stabilisce il metro linguistico.
Non bisogna essere di destra o antifemministi per affermare in tutta calma che il Genderismo non è altro che “un problema di lusso di una società rincretinita”.
Ma Lann Hornscheidt è tutt’ altro che rincretinito.
Mentre la maggior parte delle persone con gravi problemi di identità spende molti soldi in ore di terapia, Hornscheidt si terapizza da solo e in compenso si fa pagare anche uno stipendio da professore. Furbo Mister X.
Questo caso mostra anche in maniera chiara cosa succede, quando ideologia e scienza allacciano una stretta relazione: la scienza degenera in una semplice foglia di fico, mentre il contenuto viene determinato per lo più dall’ ideologia.
E lo ammette lo stesso Hornscheidt, in un’ altra intervista concessa al canale RBB: “Questa proposta (dell’ uso linguistico della X) non proviene assolutamente dall’ ambito dell’ Università, ma viene dalle comunità, dai movimenti trans e dalle associazioni politiche”.
Qui l’ ideologia ha infiltrato la scienza e in parte ne ha usurpato il ruolo.
Il vero scandalo non sono le proposte linguistiche (Professix, Studentix) che suonano decisamente come i nomi degli abitanti di un piccolo villaggio gallico di un famoso fumetto e alla fine neanche le ingiurie proferite ai livelli più vari contro tali contorsioni linguistiche.
Piuttosto è scandaloso che ci sia soprattutto qualcosa come un “Centro per studi di genere transdisciplinari” e per di più 215 professori di “genere” in Germania, una terra che un tempo era fiera della sua partecipazione al progresso della scienza.
Punto di partenza degli “studi di genere” è al contrario che il sesso sia unicamente una “costruzione” e che venga strumentalizzato dagli uomini eterosessuali e bianchi per la garanzia dei propri privilegi. Tali sciocchezze dogmatiche sono proprio fuori luogo, soprattutto nelle Università.
http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=23743

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