La malattia del secolo è la solitudine

La malattia del secolo è la solitudine

Meglio soli che male accompagnati? Macché! Anzi, soli si muore, come già cantava Patrik Samson nella famosa hit degli anni Sessanta. Chi vive in solitaria è "malato", perché la solitudine è la vera e letale malattia del secolo. Causa più vittime dell'obesità, quasi quanto la completa indigenza. Insomma, la solitudine accorcia la vita. La diagnosi è scritta nero su bianco sulla rivista scientifica "Perspectives in Psychological Sciences", che ha pubblicato i risultati di una grande indagine su un campione di tre milioni di persone. Il rischio di mortalità per chi vive da solo aumenta, rispetto alla media, del 14%.
Conclusioni allarmanti quelle degli scienziati americani della Brigham Young University, l'ateneo dello Utah che ha condotto la ricerca, e solo apparentemente singolari nell'era dei nativi digitali, del moltiplicarsi di "amicizie" generate dai social network. Amicizie virtuali, che non solo non scongiurano la solitudine, ma paradossalmente finiscono per acuirla. Tra chat, messaggini, tweet e scambio di effusioni online, non ci si rende conto di veder scorrere la nostra vita, e il nostro tempo, in compagnia di perfetti sconosciuti definiti "amici".
La sensazione è di essere in contatto con un sacco di persone, amanti virtuali inclusi, ma concretamente il tempo in cui si rimane inequivocabilmente soli aumenta sempre più. Altro che malessere sociale, lo studio americano suggerisce che la solitudine è una vera e propria malattia, forse "la" malattia di questo ventunesimo secolo. E non deve stupire che l'indagine sottolinei come - almeno da quando esistono statistiche sul fenomeno - si stia vivendo il più alto tasso di solitudine della storia. Mai, come oggi, tante persone vivono questa triste condizione. E i rischi connessi valgono sia per chi ha scelto liberamente di starsene da solo sia per chi, invece, lo è costretto dalla sorte.
"L'effetto sulla longevità è lo stesso - scrive la psicologa Julianne Holt-Lunstad, docente di Scienze sociali, che ha diretto la ricerca -, sia per chi sceglie di isolarsi deliberatamente, sia per chi si sente solo anche se circondato di gente. Apparentemente solitudine e isolamento sociale sembrano due condizioni differenti, ma non è così". Come non è un caso che il rischio di mortalità, abbinato a quello che può essere provocato dalla solitudine, sia quello legato all'obesità. Addirittura i rischi per la nostra salute condizionati dal vivere soli hanno una percentuale doppia, rispetto a quelli dell'eccessivo sovrappeso, che vedono un rischio di mortalità aumentato del 7 per cento rispetto alla media.
Insomma, mangiamo troppo e stiamo troppo soli. E se lo studio evidenzia che l'associazione dei due rischi penalizza maggiormente i giovani rispetto ai più anziani, non bisogna pensare al classico teenager, chiuso nella sua stanzetta, che si rimpinza di merendine collegato online. I maggiori consumatori, in solitudine, di videogames sono soprattutto nella fascia d'età dai 25 ai 40 anni.
Un'"epidemia", quella della solitudine, cui ovviamente non sfuggono gli anziani. E la sua crescita è confermata dal parallelo e progressivo ricorso alla compagnia delle badanti.

Di Ezio Rocchi Balbi

http://www.caffe.ch/stories/societa/50347_la_malattia_del_secolo__la_solitudine/

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog