L’inquietante follia della chirurgia preventiva - di Enrico Galoppini

Che cosa non si fa in nome della “prevenzione”.

Angelina Jolie, già nota alle cronache per la sua costante presenza tra i “rifugiati”, e perciò emblema della carità targata Usa tra i bisognosi e “gli ultimi”, ha annunciato che, dopo essersi fatta asportare ambedue i seni, per “prevenire” l’insorgenza di un ipotetico tumore farà a meno anche delle ovaie e delle tube di Falloppio.

Stabilito che non è in questo modo che si previene l’insorgenza di quelli che la medicina convenzionale chiama “tumori”, viene da chiedersi se la signora Angelina Jolie, a questo punto, potrà ancora essere considerata una donna.

Quello che così si configura, come minimo dal punto di vista anatomico, è un essere umano asessuato.

Sappiamo come questi “divi di Stato”, ben rimpinzati di soldi ed elevati al rango di semidei, vengano utilizzati da ambienti torbidi per diffondere e promuovere stili di vita e modi di pensare. Per imprimere accelerazioni nella loro “agenda”, nella quale gran parte ha l’ideologia di genere e, in definitiva, un’enorme confusione su tutto ciò che concerne i sessi e la riproduzione.

Com’è facile da intuire, tutto si tiene, ed ogni sovversione particolare sostiene e rafforza l’altra, così quello che sembra essere di pertinenza del solo abito medico ha a che fare con la sfera riproduttiva e sessuale, quindi sociale, nonché con la più generale considerazione verso il corpo umano. Il quale, è sempre bene ricordarselo, è un dono che, in questo mondo, ci è stato dato affinché lo custodissimo con cura.

Ma torniamo a questa bislacca concezione della “prevenzione dei tumori”. Uno può anche avere tutti i “precedenti” che vuole in famiglia (anche il sottoscritto ne ha), e persino dei “geni” che favoriscono l’insorgere di determinate patologie, ma mica per questo deve accanirsi, per giunta “preventivamente”, contro il proprio corpo, quando questo non dà alcun segno di malattia. Siamo completamente impazziti?

Questo tipo di “medicina preventiva” tutto taglia e cuci ha un che di grottesco ed inquietante.

Se si pensa che con le varie forme di fecondazione che a ritmo sempre più incalzante si affacciano nel nostro mondo e che “legislatori” sempre più indifferenti verso l’Ordine naturale rendono “legali” (e perciò moralmente accettabili), s’intuisce che una siffatta “prevenzione”, qualora venisse condotta su donne in età fertile senza alcuna gravidanza all’attivo, potrebbe essere tranquillamente resa accettabile ventilando una delle possibilità offerte dal moderno ‘supermercato del bambino’.

E se anche una donna che ha già avuto l’esperienza della gravidanza e del parto trovasse “normale” eliminare dal suo corpo, a fini “preventivi”, tutti i segni della sua femminilità, non ci sentiamo di affermare che questa è una bella notizia.

Ecco dove ha portato “io corpo è mio e lo gestisco io”: a fare quello che vogliono certi “luminari” della cosiddetta “scienza medica”.

Né vale l’obiezione che, come la si voglia mettere, sono pur sempre “fatti suoi”. Eh no, perché altrimenti avrebbe dovuto evitare di strombazzare ai quattro venti, sfruttando il suo personaggio pubblico, una cosa che senz’altro ha il potere di incidere sulla mentalità di molte persone. E che non è esattamente come bersi un bicchier d’acqua.

Ma se si ha l’avallo della “scienza” e della “medicina” tutto è accettabile e buono per definizione. Si è forse mai vista un’illusione così potente come quella del cosiddetto “progresso”? Credo di no, se questo può convincere della bontà di “prevenire” una malattia asportandosi parti così significative del proprio corpo.

Infine, giusto per ribadire qualche concetto sano in mezzo a tutto questo disorientamento, sarà opportuno ricordare come dal punto di vista tradizionale – prima cioè che l’essere umano venisse concepito come una macchina coi relativi pezzi di ricambio – certi interventi chirurgici abbiano sempre posto dei seri problemi “filosofici”.

“Non è permesso farsi operare per i tumori, né alla testa, né al cuore. In effetti se chiedono a me, non do il permesso per nessuna operazione, poiché questi interventi vi accorciano la vita invece di prolungarla. Questo è capitato ad una famiglia in Libano: una donna si fece operare poiché aveva un tumore. Dopo un anno morì. Sua figlia fu ricoverata in ospedale poiché anch’essa era ammalata. Il figlio immediatamente si recò a Damasco dal Grande shaykh ‘Abdallah ad-Daghestani. Il Gran shaykh lo consigliò di far uscire sua madre dall’ospedale il più presto possibile. Così fece, anche se infermieri e dottori tentarono in tutti i modi di dissuaderlo. Vent’anni dopo era ancora in salute. La questione è quanto forte è la vostra fede. I limiti ed i livelli di ciò sono differenti per tutti. Una grande fede vi dà certezza e pazienza, ed altrettanta benedizione. Ma una fede debole diverrà ancor più debole nei momenti di prova e d avversità, e vi troverete senza pazienza” (Shaykh Nazim al-Haqqani an-Naqshbandi, La medicina dei profeti. Armonia tra uomo e natura, Ed. Murid 1994, pp. 27-28).

Per la mentalità moderna, tutta scienza e fiducia cieca nelle operazioni chirurgiche, persino “preventive”, queste risuoneranno come le fatalistiche farneticazioni di un “pazzo”.

Ma pazzia per pazzia, preferisco pensare che in quest’atteggiamento non vi sia del “fatalismo”, bensì una lucida consapevolezza dell’eccezionalità e dell’intrinseca consonanza dell’essere umano col divino, sempre che egli sappia ‘sintonizzarsi’ correttamente con la sua Origine, riponendo in Lui la fiducia, fino all’Ora che attende ciascuno.

L’alternativa, agghiacciante e disperante nella sua versione estremizzata, che cos’è? Un uomo assimilato in tutto e per tutto ad un macchinario, che pur d’illudersi di campare in eterno, pensando addirittura di migliorare ciò che è già “perfetto”, è disposto a tutto, dagli innesti artificiali del Transumanesimo a queste assurde pratiche per “prevenire” ipotetiche malattie, rimettendosi così alla pretesa onniscienza di altri naufraghi alla deriva come lui.

Fonte: Il Discrimine

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