Il grande business dello "spinello" legale

Il grande business dello "spinello" legale

Gli affari sono affari. E chi li sa fare, sa fare anche i calcoli. Ecco allora che davanti alla prospettiva di una legalizzazione della marijuana nei 50 Stati degli Usa, gli economisti hanno stimato il colossale giro d'affari: 36 miliardi di dollari l'anno. Torta ricca, che fa gola. Alle grandi multinazionali delle sigarette, tutte con sede in Svizzera, compresa la leader di mercato, la Philip Morris (135 miliardi di fatturato l'anno). Per loro le ricadute economiche sarebbero notevoli e andrebbero abbondantemente a colmare il calo dei consumi di tabacco.
Ma il dibattito è appena cominciato. E non soltanto negli Stati Uniti. Ecco perché i big del tabacco stanno monitorando proposte di legge e altre iniziative legali in tutto il mondo. Nel caso in cui alcuni Paesidecidessero di legalizzare lo "spinello", loro sono le uniche grandi aziende con adeguate strutture produttive per il nuovo business. Hanno fabbriche, reti di stoccaggio, magazzini, una rete di distribuzione internazionale e perfino laboratori capaci di garantire gli standard che verrebbero eventualmente decisi per legge. Insomma, come hanno scritto i giornali americani: sta arrivando il "cannabusiness".
"Tutto questo, però, sarebbe pericoloso. Perché il tabacco, che fa male, e la marijuana sono due sostanze diverse tra loro e tali devono rimanere", spiega il dottor Werner Nussbaumer, autorizzato, dopo una lunga battaglia, dall'Ufficio federale della sanità a prescrivere cure con farmaci a base di cannabis ai suoi pazienti. "Usando poi - aggiunge il medico - prodotti alla cannabis, siano sigarette già pronte, magari mischiate con il tabacco, o foglie sfuse, queste multinazionali potrebbero sfruttare le proprietà dei due prodotti, creando dipendenze. Io sono, come si sa, per una somministrazione per uso terapeutico, e controllato dal punto di vista medico, di dosi di canapa, che è un rimedio naturale conosciuto da tempo per curare determinate malattie". Negli Stati Uniti come Nussbaumer ci sono migliaia di medici e in una dozzina di Stati si può usare la canapa a fini terapeutici sotto stretto controllo sanitario.
Ma certo che se la marijuana venisse anche solo parzialmente legalizzata, scatterebbe la corsa al grande business. E non soltanto negli States o in molti Paesi europei. Anche in Svizzera, dove il dibattito negli ultimi anni ha ripreso vigore con diverse proposte depositate a Berna e Bellinzona. Su scala nazionale si stima che il numero di consumatori sia superiore al mezzo milione. Secondo un sondaggio internazionale sulle droghe, realizzato da un team di ricercatori di Global drug survey in quaranta Paesi, risulta che il 19 per cento degli svizzeri non ha problemi ad ammettere d'aver usato cannabis o di usarla ancora oggi. La media negli altri Paesi esaminati nello studio è del 13 per cento. Ma il grande affare scatterebbe anche nel caso si arrivasse una legalizzazione parziale, con precise regole, come quella richiesta da tempo dall'Associazione cannabis ricreativa Ticino.
Basta qualche numero per descrivere la portata del fenomeno. In Svizzera il consumo di cannabis produrrebbe, secondo Sergio Regazzoni, fondatore dell'associazione ticinese, un giro d'affari vicino ad un miliardo di franchi l'anno.
Insomma, sia che si vada verso una legalizzazione a scopo sanitario che verso un allentamento delle norme per l'uso ricreativo della canapa, lo "spinello" sarà un grande business.
Di Mauro Spignesi
mspignesi@caffe.ch
@maurospignesi

http://www.caffe.ch/stories/cultura/50356_il_grande_business_dello_spinello_legale/

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