È finita la stagione dei " Compro oro"

È finita la stagione dei " Compro oro"

Buonanotte e sogni d'oro. La stagione aurea dei "Compro oro" appartiene ormai al passato. In Ticino, come altrove, il netto calo del prezzo del prezioso metallo si è tramutato in un brusco risveglio per i moltissimi che si erano lanciati nell'affare. Tre anni fa, quando il valore dei lingotti aveva raggiunto picchi di 50mila franchi e oltre al chilo, si erano illuminate decine e decine di insegne con l'allettante richiamo: "Acquisto oro, soldi subito". Da circa un anno la quotazione si è assestata sui 35-38mila franchi e la bolla di chi ci lucrava sopra si è sgonfiata. Nel marzo 2013 in Italia, ad esempio, si contavano in questo business ben 36.235 agenzie, ora sono scese a 23.260. Il tonfo è stato pesante anche in Ticino, negozi decimati e affari crolati del 70%.
Dati precisi per il cantone non ce ne sono, ma i pochi operatori rimasti nel settore dicono che il volume d'affari rispetto ai tempi del boom è drasticamente diminuito. "Chi faceva solo quello è in pratica sparito o è destinato a chiudere" afferma Silvano Argiolas, titolare della Preziosi Point, gioielleria di Lugano. Sul mercato sono rimasti i commercianti esperti, specializzati nella compravendita di monili che valutano anche lavorazione e pietre incastonate. "C'è stato sicuramente un calo tra le persone che vendevano i loro preziosi, semplicemente perché anche l'oro a un certo momento si esaurisce e uno alla fine resta con le cose belle. Quelle che non cederebbe mai o quasi. Noi ritiriamo gli oggetti che sarebbe un peccato portare in fonderia. Va bene tutto, ma come si fa a fondere un Cartier o un Bulgari. A differenza dei compro oro, che si limitano a considerare solo il valore del metallo, noi valutiamo il prezioso, che può essere restaurato e rimesso in vendita. Così continuiamo a lavorare, perché di cose belle in giro ne restano parecchie".
I crogiuoli si sono comunque raffreddati rispetto al periodo rovente in cui c'era anche chi organizzava acquisti estemporanei negli alberghi. Insomma sulla piazza s'incontravano gli operatori più singolari e i giornali traboccavano di inserzioni pubblicitarie. Oggi, invece, molti dei numeri telefonici che ancora si trovano su internet sono disattivati e diverse società sono nel frattempo fallite. Una moria evidenziata dallo stesso registro di commercio. "Chi compra l'oro da fusione, quello destinato alle fonderie, è infatti scomparso dalla scena" continua Argiolas. All'origine del fenomeno, secondo il gioielliere, ci sarebbe una combinazione di concause: "Prima chi possedeva il metallo prezioso era molto più stimolato a venderlo perché le quotazioni erano altissime e poi c'era un tam-tam mediatico quotidiano sul valore che stava andando alle stelle. Oggi, non è più così, anche se la quotazione resta comunque buona. Rispetto, per esempio, al 2005 quando la valutazione era partita dai 15mila franchi al chilo". Significativa la testimonianza del titolare di "un compro oro" con diversi negozi nel cantone. "Il picco del prezzo aveva fatto nascere tantissimi esercizi. Qualcuno serio e molti altri nati sull'onda del momento. La quotazione più bassa ha decimato questi ultimi, che erano partiti senza ben considerare le capacità del mercato. Sono rimasti quelli del mestiere. Che affiancano altre attività al semplice acquisto dell'oro". Difficile, stimare il numero dei caduti sul campo: "I volumi del metallo ritirato sono diminuiti tantissimo - precisa- attorno al 70% rispetto al periodo migliore. Il mercato ora è fatto da chi ha assolutamente bisogno di liquidità, e da chi ha paura di tenersi in casa gioielli, che magari non indossa più, e si premunisce così contro i furti".

Di Dario Spignesi

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