Yellen e Draghi uniti con le banche - di Giuliano Augusto

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Anche la Federal Reserve intende perseguire una politica monetaria “accomodante”. Come la Banca centrale europea che, a più riprese, ha parlato di misure “non convenzionali”. Cambiano le parole ma la sostanza resta sempre la stessa. Più soldi versati alle banche per permettergli di continuare a fare i propri interessi, sempre a spese dei cittadini. Janet Yellen e il suo degno collega Mario Draghi confermano in tal modo che, per loro, il centro della vita economica e le premesse di una crescita economica passano attraverso la salute dell'Alta Finanza che è stata, ricordiamocelo sempre, la principale responsabile della crisi finanziaria del 2007-208 che aveva continuato a speculare grazie ai soldi gentilmente versati dal predecessore della Yellen, l'esimio Ben Shlomo Bernanke. Soldi ai quali, durante la crisi, si erano aggiunti quelli del Tesoro Usa, a conferma che i presidenti repubblicani (Bush I e Bush II) e democratici (Clinton e Obama) sono sempre ben determinati nel difendere gli interessi di chi li ha portati alla Casa Bianca. Certo la Federal Reserve, unitamente al Tesoro, aveva avviato una lenta diminuzione nell'acquisto di titoli pubblici e privati e nella fornitura di liquidità al sistema finanziario, quindi alle banche sue azioniste, sostenendo che l'economia aveva ripreso a tirare, ma per gli gnomi di oltre Atlantico questo non è mai sufficiente. L'importante, al contrario, è rassicurare il sistema e gli amici di Wall Street che la Fed e il Tesoro hanno sempre a cuore gli interessi degli “amici” ed anche se i soldi versati saranno meno che in passato (è anche una questione di decenza di fronte all'opinione pubblica) l'andazzo continuerà. Una puntualizzazione che doveva essere fatta, sopratutto ora che in Europa l'ex Goldman Sachs (Mario Draghi) è partito in quarta con il suo Quantitative Easing che, già dal nome, precisa e ribadisce le proprie intenzioni. Come se poi non le conoscessimo. Resta la realtà di una economia che negli Usa così come in Europa è “drogata” dagli interventi delle Banche Centrali. Negli Usa questo è servito a fare ripartire l'economia, specie in conseguenza dell'enorme flessibilità del mercato del lavoro dove oggi lavori domani chissà, a prescindere da come vada l'azienda di riferimento. Un modello che Draghi e i suoi, più la Commissione di Bruxelles, vorrebbero introdurre anche qui. Precariato e flessibilità, ti assumo soltanto se ti posso licenziare. Un principio che Matteo Renzi ha fatto presto ad applicare. Una mercato finanziario “drogato” ed una economia ugualmente drogata, visto che al Congresso Usa, dopo il solito teatrino fra democratici e repubblicani, si raggiunge sempre e comunque, un accordo per alzare il tetto legale del debito pubblico che ormai ha toccato il 110% sul Prodotto Interno lordo e il 140% tenendo conto dei debiti delle amministrazioni locali. La Fed non ha escluso un rialzo dei tassi di interesse, più che altro per impedire un eccessivo deprezzamento dell'euro rispetto al dollaro, con un cambio che è ormai vicino alla parità. La ripresa va bene ma anche le esportazioni devono avere una valvola di sfogo e per una economia come quella Usa, basata sulla domanda interna, questo rimane fondamentale. Restano per la Yellen e per Draghi le preoccupazioni per il futuro della Grecia che sta cercando disperatamente di incassare un po' di soldi e di respiro per evitare la bancarotta. Il governo di Tsipras, arrivato al potere promettendo ai cittadini una lotta dura e senza paura contro l'austerità imposta dalla Merkel e dalla Bce, ha dovuto fare i conti con la realtà. E la realtà è quella di un debito pubblico al 180% del Pil che lascia ben pochi spazi autonomi di manovra a Tsipras e al ministro delle Finanze Varoufakis, una singolare figura di economista “marxista”, ma di formazione anglofona, in precedenza professore di economia in una università del Texas. Dovete fare le riforme e tagliare la spesa pubblica, ribadiscono da Berlino e da Francoforte. I soldi ci sarebbero pure ma dovete fare i bravi. L'ipotesi di una bancarotta greca agita i mercati per i suoi contraccolpi sull'economia europea e mondiale, con le banche piene ancora di titoli di Atene e che la Bce si guarda bene dal comprare. Draghi quantomeno non è un fesso. I soldi li presta a chi potrà dimostrargli la sua riconoscenza. E alla Grecia, oltre al turismo e all'agricoltura, e a un po' di cantieristica, è rimasto ben poco. - See more at: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=23729#sthash.ipDVDvU0.dpuf

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