Valute locali: un’idea contro la crisi che in Italia non decolla?

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Valute locali: un’idea contro la crisi che in Italia non decolla?

L’idea di creare una moneta locale alternativa a quella ufficiale non è certo un’idea originale, nata in questi giorni. Ha origini ben più lontane, da Carlo Magno sino a Napoleone sono servite a rafforzare il commercio locale. Senza risalire al Sacro Romano Impero, però, già durante la crisi petrolifera degli anni ’70 erano tornate in auge. Dagli anni ’70 ad ora, però, c’è stato un gran cambiamento. Nel ’71 Nixon decise di interrompere ogni riferimento all’oro, ossia fare in modo che il prezzo del denaro non fosse più legato al valore del metallo prezioso, ma deciso soprattutto dai mercati. Questo comporta, innanzitutto, che ogni emissione di moneta da parte delle banche centrali comporti anche un’emissione di nuovo debito. E il localismo, negli ultimi anni, si è andato sempre più diffondendo.

Negli Usa, ad esempio, ha fatto scuola l’esempio del North Dakota, dove la presenza di una moneta parallela al dollaro ha permesso di ridurre l’impatto della recessione. Nel 2008 quando tutto il resto degliStates era già sovrastato dalla dilagante disoccupazione e dal terrore per la bolla speculativa ormai scoppiata, in questo Stato la disoccupazione era pari solo al 3,4%.

In Italia da tempo, ormai, il malcontento verso l’euro è altissimo. Sempre più si va diffondendo fra la gente e l’insofferenza verso la moneta unica e l’euroscetticismo va espandendosi. Nonostante questo, fino ad ora il tentativo di creare una moneta “locale” ed alternativa ancora non sembra essere largamente sbocciata nel nostro Paese. Esiste però un progetto di valuta locale. Si tratta dello Scec, “Solidarietà ChE Cammina”. In realtà non può essere considerata una moneta vera e propria, dato cheviene distribuita gratuitamente agli associati, permettendo degli sconti nei negozi e negli esercenti accreditati. Il valore di ogni Scec è di un euro: come dicevamo, però, più che una valuta, rappresenta un buono sconto, dato che chi aderisce si impegna a praticare ai soci uno scontro fra il 10 ed il 30%.

Lo Scec, nonostante non sia pienamente avviato, ha come scopo quello di favorire maggiormente il giro d’affari dell’economia locale. Questo permetterebbe di creare microeconomie che ridurrebbero al massimo la perdita di ricchezza. Come le altre valute locali, poi, ha anche il compito di aumentare il potere d’acquisto non solo dell’acquirente, ma anche del venditore. Le regioni in cui lo Scec è attivo sono numerose, ma sicuramente l’elemento di risonanza maggiore è stato dato alla valuta da Parma. Una volta divenuto sindaco, Pizzarotti ha infatti deciso di adottare questa valuta, proprio perché sarebbe capace di rivitalizzare il commercio locale, a maggior ragione in una città con i conti fortemente in rosso come quella emiliana.

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