Sanità: l'infortunio è al femminile - di Tania Careddu

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Sanità: l'infortunio è al femminile - di Tania Careddu

Oltre il 15 per cento di tutte le donne infortunate sul lavoro opera nella sanità. Che è uno dei pochissimi settori in cui l’incidenza degli incidenti femminili è superiore a quella maschile. Sebbene il fenomeno infortunistico abbia segnato una costante tendenza alla diminuzione, il calo nelle professioni sanitarie risulta più contenuto rispetto agli altri ambiti e per la componente femminile, nel periodo che va dal 2009 al 2013, gli infortuni sono scesi del 13,7 per cento.

Al pari degli infortuni, anche le malattie professionali colpiscono, nell’80 per cento dei casi, le donne, secondo quanto si legge nel dossier "Prendersi cura di chi ci cura", a cura dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi sul Lavoro (ANMIL).
Patologie dell’apparato muscolo-scheletrico, vedi tendiniti, affezioni dei dischi intervertebrali, sindrome del tunnel carpale: tutte causate, per lo più, da sovraccarico bio-meccanico, posture incongrue, movimenti ripetuti o scoordinati. I rischi degli infortuni sono legati all’utilizzo di agenti fisici, chimici e biologici, da fattori psicosociali, tipo lo stress lavoro-correlato e il burn out - forma di malessere di natura psicofisica tipica delle cosiddette helping professions - tra cui rientrano, appunto, le attività di medici, infermieri e operatori sanitari.
Infatti, la maggior parte degli infortuni nel lavoro sanitario si verifica nelle strutture ospedaliere e nelle case di cura, dove gli ambienti di lavoro, le mansioni e le competenze presentano un’ampia e potenziale varietà di rischi sul piano infortunistico. Le cause: cadute dovute a scivolamento, inciampamenti, urti, perdita d’equilibrio connesse, anche, alle numerose barriere architettoniche; perdita di controllo delle attrezzature o dei macchinari; movimenti scoordinati, rottura di macchinari e aggressioni o violenze da parte di pazienti psicolabili o da parenti dei pazienti. Ma, soprattutto, il “carico di lavoro che porta a stanchezza e inevitabile calo dell’attenzione”: turni di dodici ore e che si accavallano fra mattina e notte nell’arco delle stesse ventiquattro ore.
Gli altri si riscontrano tra le attività di assistenza sociale, fra coloro che si prendono cura di anziani e disabili. E, però, anche qui, come in molti altri settori lavorativi, gli incidenti si verificano ‘in itinere’, cioè nel percorso per raggiungere il luogo di lavoro o la propria abitazione e per la donna sono nettamente prevalenti che per gli uomini, la probabilità è superiore del 50 per cento.

Quasi la metà delle donne infortunate in sanità è di età media, tra i trentacinque e i quarantanove anni, e, a seguire, la fascia più anziana, dai cinquanta ai sessantaquattro anni. Su tre operatrici sanitarie infortunate una è infermiera (nel 2013 hanno subito diecimila incidenti): sforzi da sollevamento e spostamento di pazienti, esposizione a radiazioni, ad agenti biologici, a rifiuti speciali e a chemioterapici, utilizzo di apparecchiature elettromedicali.
Più frequenti nelle regioni settentrionali, precisamente in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, seguite da Toscana e Lazio, fortunatamente, gli incidenti in sanità sono ad “alta frequenza” ma a “bassa gravità”. Per cui le conseguenze sono soprattutto di indennità per inabilità temporanea: lussazioni, distorsioni o distrazioni, contusioni, fratture, ferite, lesioni da sforzo e lesioni da agenti infettivi. Per questo, si fa a meno del loro prezioso lavoro per seicentomila giorni all’anno.

Fonte: www.altrenotizie.org

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