L'architettura non è matematica o urbanistica, sono emozioni viscerali, dice Marc Kushner. In un intervento profondo, spesso divertente, approfondisce gli ultimi 30 anni di architettura per mostrare come il pubblico, una volta sconnesso, sia diventato una parte fondamentale del meccanismo di progettazione. Con l'aiuto dei social media, i feedback arrivano agli architetti anni prima che un edificio venga costruito. Il risultato? Architettura che farà per noi più di quanto abbia mai fatto.

Oggi vi parlerò degli ultimi 30 anni di storia dell'architettura. Sono tanti, concentrati in 18 minuti.

È un tema complesso, quindi andremo in un posto complesso: il New Jersey. Sono del New Jersey e 30 anni fa, all'età di sei anni, vivevo a casa dei miei in una cittadina di nome Livingston, e questa era la mia stanza. Dietro l'angolo della mia stanza c'era il bagno che condividevo con mia sorella. Tra la mia stanza e il bagno c'era una balaustra che dava sul soggiorno. Lì tutti si riunivano a guardare la TV,quindi ogni volta che andavo dalla mia stanza al bagno, tutti mi vedevano, e ogni volta che facevo la doccia e tornavo in asciugamano, tutti mi vedevano. Ero così. Ero goffo, insicuro, e lo detestavo.Odiavo quel passaggio, odiavo quella balaustra, odiavo quella stanza, e odiavo quella casa.

Questa è architettura. (Risate) Punto. Quella sensazione, quelle emozioni che provavo, mostrano la potenza dell'architettura, perché l'architettura non è matematica né urbanistica: sono quei collegamenti emotivi, viscerali che proviamo nei luoghi che occupiamo. Queste emozioni non stupiscono, perché secondo l'EPA, gli americani passano il 90 per cento del tempo in spazi chiusi. Il 90 per cento del loro tempo, circondati da architettura. È tantissimo. Quindi l'architettura ci condiziona in modi che nemmeno notiamo.

Questo ci rende un po' creduloni e molto prevedibili. Significa che quando vi mostro un edificio come questo, so cosa pensate: pensate al "potere", alla "stabilità" e alla "democrazia". E so che lo pensate perché si basa su un edificio costruito 2500 anni fa dai Greci. È un trucco. È un meccanismo usato dall'architettura per farvi creare una connessione emotiva alle forme con cui costruiamo i nostri edifici.È una connessione emotiva prevedibile, e usiamo questo trucco da molto tempo. Lo abbiamo usato 200 anni fa per costruire le banche. Lo abbiamo usato nel 19° secolo per costruire i musei d'arte. E nel 20° secolo, in America, lo abbiamo usato per costruire case. Guardate questi soldatini stabili e compatti,fronte oceano che tengono lontani gli elementi naturali.

È molto utile, perché costruire cose è spaventoso. È costoso, ci vuole tempo, ed è molto complicato.Chi costruisce cose -- sviluppatori e governi -- hanno paura dell'innovazione per natura, e preferiscono usare queste forme a cui sanno che reagirete.

Ecco perché finiamo con edifici come questo. È un bell'edificio. È la biblioteca pubblica di Livingstoncompletata nel 2004 nella mia città natale: ha una cupola, ha questo spazio circolare, le colonne, i mattoni rossi e si intuisce quello che Livingston cerca di dire con questo edificio: bambini, valori e storia. Ma non ha molto a che fare con quello che fa una biblioteca oggi. Lo stesso anno, il 2004, dall'altra parte del paese, è stata completata un'altra biblioteca, e ha questo aspetto. È a Seattle.Rappresenta il modo di consumare i media nell'era digitale. È un nuovo tipo di servizio pubblico per la città, un posto per riunirsi, leggere e condividere.

Com'è possibile che nello stesso anno, nello stesso paese, due edifici, entrambi chiamati biblioteca,siano così diversi? La risposta è che l'architettura funziona sul principio del pendolo. Da un lato c'è l'innovazione, e gli architetti spingono costantemente verso nuove tecnologie, nuove tipologie, nuove soluzioni nel modo di vivere. Spingiamo e spingiamo fino a sfinirvi. Ci vestiamo tutti di nero, diventiamo depressi, pensate che siamo adorabili, siamo morti dentro perché non abbiamo scelta. Dobbiamo passare dall'altro lato e riprendere quei simboli che sappiamo che vi piacciono. Lo facciamo e voi siete felici, ci sentiamo completamente esauriti, quindi cominciamo a sperimentare di nuovo, carichiamo indietro il pendolo, lo mandiamo avanti e indietro, lo facciamo da 300 anni, e certamente da 30.

Ok, 30 anni fa uscivamo dagli anni '70. Gli architetti erano occupati a sperimentare una cosa chiamata brutalismo. Parliamo di cemento. (Risate) Ci potete arrivare. Piccole finestre, su scala disumana. Roba davvero forte. Avvicinandoci agli anni '80, cominciamo a riprendere quei simboli. Spingiamo nuovamente il pendolo nell'altra direzione. Prendiamo queste forme che sappiamo vi piacciono e le aggiorniamo. Aggiungiamo neon, colori pastello e usiamo nuovi materiali. Così vi piace. Non ne avete mai abbastanza. Prendiamo guardaroba in stile Chippendale e li trasformiamo in grattacieli, e i grattacieli possono essere castelli medievali fatti di vetro. Le forme si ingrandiscono, audaci e colorate.I nani diventano colonne. (Risate) I cigni diventano grandi come edifici. Era folle. Ma sono gli anni '80, è fantastico. (Risate) Ci incontriamo tutti nei centri commerciali e ci spostiamo tutti in periferia, e in periferia possiamo dare forma alle nostre fantasie architettoniche. Quelle fantasie possono essere mediterranee, o francesi, o italiane. (Risate) Possibilmente con un sacco di grissini.

Questo è il postmodernismo. Questo significa simboli. Che sono facili, sono economici, perché invece di creare luoghi, creiamo ricordi di luoghi. Perché so, e so che lo sapete tutti, questa non è la Toscana.Questo è l'Ohio. (Risate)

Gli architetti sono frustrati, e cominciamo a spingere il pendolo nell'altra direzione. Verso la fine degli anni '80 e i primi anni '90, cominciamo a sperimentare il decostruttivismo. Gettiamo via i nostri simboli storici, ci affidiamo a nuove tecniche di progettazione informatiche, e tiriamo fuori nuove composizioni,forme contro forme. È roba accademica, cerebrale, è terribilmente impopolare, è alienante. Di solito, il pendolo torna nell'altra direzione. Poi succede una cosa straordinaria.

Nel 1997, viene inaugurato questo edificio. Questo è il Guggenheim di Frank O' Gehry a Bilbao. Questo edificio cambia sostanzialmente la relazione del mondo con l'architettura. Paul Goldberger ha detto che Bilbao è stato uno dei rari momenti in cui la critica, gli accademici e il pubblico si sono trovati d'accordo su un edificio. The New York Times ha definito l'edificio un miracolo. Il turismo a Bilbao è cresciuto del 2500 per cento dopo il completamento di questo edificio. Improvvisamente, tutti ne vogliono uno: Los Angeles, Seattle, Chicago, New York, Cleveland, Springfield. (Risate) Tutti ne vogliono uno, e Gehry è ovunque. È il primo starchitetto.

Com'è possibile che queste forme -- selvagge e radicali come sono-- com'è possibile che diventino così onnipresenti nel mondo? È stato lo stimolo dei media che ci hanno rapidamente insegnato che queste forme significano cultura e turismo. Abbiamo creato una reazione emotiva a queste forme. E così hanno fatto tutti i sindaci del mondo. Tutti i sindaci sapevano che con queste forme avrebbero avuto cultura e turismo.

Questo fenomeno al volgere del nuovo millennio è successo a qualche altro starchitetto. È successo a Zaha, a Libeskind, e quello che è successo a questa élite di architetti al volgere del nuovo millenniopotrebbe succedere a tutto il campo dell'architettura, nel momento in cui i media digitali aumentano la velocità con cui consumiamo le informazioni. Pensate a come consumate l'architettura. Mille anni fa,dovevate camminare verso il villaggio accanto per vedere un edificio. I trasporti velocizzano: potete prendere la nave, l'aereo, potete fare i turisti. La tecnologia velocizza: potete vederlo sui giornali, alla TV, finché non diventiamo tutti fotografi di architettura, e l'edificio si sgancia dal sito in cui si trova. Oggi l'architettura è ovunque, e quindi la velocità di comunicazione ha finalmente raggiunto la velocità dell'architettura.

Perché l'architettura si muove velocemente. Non ci vuole molto a pensare a un edificio. Ci vuole molto a costruire un edificio, dai tre ai quattro anni. E nel frattempo, un architetto progetterà due, o otto, o 100 altri edifici prima di sapere se quell'edificio, progettato quattro anni prima, è stato un successo. Questo perché non c'è mai stato un buon sistema di feedback, in architettura. Ecco perché finiamo per fare edifici come questo. Il brutalismo non è stato un movimento di un paio di anni; è durato 20 anni. Per 20 anni, abbiamo prodotto edifici come questo perché non avevamo idea di quanto lo odiaste. Non succederà più, credo, perché siamo sull'orlo della più grande rivoluzione architettonica dall'invenzione del cemento, dell'acciaio, o dell'ascensore, ed è una rivoluzione mediatica.

La mia teoria è che applicando il pendolo ai media, comincia a oscillare molto più rapidamente, finché non è ai due estremi contemporaneamente, e offusca così la differenza tra innovazione e simbolo, tra noi, gli architetti, e voi, il pubblico. Possiamo creare simboli carichi emotivamente, quasi istantaneamente, da una cosa completamente nuova.

Vi mostro come si sviluppa in un progetto che la mia azienda ha completato recentemente. Siamo stati ingaggiati per sostituire questo edificio incendiato. È il centro di una città chiamata Pines, a Fire Island nello stato di New York. È un centro ricreativo. Abbiamo proposto un edificio audace, diverso da qualunque forma a cui era abituata la comunità, e avevamo paura, sia noi che il cliente che la comunità stessa, così abbiamo creato una serie di rendering che abbiamo messo su Facebook e su Instagram, e abbiamo lasciato decidere alla gente: potevano condividerli, commentarli, apprezzarli, detestarli. Ma così, due anni prima del suo completamento, l'edificio era già parte della comunità, così quando il prodotto finito è risultato esattamente come il rendering, non ci sono state sorprese. Questo edificio era già parte della comunità, e quella prima estate, quando la gente ha cominciato ad arrivare e condividere l'edificio sui social network, l'edificio ha smesso di essere solo un edificio ed è diventato un media, perché queste non sono solo immagini di un edificio, sono le vostre foto di un edificio. Se le usate per raccontare una storia, diventano parte del vostro racconto personale, e siete voi a mandare in cortocircuito la nostra memoria collettiva, e create questi simboli carichi perché noi li possiamo capire. Significa che non abbiamo più bisogno dei Greci che ci raccontano cosa pensare dell'architettura. Ci possiamo raccontare quello che pensiamo dell'architettura, perché i media digitali non hanno solo cambiato le relazioni tra di noi; hanno cambiato la relazione tra noi e gli edifici. Pensate un attimo a quei bibliotecari di Livingston. Se quell'edificio fosse costruito oggi, la prima cosa che farebbero sarebbe andare online e cercare "nuove biblioteche". Verrebbero bombardati da esempi di sperimentazione, di innovazione, di quello che può essere una biblioteca. Sono munizioni. Sono munizioni che possono portare al sindaco di Livingston, alla gente di Livingston. Non c'è una sola risposta a come dev'essere una biblioteca oggi. Partecipiamo. Questa abbondanza di sperimentazionedà la libertà di fare i propri esperimenti.

Oggi tutto è diverso. Gli architetti non sono più queste creature misteriose che usano paroloni e disegni complicati, e non siete il pubblico sfigato, il consumatore che non accetta più niente che non abbia già visto. Gli architetti possono ascoltarvi, e l'architettura non vi intimidisce. Significa che quel pendolo che oscilla da uno stile all'altro, da un movimento all'altro, è irrilevante. Possiamo andare avanti e trovare soluzioni rilevanti ai problemi della società. Non è la fine della storia dell'architettura, e significa che gli edifici di domani saranno molto diversi dagli edifici di oggi. Significa che uno spazio pubblico nell'antica città di Siviglia può essere unico e fatto su misura per una città moderna. Significa che uno stadio a Brooklyn può essere uno stadio a Brooklyn, non il pastiche storico in mattoni rossi di quello che pensiamo debba essere uno stadio. Significa che i robot costruiranno i nostri edifici, perché siamo finalmente pronti per le forme che produrranno. Significa che gli edifici seguiranno i capricci della natura, non viceversa. Significa che un parcheggio a Miami Beach, in Florida, può anche essere un luogo in cui fare sport e yoga e dove ci si può anche sposare tardi la sera. (Risate) Significa che tre architetti possono sognare di nuotare nell'East River a New York, e raccogliere quasi mezzo milione di dollari da una comunità che si è unita per la causa, non più un solo cliente. Significa che nessun edificio è troppo piccolo per l'innovazione, come questo padiglione per le renne, massiccio come gli animali che è stato progettato per osservare. Significa che un edificio non deve essere grazioso, non deve essere carino. Come questo orribile edificio in Spagna, in cui gli architetti hanno scavato una buca, l'hanno riempita di fieno, per poi versarci intorno un po' di cemento, e quando il cemento si è asciugato, hanno invitato un'ospite a ripulire il fieno così che l'unica cosa rimasta è questa orribile stanzetta piena di segni e graffi che ricordano come è stato creato, e questo diventa il posto più meraviglioso in Spagna per guardare il tramonto.

Perché non importa se una mucca costruisce i nostri edifici o un robot costruisce i nostri edifici. Non importa come costruiamo, quello che conta è cosa costruiamo. Gli architetti sanno già come fare edifici ecologici, intelligenti e intuitivi. Abbiamo solo aspettato che voi li voleste. E finalmente non siamo più su fronti opposti. Trovate un architetto, assumete un architetto, lavorate con noi per progettare edifici, città e un mondo migliore, perché la posta in gioco è alta. Gli edifici non riflettono solo la nostra società; la modellano, anche, perfino negli spazi più piccoli: le biblioteche locali, le case in cui cresciamo i nostri figli, e la strada che fanno dalla camera al bagno.

Grazie.

http://www.ted.com/talks/marc_kushner_why_the_buildings_of_the_future_will_be_shaped_by_you/transcript?language=it

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