Le zone d'ombra del Qe - di Carlo Musilli

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Le zone d'ombra del Qe - di Carlo Musilli

Inizia il Quantitative easing, la maxi operazione messa a punto dalla Bce per inondare di nuova liquidità il sistema finanziario dell'Eurozona. L'operazione prevede l'acquisto di titoli pubblici e privati per 60 miliardi di euro al mese fino al settembre 2016. L'importo complessivo sarà almeno di 1.140 miliardi (circa il 12% del Pil europeo), ma l'intervento potrà essere prolungato.
In via ufficiale, l'obiettivo numero uno è riportare l’inflazione a un tasso “inferiore ma vicino al 2% annuo”, target oggi lontanissimo, visto che a febbraio l’area valutaria ha registrato in media una deflazione dello 0,3%. Il Qe dovrebbe poi liberare fondi nei bilanci bancari e gli istituti potrebbero utilizzare queste risorse in più per far ripartire il credito.

Con la creazione di nuova moneta, inoltre, la Bce indebolirà ulteriormente l’euro, avvantaggiando le esportazioni (ma penalizzando l’import). L’aumento della domanda di bond, infine, farà calare ulteriormente i tassi sul mercato obbligazionario.
Fin qui, la vulgata. Passiamo ora ad alcune zone del Qe meno battute dai riflettori. Innanzitutto, il Paese che guadagnerà più di ogni altro dal Quantitative easing è la Germania, poiché gli acquisti di titoli di Stato saranno ripartiti in proporzione alle quote detenute dai vari istituti centrali nazionali nel capitale della Bce, e la Bundesbank è in testa con il 25,6%, seguita dalla Banque de France (20,1%) e da Bankitalia (17,5%). I Paesi più in difficoltà dell'Eurozona, Grecia e Cipro, saranno invece del tutto esclusi dal Qe per ragioni tecniche.
L'operazione della Bce, inoltre, sosterrà indirettamente le quotazioni di Borsa, come già ha fatto nelle ultime settimane grazie al solo effetto annuncio. Con i rendimenti dei bond destinati a rimanere bassissimi, infatti, gli investitori spostano i capitali sui mercati azionari.
Per quanto riguarda le banche, il Qe consentirà loro di ridurre l'esposizione ai debiti sovrani, aumentando la liquidità (l'Eurotower comprerà titoli di Stato solo sul mercato secondario, ovvero dove i bond sono già scambiati, e non alle aste di emissione). Non c'è però alcuna garanzia che queste risorse saranno impiegate per sostenere famiglie e imprese.
D'altra parte, gli istituti di credito non hanno ampliato la platea dei beneficiari dei prestiti nemmeno dopo le prime aste Tltro, operazioni con cui la Bce concede alle banche denaro a buon mercato a condizione che lo utilizzino per finanziare l'economia reale. Nel caso del Qe questo vincolo non esiste nemmeno, perciò è prevedibile che gli istituti dell'Eurozona sceglieranno d'indirizzare la maggior parte della liquidità in arrivo verso investimenti finanziari assai più remunerativi.
Veniamo ora alle eventuali perdite. Sulla Bce graveranno solo quelle legate al 20% degli acquisti totali (di cui il 12% in titoli nazionali e l’8% in obbligazioni emesse da Bei, Esm e altre istituzioni transnazionali). Per il restante 80% dei bond acquistati, invece, non è prevista alcuna condivisione dei rischi: saranno le singole Banche centrali nazionali a dover registrare le rispettive (ed eventuali) passività.

Si tratta ovviamente di una concessione alla Germania, ma stride con l'appello ribadito più volte da Mario Draghi affinché i Paesi dell'Eurozona cedano un'altra fetta della loro sovranità a Bruxelles. Quando si tratta di scrivere le leggi, insomma, il centro decisionale dovrebbe essere uno solo, ma nella gestione del rischio la musica è diversa: ognuno per sé.
Il meccanismo risponde a una logica perversa che i disastri degli ultimi anni non sono riusciti a scalfire. All'origine della crisi c'è la finanza privata, cui è stato concesso di privatizzare gli utili e di socializzare le perdite (come andare al casinò, scommettere pesante e tenersi i soldi in caso di vincita, ma spalmare i debiti su tutta la città in caso di sconfitta). Ora però si è sedimentata l'errata convinzione che il problema sia la finanza pubblica e che la soluzione debba essere affidata proprio alla finanza privata.

I responsabili della crisi vengono così gonfiati di liquidità (ponendo le basi per alimentare nuove bolle speculative), mentre alle vittime (i cittadini) s'impone l'austerità. Peraltro dicendo loro che si tratta di una cura necessaria per ridare fiducia ai mercati.

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