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La solitudine dei numeri primi e degli astenuti - di Sebastiano Caputo

Questa è stata la strategia dei mass media francesi: prima del voto di domenica hanno gonfiato i sondaggi dando il Front National come primo partito del Paese con delle intenzioni di voto sopra il 30 per cento al fine di creare un clima di allarmismo generalizzato che doveva spostare i voti degli astensionisti verso i moderati (partiti istituzionali di destra come di sinistra). Ieri sera invece, giorno delle elezioni, quando i risultati non erano ancora ufficiali, hanno immediatamente parlato d’insuccesso elettorale di Marine Le Pen sottolineando invece il “ritorno trionfante” di Nicolas Sarkozy che negli exit poll vedeva la sua colazione (Ump più centristi e alcune liste civiche) in testa. A smascherare però questo sistema di disinformazione è stato il ministero degli Interni francese che ha pubblicato i risultati ufficiali delle elezioni dipartimentali le quali vedono un regolamento abbastanza complesso in cui ogni partito presenta un binomio formato da un uomo e una donna che per essere eletto al primo turno, deve ottenere la maggioranza assoluta, altrimenti si va al secondo turno, a cui partecipano tutti i binomi che hanno ottenuto almeno il 12,5% (degli elettori iscritti, non dei votanti).

Così si ridisegna lo scenario elettorale francese: su 21,3 milioni di votanti (il 49,8% degli iscritti non è andato a votare) il 25,19 percento ha scelto il Front National di Marine Le Pen che in queste dipartimentali è stato l’unico partito politico che ha corso da solo. “Cari compatrioti, senza radicamento sul territorio, con un solo amministratore dipartimentale uscente su 4mila dipartimenti, il Front National è riuscito a delle elezioni locali a superare la percentuale ottenuta alle elezioni europee. Questo voto massiccio per noi dimostra come i francesi rivogliono la loro libertà e che un’altra politica è possibile”, ha detto Marine Le Pen poco dopo i risultati. De-demonizzazione fa rima, nel bene e nel male, con istituzionalizzazione. Se le europee di maggio scorso lasciavano ancora intendere che il voto frontista fosse collegato unicamente alla protesta, queste elezioni hanno dimostrato l’esatto contrario: il populismo si è trasformato in un voto di adesione di di consenso. Chi dice elezione locale infatti dice amministrazione del territorio, dunque, costruzione dal basso, di una nuova Francia. Se è vero che il centro-sinistra è il grande perdente e che la coalizione di centro-destra guidato da Nicolas Sakozy ha conquistato il maggior numero di ballottaggi e di eletti al primo turno, è ancor più vero che alle presidenziali questo sistema delle alleanze non è valido. Il sistema elettorale disegnato da Charles De Gaulle nel 1959 premia il candidato-presidente proprio per evitare la supremazia dei partiti sulla volontà popolare. Per questa ragione il dato più significativo delle elezioni di domenica ricade sul partito preso singolarmente che ha preso più voti.

Tuttavia l’indipendenza del Front National dal sistema partitico è paradossalmente il suo punto debole. Anche questa volta, come successe nel 2002 quando Jean Marie Le Pen arrivò al ballottaggio delle presidenziali con Jacques Chirac, e come probabilmente succederà nuovamente nel 2017, sembrerebbe profilarsi l’idea di un “fronte repubblicano”, vale a dire il meccanismo per cui destra e sinistra si accordano per sostenere al secondo turno il candidato – di destra come di sinistra – alternativo a quello del Front National. Di fatto per vincere alle prossime presidenziali il Front National avrebbe bisogno della profezia di Michel Houellebecq: la nascita di un partito musulmano in Francia con un programma politico gollista. Solo con l’appoggio del leader illuminato, antiliberale e antiprogressista, Mohammed Ben Abbes (che in “Sottomissione” viene in realtà sostenuto in chiave anti-frontista), Marine Le Pen potrà smantellare il fronte repubblicano e restituire alla Francia il suo patrimonio.

Fonte: L'intellettuale dissidente

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