Il declino di Berlusconi - di Giuliano Augusto

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Sono 21 anni che Silvio Berlusconi è entrato ufficialmente in politica. Di fatto già ci stava da anni con le sue televisioni che gli fornivano la possibilità di entrare costantemente in campo elettorale, intervenendo a forgiare le coscienze, le opinioni e le scelte politico-elettorali degli ascoltatori. Una discesa in campo che gli permise di raccogliere i consensi e le speranze della cosiddetta opinione pubblica “moderata” che non voleva rassegnarsi, era il 1994, a consegnare l'Italia nelle mani del Pds di Occhetto e dei suoi sodali, i democristiani di sinistra, dalla fusione dei quali, più recentemente, è nato il Partito Democratico. Il mondo delle piccole e medie imprese, i professionisti, gli artigiani, il popolo delle partite Iva e, più in generale, i cittadini anti-comunisti, contrari ad una burocrazia asfissiante e invadente, videro in Berlusconi l'uomo in grado di impedire che il governo finisse nelle mani dei catto-comunisti che, in quanto affamati, si sarebbero mostrati sicuramente più voraci dei democristiani e dei socialisti, spazzati via dal fenomeno etero-diretto di Mani Pulite. L'opinione pubblica di allora non lo sapeva, e nemmeno l'attuale ne è molto al corrente, ma Mani Pulite fu la diretta conseguenza della caduta del Muro di Berlino. Pochi si accorsero di quanto stava bollendo in pentola. Se il comunismo era caduto, dopo Berlino Est e gli altri Paesi del Patto di Varsavia fu la volta dell'Unione Sovietica, non vi era più un pericolo che da noi, come oltre cortina, nascesse una dittatura che avesse come proprio obiettivo un regime che cancellasse o espropriasse la proprietà privata e quella dei mezzi di produzione privati. Non vi era più insomma il pericolo di una dittatura rossa. I poteri forti internazionali conclusero che in tale ottica anche in Italia potesse passare il sistema del “bipartitismo perfetto”, in virtù del quale due forze, apparentemente antagoniste, si alternano al potere. Lo stesso che accade negli Stati Uniti. In Gran Bretagna, Francia e Germania, tanto per citare i Paesi industrialmente più avanzati dell'Occidente. Due partiti, uno progressista e uno moderato, uno socialdemocratico, l'altro conservatore o democristiano, che, come i democratici e i repubblicani degli Usa, non mettono minimamente in discussione i rapporti di forza interni ed internazionali. In altre parole il potere “reale” e diretto della Alta Finanza e delle multinazionali. Sono al contrario partiti che con quel mondo vogliono stare in rapporti strettissimi, consapevoli che da tale legame nasceranno vantaggi economici reciproci. In Italia la situazione pre Mani Pulite era differente rispetto agli altri Paesi perché esisteva un vasto e ramificato sistema di imprese e di banche pubbliche che permetteva ai partiti di governo, specie la DC, di maneggiare una quantità enorme di denaro e di godere di un consenso popolare diffuso grazie alla creazione di milioni di posti di lavoro. E anche di bilanciare in parte il potere dei “privati” italiani ed esteri. Il primo obiettivo dei poteri forti internazionali fu di trovare una sponda politica italiana che, una volta al governo, si desse da fare per smantellare la realtà delle Partecipazioni Statali e offrisse loro in svendita le imprese pubbliche su un piatto d'argento. Il tutto in nome del Libero Mercato e della concorrenza, Il PDS di Occhetto si offrì per eseguire il compito assegnato ma per due anni il disegno si arenò a causa della discesa in campo di Berlusconi che si era reso ben conto che socialisti e democristiani, Craxi e Andreotti, avevano pagato il ruolo e la posizione relativamente autonomi dell'Italia in campo internazionale, tra petrolio, legami con i Paesi arabi e con i palestinesi, l'episodio di Sigonella eccetera. In questi 21 anni, tra successi e sconfitte, vicende giudiziarie tra il ridicolo e il patetico, le mignotte a casa e le corna fatte nelle foto di gruppo ai vertici internazionali, Berlusconi ha buttato via un capitale politico enorme del quale, senza meriti propri, si era trovato ad essere il portavoce. L'Economist, il settimanale della City lo aveva definito “unfit”, inadatto a governare. Certo è che Berlusconi ci ha messo molto di suo e non ha provato minimamente a realizzare quella “rivoluzione liberale”, nel senso di una generale sburocratizzazione del sistema, con la quale si era presentato. Anzi, accantonati i liberal-liberisti della Forza Italia originaria, si è sempre più legato agli ex democristiani che lo hanno trascinato in un meccanismo politico che ha finito per stritolarlo. Oggi i consensi che i sondaggi gli attribuiscono sono ridotti ai minimi storici. Berlusconi non è più infatti credibile. Non ha fatto nulla di quanto promesso nemmeno quando aveva i numeri. Perché il mondo delle piccole imprese, oggi strozzate dalla burocrazia e dalla stretta creditizia, dovrebbero dargli ancora retta? Del resto, la stessa nuova legge elettorale marginalizza di fatto i partiti minoritari, quale appunto oggi è Forza Italia. Altro aspetto da tenere presente è quello dell'età. L'ex Cavaliere a settembre avrà 79 anni. Nonostante il lifting e l'aria giovanile, si tratta di una persona anziana, per non dire un vecchio, che non vuole rassegnarsi al fatto che il suo tempo è passato. Specie poi, in presenza di un Renzi che sta facendo molte delle cose che lui diceva di voler fare. Un Renzi che sta andando a pescare, in parte, in quel mondo che era un tempo il suo serbatoio elettorale e che risulta molto più credibile e decisionista. Resta comunque il fatto che oggi una grande parte di italiani sono privi di rappresentanza e aspettano un partito, una forza popolare e radicata sul territorio, che si faccia araldo delle loro esigenze e che sappia trasformarle in opzione politica. Un enorme spazio politico sul quale muoversi, in difesa dell'identità nazionale, per tutelare i milioni di cittadini espropriati dei loro diritti, impoveriti dalle speculazioni dell'Alta Finanza e che non si rassegnano a vedere l'Italia invasa da milioni di disperati del Terzo Mondo che vengono ad aggiungere la loro povertà alla nostra. - See more at: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=23732#sthash.peVfqsvt.dpuf

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