" Il coraggio e il potere della musica" - Intervista alla pianista Francesca Carola

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

" Il coraggio e il potere della musica" - Intervista alla pianista Francesca Carola

Musicabili compagni di viaggio … Fermatevi ora. Da qualsiasi cosa stavate facendo, da qualsiasi cosa stavate pensando. Tutti i giorni puntiamo la sveglia per aprire gli occhi e iniziare a correre: verso un lavoro, verso uno studio, verso una meta non ben chiara. L’appannaggio immediato è il guadagno, sotto forma di denaro, che, guarda caso, non basta mai. Troppo di frequente torniamo stanchi a fine giornata, o nottata, per chi lavora su turni. Troppo stanchi, svogliati, improvvisamente privi di creatività per lasciarci andare alle passioni che ci contraddistinguono come persone, individuo per individuo. Siamo stati indotti a credere che solo la produttività, su larga scala, a livello di mercato, possa salvaguardare il benessere della comunità. È proprio così? Nel primo secolo del terzo millennio potremmo forse essere pronti per un coraggioso passo in avanti verso l’evoluzione della mente?

Esistono già esempi viventi che hanno fatto del coraggio la loro vita: il coraggio di perseguire le proprie capacità, trovando un compromesso equo tra il mondo esistente e le proprie ambizioni. Un meccanismo che funziona perché non è più il profitto fine a se stesso a essere il primo obiettivo della giornata, se non della vita, ma la maturazione di una coscienza in grado di migliorare se stessi e la società.

Nei mesi scorsi mi sono imbattuta in una pianista, italiana, rimasta in Italia, che a soli trent’anni si è diplomata al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano col massimo dei voti, ha proseguito con il biennio specialistico a indirizzo solistico con il Maestro V. Balzani promosso a 110 e lode, ha affinato la sua Arte con i corsi di perfezionamento con maestri di fama mondiale, ha vinto oltre una ventina tra premi e riconoscimenti di settore, si esibisce, dall’età di otto anni, in sedi prestigiose, il Conservatoro di Milano, l’Auditorium San Barnaba di Brescia, l’Auditorium “Verdi” di Parma, solo per citarne alcune, è stata ospite di Radio Classica e ha suonato con orchestre importanti, quali l’Orchestra Filarmonica Italiana, l’Orchestra Filarmonica di Bacau e l’Orchestra Filarmonica Toscanini. Nel contempo si dedica alla famiglia, con un bambino di otto anni, e affianca l’attività concertistica con quella didattica indirizzata proprio ai giovanissimi allievi tra i quattro e i sei anni, per i quali ha ideato un metodo di insegnamento del pianoforte, per essere più vicino alla mentalità creativa dei bambini.

Ora non posso che lasciare la parola alla pianista, Francesca Carola.

  1. Tu hai deciso di intraprendere una carriera culturale. In un’epoca apparentemente retta dal profitto fine a se stesso, in cui quasi non è più permesso fare sogni, quale è stata la scintilla che ti ha portato ad una simile scelta? Mi hai fatto una domanda molto interessante e che mi ha fatto riflettere molto: in realtà ti confesso di non aver mai pensato al PERCHÉ io abbia scelto di fare la musicista e in particolare la pianista. La musica ha fatto parte della mia quotidianità fin dai primi giorni della mia vita: mia mamma è pianista e il suono del pianoforte è sempre stato una vera e propria presenza FISICA nella mia infanzia, quasi un altro “membro della famiglia”.

    Tra i vari pezzi che ascoltavo e che sono rimasti impressi in modo indelebile nella mia memoria, ricordo in particolare un brano che mia mamma non poteva mai suonare senza che io scoppiassi in lacrime per l’emozione: avevo due o tre anni e non sapevo che quella era la musica di Mozart (2° movimento del Concerto per pianoforte e orchestra KV 488). L’avevo forse conosciuto nel suo essere più puro e genuino, come solo i bambini sanno cogliere.

    Forse la scintilla di cui parli è scattata inconsciamente proprio allora, quando quella musica così potente e intensa nella sua semplicità ha cambiato per sempre la mia vita. Ho poi iniziato a suonare a sei anni e da allora non ho mai smesso.

    Il pianoforte e la musica hanno, quindi, sempre fatto parte di me. La decisione consapevole di farne un lavoro e di intraprenderne una carriera è arrivata dopo, con l’età adulta, ma la musica per me non è solo un “lavoro”: è la mia passione, la mia vocazione, il mio modo di essere, il mio stile di vita, la mia filosofia, il mio strumento di ricerca interiore, la mia guida, il mio modo di esprimermi. Non potrei mai farne a meno.

    Certamente portare avanti questa scelta di vita non è facile: le leggi che regolano il mondo del lavoro sono completamente diverse, se non opposte, a quelle dell’Arte, per l’artista spesso è difficile calarsi nel vorticoso mondo del profitto, del guadagno, dell’ambizioso arrivismo che vige ormai in tutti gli ambiti lavorativi e che caratterizza la nostra epoca.

    Credo che quel famoso brano di Mozart che mi è rimasto tanto impresso dalla mia infanzia sia stato l’inizio di tutto il mio percorso, la lampadina che si è accesa e che ha messo in luce dentro di me la chiara consapevolezza, maturata con gli anni, che l’Arte e la Musica avrebbero avuto per sempre la priorità nella ricerca del mio senso della vita.

  1. Tu vivi con un altro pianista e avete un figlio di otto anni. In tempi di crisi come quelli di oggi, come riuscite a vivere di musica? Fare della musica la propria scelta di vita al giorno d’oggi non è impresa facile, soprattutto in Italia e in tempi di crisi come questi: comporta dei sacrifici enormi, sia dal punto di vista economico, sia da quello personale perché richiede dedizione, tempo, energie intellettuali e fisiche non indifferenti.

    Dal punto di vista pratico bisogna organizzarsi tra le varie attività e spesso i sacrifici li fanno indirettamente anche i figli, perché il tempo libero è davvero poco!

    Questa crisi (che in campo musicale si avverte in maniera ancora più grave) rende tutto più difficile, e credo che ognuno di noi – per quanto possibile – debba cercare delle soluzioni per tentare di cambiare lo stato attuale delle cose, senza rassegnazione o passiva accettazione, ma con propositiva energia e convinzione nel valore della Musica e della Cultura.

    Sono convinta che dalle difficoltà viene fuori la parte migliore di noi, da questa crisi ne potremo uscire rafforzati: impariamo a sfruttare il tempo e le qualità che ci sono state concesse, cercando di trarne il risultato migliore possibile secondo le potenzialità di ciascuno di noi e imparando a riconoscere le nostre capacità (e i nostri limiti), metterle in luce e saperle mettere a disposizione di se stessi e degli altri.

    L’importante è fare con semplicità, umiltà e impegno quello che si sceglie di fare, senza aspettarsi niente in cambio, se non la soddisfazione, l’orgoglio personale e la stima in se stessi per averlo fatto al meglio delle proprie possibilità.

    Questo è l’insegnamento più grande che vorrei dare a mio figlio, per il suo futuro speriamo meno difficoltoso di questo presente.

  1. Hai avuto l’opportunità di seguire i corsi di perfezionamento con Maestri di fama. Qual è stato il valore aggiunto più prezioso che costoro ti hanno donato? Ho avuto la possibilità di conoscere grandi personalità della musica e ciascuna di loro mi ha insegnato qualcosa di diverso, non solo in campo musicale, ma anche personale e umano.

    I grandi musicisti sono spesso persone molto intuitive, capaci di cogliere le sfumature della personalità di chi ascoltano, capaci di entrare in sintonia con la tua interiorità e il tuo essere profondo.

    Il grande maestro non è solamente colui che ti dice COSA fare dal punto di vista tecnico, ma colui che ti dà gli strumenti e i suggerimenti giusti per poter capire la tua anima e riuscire ad esprimere te stesso e la musica che stai interpretando al meglio. Spesso ho avuto preziosissimi consigli da altri strumentisti, proprio perché la musica non è solo tecnica, ma anche e soprattutto espressione e comunicazione.

    Ogni grande Maestro che ho incontrato ha aggiunto qualcosa al mio percorso di ricerca interiore, ciascuno di loro ha messo in luce sfumature diverse della mia personalità e sono grata ad ognuno di loro.

    Attualmente studio con i grandi Maestri della prestigiosa Accademia Pianistica “Incontri col Maestro” di Imola, che ha da poco dato la possibilità di frequentare anche ai pianisti già “adulti”, oltre i venticinque anni, proprio perché il percorso di ricerca artistica e personale non si esaurisce con l’iter di studi accademico, ma continua anche, e soprattutto, in età matura.

  1. Molte testate giornalistiche, non solo di settore, ti hanno dedicato spazio per interviste e servizi dedicati. Credi che in Italia stiamo vivendo un periodo di rinascita culturale? Credo che nelle testate nazionali non sia dato abbastanza spazio alla musica classica e alla cultura in generale e che i giornalisti – che il più delle volte non si intendono di musica, se non in rari casi – siano spesso interessati agli aspetti superficiali di questo mestiere e non a reali contenuti culturali.

    Bisognerebbe dar voce e sensibilizzare le persone prima di tutto sull’importanza che la musica classica dovrebbe avere nella formazione culturale di ogni persona, a partire dall’infanzia e soprattutto nelle scuole, dove l’educazione musicale è pressoché assente. La musica dovrebbe essere materia di studio a pari livello dell’italiano, della matematica, della storia … Non capisco come possa essere totalmente ignorata nei programmi scolastici!

    In secondo luogo si dovrebbe parlare di più delle difficoltà che siamo costretti ad affrontare noi musicisti in una società dove la musica è tenuta in così poca considerazione: i tagli delle sovvenzioni alle società di concerti, quindi sempre meno possibilità di esibirci e cachet sempre più ridotti; il sistema saturo dei Conservatori e le difficoltà ad ottenere un posto di ruolo se non dopo anni e anni di precariato; il metodo delle graduatorie per l’insegnamento, in cui vige il disordine e il più totale soggettivismo; ma, ancor prima, le scuole private, dove si viene pagati in base al numero di allievi, senza una reale garanzia di entrate fisse e stabilità.

    Sono tutti ostacoli che allontanano non solo dalla cultura e dalla “rinascita culturale” di cui mi chiedi, ma dalla vera e propria CIVILTÀ, che esiste laddove ogni individuo pone al massimo dell’importanza ciò che realmente serve alla propria crescita spirituale e riconosce il valore dell’impegno, della capacità, della voglia di fare al servizio non solo del proprio prestigio e tornaconto economico, ma per il benessere di tutta la società.

  1. Oltre ad essere presente in televisione, nei dvd e nelle riviste, la musica classica è trasmessa in radio. L’ultimo decennio ha vissuto il boom di internet e dei social network. Pensi che questi possano essere dei mezzi utili per permettere a un genere di nicchia, quale è considerata la musica classica, di entrare nelle case con più capillarità? Suggerisci qualche ulteriore modalità che unisca musica e tecnologia? Certamente l’uso dei social network può dare una mano alla diffusione della musica classica. Personalmente io non amo in modo particolare video, registrazioni o quant’altro: li trovo dei modi freddi e meccanici di diffusione della musica perché tolgono un aspetto importantissimo della comunicazione: il rapporto con il pubblico.

    Spesso si ascolta distrattamente un CD, si guarda velocemente un video, o parti di esso, da internet: non si crea quella sintonia tra esecutore e ascoltatore che avviene durante un concerto dal vivo.

    Inoltre, si ascolta la riproduzione di qualcosa sempre uguale a se stessa, stereotipata, mentre ogni interprete sa che ogni esecuzione è diversa dall’altra, è un mondo a sé stante, che gode di vita propria, che nasce nel momento in cui viene creato e che può essere diverso a seconda del pubblico che l’ascolta.

    Dal punto di vista pratico e lavorativo, però, mi rendo conto che l’uso dei social network è un modo utile, facile e veloce per farsi conoscere, per raggiungere ambiti e persone che altrimenti ne sarebbero stati lontani ed è giusto che la musica classica modernizzi la sua fruizione, stando però attenti che questo procedimento non allontani ancora di più il pubblico dai concerti.

    Mi piacerebbe poter vedere più musica classica in TV, non sotto forma di interi concerti, che il pubblico moderno, abituato a migliaia di stimoli, alla velocità delle immagini e che ascolta con più attenzione le cose “facili”, non è pronto a seguire e giudicherebbe lunghi, difficili e noiosi. Per avvicinare il grande pubblico, ma soprattutto i giovani, si potrebbero per esempio trasmettere in televisione i concorsi di esecuzione musicale (in cui partecipano giovani dai sei ai trentacinque anni) o iniziare proponendo versioni “classiche” di popolari trasmissioni come “X-Factor”, “Amici” o il “Festival di San Remo”. Al pubblico piace poter seguire i vari concorrenti e poter “tifare” per uno o per l’altro.

    Bisognerebbe insomma che la gente si rendesse conto che la musica classica non è un’attività da “marziani”, ma che può benissimo far parte della quotidianità di tutti ed essere vissuta come qualcosa di VIVO, moderno, giovane, non come qualcosa di sorpassato, noioso o antico.

  1. Negli ultimi anni hai ideato e messo in pratica un metodo per insegnare pianoforte ai bambini tra i quattro e i sei anni. Come è nata quest’idea? In che cosa consiste il tuo metodo didattico? Da quando ho diciotto anni affianco all’attività concertistica quella didattica.

    Purtroppo la figura del concertista che vive tutta la vita solo di concerti è utopia che pochissimi musicisti al mondo riescono a raggiungere, sicuramente non in Italia. Un musicista oggi per vivere deve insegnare, fortunatamente è un’attività che mi appassiona molto.

    In particolare mi piace avere a che fare con i bimbi di quell’età: rappresentano la parte più pura, semplice e incontaminata della società ed è come trovarsi di fronte a un paesaggio di una natura spontanea, rigogliosa e primordiale, da rispettare e ammirare. Nel corso degli anni ho ideato un metodo molto efficace che permette di ottenere ottimi risultati anche con bimbi così piccoli: il metodo si basa sul presupposto che per poterci rivolgere ad individui così piccoli, che non sanno né leggere né scrivere e tante volte nemmeno contare, bisogna usare un linguaggio diverso, fatto su misura per loro, che guardi all’universo creativo del bambino, usando immaginazione e fantasia.

    Ogni concetto viene quindi proposto dal punto di vista VISIVO, usando immagini chiare e intuitive, facendo uso di colori e disegni con personaggi e oggetti vicini al mondo infantile in modo da essere compreso immediatamente e ricordato con facilità.

    Dunque, ho creato un percorso di apprendimento semplice e graduale che porta i piccoli allievi a imparare in poco tempo concetti complessi e difficili, come la lettura delle note o il riconoscimento dei valori ritmici, e a suonare brevi pezzettini con entrambe le mani. Ho codificato il metodo nel libro “ Cuccioli al pianoforte – metodo di introduzione al pianoforte per bambini dai 4 anni in su”, rivolto prima di tutto ai bambini e che può essere usato da un insegnante, ma anche dal genitore a digiuno di musica che voglia far cominciare lo studio del pianoforte in famiglia in modo facile e intuitivo.

  1. Hai fondato i Concorsi Internazionali Madesimo Musica di cui sei Direttore Artistico. Di che cosa si tratta? La scorsa estate si sono svolti a Madesimo tre importanti Concorsi di esecuzione musicale, due riservati al pianoforte solista, uno dedicato al repertorio liederistico, per canto e pianoforte: più di ottanta giovani musicisti di altissimo livello provenienti da Italia, Francia, Polonia, Ungheria, Cina, Giappone, Corea, Spagna, Taiwan, Serbia, Russia, Estonia e Bielorussia si sono esibiti di fronte a una giuria internazionale di eminenti personalità della musica classica. Ai primi tre classificati di ogni Concorso sono stati assegnati concerti-premio e cospicue borse di studio.

    I Concorsi Madesimo Musica si sono distinti per tre importanti caratteristiche: in primo luogo, per i Concorsi Pianistici, ho voluto creare una giuria “giovane”, formata da musicisti al di sotto dei quaranta anni, già affermati nel mondo della musica classica e pluripremiati in concorsi pianistici in tutto il mondo, che potessero essere di stimolo e di esempio per i ragazzi che vogliono intraprendere questa carriera, ma anche per creare un clima moderno e “amichevole”, in cui abbattere quelle barriere tra giuria e concorrenti, che potesse essere d’aiuto per l’esibizione dei candidati.

    Altra particolarità: in caso di premi non assegnati il montepremi in denaro è stato suddiviso tra i migliori classificati, proprio per riconoscere concretamente la fatica e l’impegno necessari a preparare un concorso e incentivare e aiutare i giovani e talentuosi partecipanti.

    Ultima caratteristica: ogni decisione presa dalla giuria durante lo svolgimento dei concorsi è stata resa pubblica per assicurare la massima trasparenza possibile.

    Vorrei aggiungere un’ultima riflessione, rivolta a tutti i giovani musicisti: è giusto partecipare a concorsi, per confrontarsi, per condividere esperienze, per fare nuove conoscenze, è anche un ottimo modo per farsi conoscere e “diventare famosi” in poco tempo. Ritengo, però, che la cosa più importante per un musicista sia coltivare il proprio rapporto intimo e personale con la Musica, far sì che questa diventi un prezioso e insostituibile strumento di arricchimento ed elevazione spirituale.

Tal Alessandro Baricco afferma: “La musica è l’armonia dell’anima”.

A questo punto del viaggio ascoltiamo l’indiscussa maestria di Francesca Carola al pianoforte. Buon ascolto e buona visione!

http://www.youtube.com/watch?v=d-WhE5cDWhM

http://www.youtube.com/user/francescacarolapiano

http://hotmag.me/peregrinando/2013/04/14/il-coraggio-e-il-potere-della-musica-la-parola-alla-pianista-francesca-carola/

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti: