Giorgio Morandi 1890 – 1964

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

A Roma, al Vittoriano 150 opere, di cui 100 dipinti fino al 21 giugno 2015 - See more at: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=23721#sthash.V10UXryV.dpuf
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Per Giorgio Morandi, che ha vissuto d’artista mezzo Novecento italiano, questa mostra romana che giunge dopo quarant’anni da quella lontana del 1973 alla Gnam di Valle Giulia, curata dal compianto Cesare Brandi, è portatrice di luce, di quel chiarismo di cui il pittore bolognese si è sempre avvalso per dare luminosità e personalità ai suoi dipinti. La stessa luce, seppure in modo diverso e con tecniche dissimili, la ritroviamo nelle incisioni, alle quali si è legato inconfondibilmente per tutta la vita. L’artista, classe 1890, indiscusso pittore “abbandonò” il suo pennello nel 1964, lasciando innumerevoli capolavori sparsi in tutto il mondo, soprattutto in collezioni private di cui alcuni esposti, gentilmente concessi per l’evento.
Affidata a Maria Cristina Bandera, direttrice della Fondazione Longhi e specialista di Morandi a cui si devono le ultime mostre internazionali, la rassegna ripercorre l’intero cammino del pittore attraverso questa nutrita e selezionata esposizione.
Accanto ai dipinti ad olio - oltre 100 - sono riunite in un percorso di lettura critica anche le opere incisorie, attestazione di un’attività non secondaria che valse a Morandi nel 1953 il riconoscimento internazionale del Gran Premio per l’incisione alla Biennale di San Paolo del Brasile. Le incisioni - acqueforti, bulini e punte secche - sono affiancate dalle rispettive matrici in rame provenienti dall’Istituto Nazionale per la Grafica, abitualmente non esposte al pubblico per ragioni conservative. A ciò si aggiunge una sezione preziosissima di finissimi disegni e di acquerelli, “vere e proprie opere autonome - si legge nel compendioso catalogo Skira - dall’asciuttezza espressiva e esiti assoluti della ricerca costante di essenzialità di Morandi”.
L’intento della rassegna è quello di delineare e presentare al pubblico allargato la modernità e il complesso itinerario intellettuale ed emotivo espresso dall’artista con i suoi motivi sempre ripetuti, ma sempre costantemente rinnovati: “nature morte”, talora di “conchiglie”, “paesaggi” e “fiori”.
“Credo che nulla possa essere più astratto, più irreale, di quello che effettivamente vediamo. Sappiamo che tutto quello che riusciamo a vedere nel mondo oggettivo, come esseri umani, in realtà non esiste così come noi lo vediamo e lo percepiamo”: in queste parole si condensa tutto il credo pittorico dell’artista. Vissuto in apparente solitudine tutta la vita, Morandi entrò in contatto con altri artisti misurandosi con le loro esperienze. Nei paesaggi, colore a parte sempre ben campito e totalmente risolto, alcune influenze dei pittori coevi toscani vi si leggono chiare. Gli accostamenti all’opera di Ottone Rosai forse sono i più connotativi e i meglio riusciti.
Certamente il conto maggiore della sua attenzione lo ritroviamo a spese dei grandi maestri italiani, da Giotto e Masaccio a Piero della Francesca e Caravaggio, fino alla scoperta della moderna pittura francese di Cézanne. A partire dalle sue “Bagnanti” si cimentò nella rappresentazione della figura umana, che poi abbandonò ben presto limitandosi a qualche raro autoritratto: in mostra ce n’è uno.
L’evento è importante: crediamo che dal 28 febbraio al 21 giugno 2015 richiami nella Capitale un’ampia affluenza di pubblico. Crediamo anche, come spesso accade per le grandi mostre d’interesse internazionale, che l’esposizione si protragga per dar modo a quanti più possibile di conoscere una personalità artistica che seppe coniugare colore e luminosità con un’improntitudine tutta personale. Il suo è stato un lavoro timbrico, ove tutto è stretto al centro della composizione e le fughe prospettiche, pressoché inesistenti, si articolano metafisicamente su piani verticali.
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