Figli di Massimo Fini - di Sebastiano Caputo

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

“ Sono diventato cieco. La mia storia di scrittore e giornalista finisce qui”. Chi conosceva Massimo Fini sapeva che la sua vista stava peggiorando. Nessuno però si aspettava che sarebbe “finita” così in fretta. “Sono diventato cieco. O, per essere più precisi, semicieco o ‘ipovedente’ per usare il linguaggio da collitorti dei medici. In sostanza non posso più leggere e quindi nemmeno scrivere. Per uno scrittore una fine, se si vuole, oltre che emblematica, a suo modo romantica, ma che mi sarei volentieri risparmiato”. Una vita – come titola il suo ultimo saggio edito dalla Marsilio – da giornalista, si interrompe dopo quaranta cinque anni. Era il 1970 quando iniziò all’Avanti! la sua attività da cronista.

Libertario e allo stesso tempo amante delle società tradizionali, innamorato delle donne, accanito tifoso del Torino, lettore di Nietzsche, ammiratore del Mullah Omar, antimodernista, appassionato di teatro, Massimo Fini ha viaggiato in tutto il mondo, soprattutto in Medio e Estremo Oriente, per fuggire da quel volto oscuro dell’Occidente che ha magistralmente descritto nei suoi numerosi saggi. Il suo difetto – che è in realtà il più grande pregio per un giornalista – è stato quello di aver avuto sempre un passo avanti rispetto all’opinione pubblica. La storia infatti gli ha dato il più delle volte ragione.

“La mia storia, di scrittore e giornalista, finisce qui. Del resto nella vita arriva sempre un momento in cui, per una ragione o per l’altra, si deve uscire di scena. Il sito rimane aperto per chi voglia sottoscrivere il Manifesto, per le mail (ho qualcuno che mi dà una mano), per inviti, conferenze, interviste perché se ho perso l’uso della vista non ho perso quello della parola e, spero, nemmeno il ben dell’intelletto. Un grazie a tutti quelli che mi hanno seguito in questi ultimi, e per me molto faticosi, anni”, ha scritto ai suoi lettori. Come i più grandi se ne va nel momento in cui ce n’è più bisogno. Con silenzio, dignità, eleganza, naturalezza, coerenza. Lascia tutto ai suoi eredi: “i miei lettori sono prevalentemente giovani”. Gli uomini, in fondo, passano, le idee no. Con questo spirito Valerio Monaco, Federico Zamboni, Alessio Mannino e altri, hanno portato avanti il Fini-pensiero con l’esperienza straordinaria de “La Voce Ribelle”. Con umiltà e serietà, sarà anche nostro dovere, raccontarlo alle prossime generazioni. Per ora, forse smetteremo di leggerlo, ma non ci negheremo il piacere di ascoltarlo. A fine maggio, Massimo Fini, è nostro ospite a Roma. Presenteremo il suo ultimo libro “Una Vita. Un libro per tutti. O per nessuno”.

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