Mattarella, e la sua ” schiena dritta” - di Lorenzo Moore

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Mattarella, e la sua ” schiena dritta” - di Lorenzo Moore

Sergio Mattarella: il suo pedigree nepotistico e, si fa per dire, “politico”, non puo’ sconvolgere più di tanto.
Quale nuovo inquilino del Quirinale non poteva certo essere eletto, da un parlamento delegittimato, composto per la gran parte da “nominati” dalla partitocrazia, scendiletto del Fmi, della Bce, dell’Ue e della grande finanza atlantica che tutto decide in Occidente, né un uomo probo, né, tantomeno, un rivoluzionario.
Premessa questa scontata constatazione, quel che più importa al cittadino italiano è che il nuovo presidente della Repubblica è stato scelto nella persona di Mattarella perché questi ha tutte le carte in regola per rendersi garante della conservazione del regime coloniale imposto all’Italia dal 1945 ad oggi.
In molti comunque assimilano Mattarella al suo predecessore democristiano Oscar Luigi Scalfaro, lo pseudo moralista per antonomasia, e, in realtà, tra i due la differenza appare esclusivamente caratteriale: più arrogante il primo, più temporeggiatore il nuovo. Tutti e due, comunque, democristiani doc e ovviamente filo-americani, finti-moralizzatori, amanti della pregiudiziale antifascista e di una perversa idea sincretica catto-comunista, e sempre in grado di restare a galla cambiando a tempo la loro rotta “politica” secondo il vento che spira.
L’elezione di Mattarella, inoltre, va naturalmente incontro ai desiderata – si parla infatti di un’indicazione dell’uomo al premier guitto Renzi da parte di Mario Draghi… - della Troika (Fmi-Bce-Ue) decisa a mantenere la nostra povera nazione in stato di sudditanza perpetua ai voleri di Bruxelles, della City e di Wall Street.
Figlio d’arte (il padre Bernardo fu costituente e pezzo da novanta della Dc), naturalmente – come tutti i “nepoti” del regime democratico – subito omaggiato da una cattedra universitaria, quindi, dopo l’assassinio del fratello governatore siciliano Piersanti (1980: fatto fuori dalla mafia ma omicidio subito ascritto dai giudici, dai politici e dai media di allora ad inesistenti cellule neofasciste), ministro con De Mita, Goria e Andreotti. Aderente – senza troppa passione: non si ricordano di lui certo dichiarazioni anti-atlantiche di sovranità energetica o nazionale - alla corrente di Aldo Moro, è stato un uomo di partito in grigio, sempre attento a non esporsi troppo. Uniche “firme” autografe, quelle apposte, quando nel governo Amato era ministro della Difesa, all’abolizione del servizio militare di leva (un ordine dettato da chi comanda la Nato per conformare meglio, “professionalmente” le forze armate coloniali da utilizzare nelle guerre “umanitarie” atlantiche) e quando nel governo D’Alema si schierò vergognosamente a favore dell’aggressione militare atlantica (Nato) alla Serbia. Quella apposta, con ripetute dichiarazioni ufficiali, dal 2000 in poi, a favore dell’accoglienza in Italia dell’immigrazione selvaggia. Poi quelle apposte alle fondazioni di “Margherita”, “Ulivo” e “Pd”, con il corollario dell’emanazione di quella legge elettorale, il cosiddetto “mattarellum”, che espropriava il diritto dei cittadini italiani ad essere rappresentati proporzionalmente e che ora – con la sentenza della Corte che ha abolito dichiarandolo illegittimo il cosiddetto “porcellum”, il sistema di voto che ha eletto l’attuale parlamento di nominati che a sua volta sabato 31 gennaio ha eletto appunto Mattarella – è di nuovo in vigore in attesa dell’approvazione della nuova riforma-porcata, detta “Italicum”.
A reti unificate, come tutti abbiamo visto e ascoltato, l’elezione di Mattarella al soglio quirinalizio, è stata definita dai camerieri di partito – sponsor un twitter di Matteo Renzi – quella di un “politico per bene” e con “la schiena dritta”. Unica voce dissonante quella di Matteo Salvini, il segretario della Lega, che ha più volte sottolineato come quella “schiena dritta” sia stata, appena qualche settimana fa, quella di giudice costituzionale che ha portato la Suprema Corte a vietare il referendum per l’abolizione della legge Fornero, una legge che ha portato miseria e disoccupazione a tutta l’Italia.
Com’è costume dei media omologati nazionali, i peana biografici sulla sua elezione hanno descritto, comunque, una sola parte della cronaca di questo notabile figlio di notabili, sorvolando e glissando sugli aspetti più critici della sua carriera e vita sociale. Su Sergio Mattarella è stato profuso il suo “amore per l’Italia”, il suo “rispetto per le vittime del nazifascismo”, il suo essere il fratello del Piersanti assassinato. Soltanto siti indiscreti hanno ricordato anche il “pezzo da Novanta, suo padre Bernardo boss diccì per cinque legislature, o la scelta morotea siciliana di eleggere sindaco di Palermo Ciancimino, o la vita e le opere dell’altro fratello Antonino (finito agli onori delle cronache alla fine degli anni Novanta nell’ambito di un’inchiesta, poi archiviata, della procura di Venezia per riciclaggio di denaro sporco e associazione mafiosa partecipata da Enrico Nicoletti, il cosiddetto «cassiere» della banda della Magliana. Nessun accenno, poi, alla sua stessa confessione di aver accettato, alla vigilia delle elezioni politiche del 1992, un contributo elettorale di tre milioni di lire - sotto forma di buoni benzina - dall’imprenditore agrigentino Filippo Salamone, noto in Sicilia per essere vicino a Cosa Nostra, né tantomeno all’esistenza di un figlio, Bernardo Giorgio, docente di Diritto amministrativo (all’università di Siena e alla Luiss di Roma), e attuale capo dell’ufficio legislativo al ministero della Pubblica amministrazione guidato da Marianna Madia, l’ex fidanzata di Giulio Napolitano, il figlio – miracolato con un rettorato universitario - dell’ex presidente Giorgio, uno dei grandi fautori di Sergio Mattarella, dichiarato «persona di assoluta lealtà, correttezza, coerenza democratica, alta sensibilità costituzionale».
Naturalmente, le colpe dei familiari non ricadono sui presidenti in pectore però è giusto conoscere a fondo la storia delle famiglie di provenienza quando si parla di capi di Stato.
Quel che è invece da rilevare è la statura “partitocratica” del nuovo presidente. Un nuovo scendiletto atlantico nella colonia-Italia.
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